lusso ai tempi del covid-19

Brunello Cucinelli, capi invenduti in beneficenza da Berlino a Tokyo

Il fondatore resta presidente operativo e direttore creativo, ma lascia il ruolo di ceo a Luca Lisandroni e al genero Riccardo Stefanelli: l’obiettivo resta il raddoppio dei ricavi al 2028

di Giulia Crivelli

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Il fondatore resta presidente operativo e direttore creativo, ma lascia il ruolo di ceo a Luca Lisandroni e al genero Riccardo Stefanelli: l’obiettivo resta il raddoppio dei ricavi al 2028


2' di lettura

A Milano è iniziata la settimana della moda digitale, ma nulla può sostituire ciò che la pandemia ha cancellato: le sfilate con folto pubblico, le presentazioni in showroom, gli eventi dove si scambiano (o magari rubano) idee, la serendipity tipica delle interazioni umane. Il coronavirus non ha solo impedito le fashion week di Parigi e di Milano, ha di fatto bruciato il lavoro di sei mesi – tanto serve per creare e produrre una collezione di moda – e le vendite di almeno tre mesi.

Il fondatore presidente e due nuovi ad

La semestrale dell’azienda umbra, tra le prime ad annunciare i risultati del periodo più difficile, anche per il resiliente settore dell’alta gamma, degli ultimi vent’anni, mostra gli effetti dell’emergenza sanitaria e dei lockdown in Asia, Europa e Americhe: i ricavi sono scesi del 29,5% a 205,5 milioni. Intatto il piano di crescita da qui al 2028, con l’obiettivo di raddoppiare i ricavi rispetto al 2019, con un ebitda del 17-18%. Per il 2020 si prevede un calo del 10% e per il 2021 un recupero di fatturato (+15%) e margini. Ma non è ai numeri che Brunello Cucinelli affida la fotografia del primo semestre 2020, bensì alla riflessione interna scaturita dalla pausa forzata e annuncia importanti novità. La prima è un cambio di governance: il fondatore resta presidente operativo e direttore creativo, ma lascia il ruolo di ceo a Luca Lisandroni, in azienda da 4 anni, e a Riccardo Stefanelli, marito di una delle figlie di Cucinelli, Camilla.

Pacchi dono da Berlino a Tokyo

La seconda novità conferma l’impostazione che l’imprenditore ha dato all’azienda, quotata dal 2012 ma fondata oltre 40 anni fa a Solomeo. Un atto concreto che vale più di mille proclami sulla sostenibilità sociale o, peggio, sulla possibilità (per molti rimasta lettera morta) che la pandemia ci avrebbe cambiati in meglio. Cucinelli ha spiegato agli analisti – alcuni dei quali sicuramente spiazzati – che «i capi invenduti del primo semestre saranno ri-etichettati e destinati a persone che hanno bisogno, tra le altre cose, di abbigliamento». Gli individui, le famiglie o le onlus più adatte saranno individuate con la collaborazione dei partner commerciali di tutti i Paesi in cui l’azienda è presente con negozi diretti o multimarca, da Berlino a Tokyo, e i capi saranno raccolti in pacchi da consegnare su un arco di tempo relativamente lungo, visti gli effetti a medio termine della pandemia.

«Il costo di produzione di questi capi è di 30 milioni, che verrà considerato un onere straordinario del semestre», ha aggiunto Cucinelli, e ogni piccolo pacco sarà accompagnato dalla sua firma. Il valore retail dei capi è di circa tre volte quello di produzione e si tratta quindi di un investimento molto importante, al quale daranno un contributo anche gli altri attori della filiera e in particolare della distribuzione. «Considerando che non toccheremo i dividendi e non avendo un grande debito – ha concluso Cucinelli – ci piacerebbe che gli analisti non considerassero questa iniziativa una passività. Nemmeno un attivo, si intende. Un’attività, questo sì, perché è un’azione concreta che fa sentire noi in azienda come custodi di valori di solidarietà e umanità e lo stesso potrebbe valere per gli investitori, a loro volta custodi del valore a medio e lungo termine di un’azienda».

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