oltre il cashmere

Brunello Cucinelli: «È il tempo dell’armonia, oltre che della sostenibilità. Al centro c’è sempre la persona»

L’attenzione e il rispetto della natura sono nel Dna dell’azienda dalla sua nascita. Come lo è il rispetto per la dignità del lavoro, dimostrata dall’apertura di una nuova scuola di formazione interna

di Giulia Crivelli

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L’attenzione e il rispetto della natura sono nel Dna dell’azienda dalla sua nascita. Come lo è il rispetto per la dignità del lavoro, dimostrata dall’apertura di una nuova scuola di formazione interna


5' di lettura

Brunello Cucinelli è talmente ammirato per quello che ha costruito in 40 anni e per come sa raccontarlo, all’interno della sua visione della vita, che potrebbe passare il suo tempo parlando a convegni di ogni tipo in giro per l’Italia e per il mondo, partecipando a eventi e talkshow (anche in tv, naturalmente, dove però non va spesso) e summit dei generi più diversi. È questione di sostanza: Cucinelli ha una bella e coerente e convincente storia personale e professionale da raccontare. Ma è anche questione di forma, perché a ben guardare sostanza e forma sono sempre legate. E la forma è che Cucinelli è bravo con le parole e trasmette, oltre che l’immagine di un uomo arguto e di un imprenditore illuminato, quella di una persona empatica. Nonostante questa alternativa da conferenziere, preferisce – forse non dovrebbe stupire – continuare a essere presente in azienda e a viaggiare per il mondo non solo come ambasciatore del marchio che ha fondato, ma anche di un certo modo di fare impresa e di una visione della vita e dei rapporti tra persone (nelle foto in alto, tre look presentati durante la fashion week di Milano per la primavera-estate 2020).

Primo: ascoltare
Alcuni inviti ovviamente li accetta. Specie se sa di avere interlocutori o “colleghi di convegno” interessanti. Benché però sia uno degli imprenditori più ammirati e che tutti vorrebbero incontrare, lui continua a preferire l’ascolto al racconto di sé. Oggi come 40 anni fa, quando gli venne l’idea di creare un nuovo marchio di cashmere senza avere una famiglia di imprenditori alle spalle, Brunello Cucinelli è una spugna. Ascolta e osserva tutto intensamente. O forse dovremmo dire che fa tutto intensamente, per sua stessa ammissione. Anche, per intenderci, giocare a calcio con gli amici o sfidarli a carte in uno dei piccoli locali del centro storico di Solomeo.

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Secondo: imparare e non avere paura del confronto
Cucinelli ha raccontato nella sua biografia, uscita l’anno scorso per Feltrinelli, di non essere stato uno studente brillante. O meglio: di non essere stato diligente. Ma potremmo dire che i libri e gli studiosi di tante discipline (non solo del nostro tempo) li ha apprezzati e frequentati in seguito. E oggi legge di tutto, dai testi di Tucidide al New Yorker (e conserva e segnala agli amici le vignette che lo divertono di più), dai saggi sulla società contemporanea ai libri di poesia. Non disdegna il confronto con chi la pensa diversamente e ha posizioni distanti dalle sue. Vale per la concezione del lusso come per la politica. «Rispetto a 40 anni fa ho più strumenti per cercare di capire quello che succede, per farmi un’idea o un’opinione e, se lo ritengo possibile e necessario, per intraprendere azioni concrete. Ma lo spirito è lo stesso. Come diceva Rousseau, siamo per definizione uno diverso dall’altro. Tante piccole isole tra le quali però, volendo, si possono sempre stabilire dei contatti, dei collegamenti – racconta –. Oggi tutti parlano, giustamente, di sostenibilità sociale e ambientale. Nella mia azienda abbiamo queste priorità da sempre, oggi preferisco parlare di armonia. Penso che siamo tutti stufi di vedere ovunque scintille da cui nascono conflitti verbali e che sfociano nell’allontanamento delle persone una dall’altra».

