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Brun (Shell Italia): «La transizione graduale richiede collaborazione»

di Jacopo Giliberto

(Afp)

2' di lettura

Secondo Marco Brun, amministratore delegato della Shell Italia, le sfide che il settore energetico mondiale ha davanti a sé sono sono «conciliare crescita e sviluppo con la riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. I due elementi sulla bilancia hanno pari peso». Nell’analisi presentata da Brun alla 18ma edizione dell’Italian Energy Summit del Sole 24 Ore si parte da un elemento: «Il mondo sta crescendo. Cresce la popolazione, crescono i consumi, cresce la domanda di energia. In vaste aree del pianeta (Brasile, India, Cina), cresce la classe media. Nella sola Asia la classe media — ricorda Brun — passerà dal miliardo e mezzo di persone di oggi ai tre miliardi e mezzo del 2030 e il suo incremento porterà con sé un carico di desideri, possibilità e bisogni che alimentano i consumi, in primis quelli energetici».

Purtroppo la crescita del Pil si è accompagnata con un incremento delle emissioni che, tra l’altro, dopo un periodo di 3 anni si stabilità nel 2017 sono tornate ad aumentare dell’1,4%.

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Quale la soluzione? «Collaborare», risponde Brun della Shell. «Collaborare almeno su 3 livelli. A livello geografico: ogni regione, ogni paese ha le sue caratteristiche economiche, sociali e politiche; per questo non c'è una soluzione che possa essere applicata tout court. Collaborare tra i soggetti coinvolti: decision makers, policy makers, aziende ed enti ma anche ognuno di noi è chiamato, con le proprie scelte e attraverso i propri comportamenti, a farsi parte attiva. E infine collaborare a livello settoriale: naturalmente il settore energetico gioca un ruolo primario nel lungo processo verso un mondo ad emissioni zero, ma la decarbonizzazione del settore energetico, che oggi dipende per oltre l'80% da fonti fossili, non sarebbe comunque sufficiente per raggiungere obiettivi tanto ambiziosi.

È l’economia nel suo complesso che va decarbonizzata. Il che vuol dire lavorare con lo stesso impegno, e in parallelo, su altri ambiti: la forestazione, gli altri settori emissivi come l’allevamento e l’edilizia, per esempio o la tecnologia per catturare e immagazzinare anidride carbonica».

La transizione nel caso di una compagnia energetica come la Shell si declina costruendo «un processo continuo di passaggio fra uno stadio di sviluppo tecnologico e quello successivo. Quanto ai tempi, è puramente utopico pensare che un processo simile possa accadere domani», aggiunge Brun.

«Gli idrocarburi avranno ruolo decisivo ancora a lungo. L’uso dei combustibili fossili scenderà dall'80% del totale dell’energia primaria attuale a meno del 25% entro il 2070. Quindi nei prossimi 50 anni, non domani».

Fondamentale è il ruolo delle tecnologie, come il gas to liquids (Gtl) che è un carburante che può essere utilizzato, senza modifiche al motore, nei veicoli a gasolio permettendo una riduzione sostanziale delle emissioni. Che fare allora? «La parola d’ordine è decarbonizzazione — conclude Marco Brun della Shell Italia — che a sua volta si traduce nell’obiettivo di arrivare a un mix energetico diversificato, composito ed equilibrato, dove le fonti energetiche saranno complementari».

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