aziende e visioni

Brunello Cucinelli celebra i 40 anni del suo «capitalismo umano» rinnovando il progetto Solomeo

di Giulia Crivelli


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Nella foto Solomeo in provincia di Perugia

3' di lettura

Sostenibilità. Tutti ne parlano, in tanti la teorizzano, in pochi la mettono davvero in pratica. Perché farlo è difficile: i proclami e dichiarazioni d’intenti, anche le più convincenti, devono essere sostenuti da ingenti investimenti di tempo e di denaro. Non solo: forse ancora più difficile è saper essere pazienti. La sostenibilità è per definizione un progetto condiviso e che richiede visione: non consente scorciatoie e finzioni.

Esemplare dunque il percorso di Brunello Cucinelli e della sua avventura umana e imprenditoriale, raccontata a parole e per immagini, e soprattutto coi fatti, ieri a Solomeo, a pochi chilometri da Perugia, dove l’imprenditore ha costruito un piccolo universo economico, sociale e culturale a sua immagine e somiglianza. Un progetto condiviso dalla sua famiglia, impegnata, con l’omonima Fondazione, a dare un futuro a un sogno realizzato.

Brunello Cucinelli inaugura il suo   “Borgo dello spirito”

Brunello Cucinelli inaugura il suo “Borgo dello spirito”

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A maggior ragione oggi che l’azienda è quotata alla Borsa di Milano e il marchio Brunello Cucinelli è diventato globale e famoso nel mondo. Rome wasn’t built in a day, piace dire agli americani: Roma non è stata costruita in un giorno. Ieri molti di loro (500 i giornalisti arrivati in Umbria da tutto il mondo) hanno capito che Solomeo wasn’t built in a day. O meglio: Cucinelli’s Solomeo wasn’t built in a day: la rinascita legata all’imprenditore è iniziata 40 anni fa. «C’è voluto tempo per realizzare il mio sogno, ma le idee le avevo chiare fin dall’inizio, nel 1978 – ha raccontato Cucinelli -. Per quanto strano sembrasse avevo già in mente di dare dignità al lavoro manuale».

Nel primo semestre del 2018 il fatturato dell’azienda è cresciuto di quasi il 12% a 270 milioni e l’utile netto è aumentato del 20%, superando i 23 milioni. Sono decine i milioni investiti prima e dopo la quotazione nella ristrutturazione di Solomeo, nella costruzione di un teatro e di una scuola per artigiani e, naturalmente, per migliorare gli ambienti di lavoro. Molti altri sono stati necessari per l’ultima parte del progetto, svelata ieri e che si aggiunge al Bosco della spiritualità, alla chiesa di San Bartolomeo, alla Cantina e al teatro, che Cucinelli definisce “i primi quattro monumenti del progetto”. Il quinto è un’esedra di travertino, alta circa cinque metri lunga circa 24 al di sopra dei quali è riportata la dicitura “Tributo alla dignità dell’uomo” e sotto ogni arco c’è il nome di uno dei cinque continenti del nostro pianeta: America, Europa, Africa, Asia e Oceania. «Solo ora sono veramente felice perché a Solomeo abbiamo ricostruito un tessuto abitativo che unisca centro e periferia, attività economiche e ambiente, efficienza e bellezza, velocità e lentezza – ha detto ancora Cucinelli -. Certo, possiamo parlare per brevità di sostenibilità sociale e ambientale, ma io preferisco pensare e dire che Solomeo è oggi un borgo dello spirito, circondato da una periferia amabile». Il riferimento è ai capannoni industriali dismessi acquistati nel 2014 insieme ai terreni sui quali sorgevano, trasformati in luoghi verdi aperti a tutti con campi di girasole e vigneti e allo stesso tempo testimonianza dello sviluppo economico del passato.

Rispetto delle persone, attenzione all’ambiente, cura del patrimonio culturale e artistico: Brunello Cucinelli ha costruito in 40 anni la sua strada e oggi che tutti sembrano avviati sullo stesso percorso sembra già più avanti. «Siamo un marchio globale, oltre l’80% del nostro fatturato viene dall’estero, con un felice equilibrio tra mercati. Eppure tutto viene da un piccolo borgo in una piccola regione di un piccolo Paese, se confrontato con altre nazioni, come l’Italia: sono convinto – ha concluso Cucinelli – che il successo dei nostri prodotti sia legato proprio al nostro radicamento nella cultura di piccolo paese. In quello che facciamo mettiamo il gusto italiano, il know how artigianale e soprattutto le emozioni. Nulla di tutto questo è misurabile o può entrare in un bilancio, ma senza tutto questo non saremmo mai arrivati a diventare un simbolo dell’eccellenza italiana».

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