Il gran rifiuto alla politica
Una settimana fa Cucinelli ha declinato l’invito a candidarsi come governatore per guidare politicamente la sua regione, ma l’amore per l’Umbria Brunello Cucinelli lo ha dimostrato costruendo, in 40 anni, un’impresa che da start up, diremmo oggi, è diventata un marchio globale del lusso e una società quotata sempre più vicina al club delle “one billion companies”: il primo semestre si è chiuso a 291,4 milioni e mantenendo gli stessi tassi di crescita (è lo stesso Cucinelli a parlare di doppia cifra) l’anno si chiuderà oltre i 600 milioni.

La sostenibilità ambientale è nei fatti
Numeri importanti, ma che raccontano solo una parte della passione di Cucinelli per la sua regione: più importanti ancora sono i progetti di conservazione del borgo di Solomeo, il sostegno al restauro di chiese e monumenti, in particolare dopo il terremoto, la costruzione di un teatro e la sostituzione di capannoni industriali dismessi con un parco naturale punteggiato da vigneti e frutteti. «Per me il rispetto delle persone e della dignità del lavoro e ad avere, in primis, un lavoro, va di pari passo con il rispetto per il creato, il termine che più amo, forse perché qui in Umbria abbiamo tutti interiorizzato le parole di San Francesco – racconta Cucinelli –. Sono un imprenditore però e uso gli strumenti che ho per mostrare in modo concreto questo rispetto, per la natura e per le persone».

Ampliamento della formazione interna
Il riferimento è anche alle scuole di formazione interna, nate per assicurare un futuro al know how artigianale necessario a creare prodotti di lusso come quelli di Cucinelli. «Ora abbiamo deciso di varare anche corsi per diventare “ambasciatori del brand”, pensati per chi lavora nei negozi a contatto diretto con le persone. Le parole sono importanti: non mi convince la definizione commesso, credo che queste ragazze e ragazzi possano trasmettere il valore aggiunto dei nostri capi, che tra l’altro giustifica anche il loro costo finale. Molte cose le sanno o le sentono, altre possono essere loro insegnate ed è quello che vorremmo fare. A Solomeo, naturalmente, anche se molti di loro lavorano o lavoreranno in Paesi lontani, diventando, appunto, ambasciatori di Cucinelli, dell’Umbria e dell’Italia».

La fiducia nelle nuove generazioni
Brunello Cucinelli è affascinato da Greta Thunberg e da quello che ha saputo ispirare. Lo è come lo sono molte altre persone e come dimostrano i milioni di manifestanti scesi in piazza in tutto il mondo venerdì 20 settembre. Ma aggiunge: «Credo siano tanti gli adolescenti con la passione, forse l’ingenuità, ma anche la determinazione di Greta. Non cadiamo nella trappola di giudicarli dall’alto della nostra età, considerandoli solo dei sognatori. Penso possano davvero cambiare il mondo, nel senso di portare a un mutamento autentico dell’organizzazione delle nostre società. Non solo per quanto riguarda l’inquinamento e lo sfruttamento del pianeta». Cucinelli non nasconde il dispiacere, a volte l’amarezza, nel vedere i politici italiani accapigliarsi in battaglie che sembrano più personali che per il bene del Paese, al quale invece dovrebbero sempre pensare. Ma allo stesso tempo dice che è contento di «vivere questo momento, così interessante anche per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico».

La fascinazione per i «ragazzi del web»
Cucinelli è stato invitato spesso nella Silicon Valley, per parlare della sua idea di impresa “umanistica”. Ha raccolto gli inviti e definisce Mark Zuckerberg e gli altri protagonisti della Silicon Valley «potenziali umanisti del web». Ha pure ricambiato l’invito, che è stato accolto. I californiani super connessi hanno passato in primavera qualche giorno a Solomeo senza toccare o quasi gli smartphone, conversando come si faceva una volta. Oziando, nel senso che davano al termine i latini. «Spero davvero che capiscano la potenza degli strumenti che hanno inventato e che sappiano insegnarci a gestirli al meglio. Se la tecnologia non si umanizza, corriamo il rischio di disumanizzarci noi. E sono sicuro che Zuckerberg e tutti i suoi amici e colleghi non vogliono questo né per sé, né per noi utenti del web, né per le loro famiglie e soprattutto non lo vogliono per i loro figli. Non è un caso se Bill Gates, forse perché ha qualche anno in più, vieti l’abuso di smartphone e computer in casa».

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