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Brunello Cucinelli: «Gli Stati Uniti non hanno paura dei cambiamenti, per noi sono il primo mercato»

Nel primo trimestre l’area ha assorbito il 34% del fatturato, crescendo del 38% a 67 milioni su un totale complessivo di quasi 200 milioni

di Giulia Crivelli

5' di lettura

C’è un’espressione che più di altre dà l’idea del carattere americano. To (re)start from scratch: non vuol dire (re)iniziare da zero, da un foglio bianco, bensì da una cancellatura, anche dolorosa (scratch). A Brunello Cucinelli, che negli Stati Uniti è andato in veste di imprenditore per la prima volta nel 1985, è questo che colpisce: la capacità di prendere atto di una situazione negativa, di una crisi irreversibile e di guardare oltre. Non significa non imparare dagli errori, ma evitare che diventino zavorra, paura che paralizza (nella foto in alto, il fondatore, presidente e direttore creativo dell’azienda; sullo sfondo, il paesaggio di Solomeo).

Il Covid ha colpito duramente gli Stati Uniti, lo stesso sta facendo l’inflazione. Come spiega – per una volta è proprio il caso di dirlo – la resilienza americana?

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In una parola: la velocità con la quale abbracciano i cambiamenti positivi, forse ancora prima di aver valutato attentamente ogni loro conseguenza. E la velocità con la quale si allontanano dalle trappole in cui sono caduti. Vale per gli individui, le aziende e quindi l’intera società. Mi ha sempre colpito che le persone possano fallire, nel senso di bancarotta personale. Da noi indebitarsi eccessivamente, entrare nelle centrali rischi delle banche, perdere la casa o l’azienda è uno stigma sociale, oltre ché economico. Negli Stati Uniti, se non c’è dolo, se non si tratta di bancarotta fraudolenta, a tutti viene data una concreta, autentica, seconda possibilità.

Venendo al mondo dell’alta gamma, si può dire che l’e-commerce sia nato in America, adesso però c’è un grande ritorno del retail fisico. Finita la sbornia tecnologica?

In parte è una reazione fisiologica ed è successo in tutto il mondo, Europa e Italia compresa: quando i negozi, dopo i ripetuti lockdown, hanno riaperto, il traffico e le vendite sono aumentati in modo fin inaspettato. Ma nel caso dell’America e di città dove il nostro marchio è molto conosciuto e presente, da New York a Miami, da Los Angeles a Dallas, c’è qualcosa di più: un desiderio quasi “esagerato”, in pieno stile americano, di recuperare il tempo perduto e di ritrovare il piacere degli eventi in presenza, delle occasioni di incontro e, certo, di sfoggiare nuovi abiti e accessori.

Nel primo trimestre le Americhe (Stati Uniti e in piccola parte Canada) sono diventate il primo mercato dell’azienda, con ricavi in crescita del 38% a 67 milioni, pari al 34% del totale di 197 milioni. È un trend sostenibile?

Credo di sì: per l’intero 2022 stimiamo un aumento dei ricavi complessivo del 12%, ma per le Americhe i tassi potrebbero restare quelli del periodo gennaio-marzo. Non lo chiamerei un trimestre straordinario, ma il ritorno all’ordinario di un Paese abituato a fare cose straordinarie, in tutti i campi, apprezzamento del made in Italy di qualità compreso.

Brunello Cucinelli è un marchio dal posizionamento molto alto, per via della qualità dei materiali, dell’artigianalità e dell’unicità dello stile. Ma gli americani non sono gli inventori del casualwear?

Hanno inventato anche, molti anni fa, il casual Friday, l’abitudine di andare in ufficio di venerdì già vestiti da weekend, senza cravatta ad esempio, o con le sneaker al posto delle scarpe stringate. Il casual di oggi però non è più quello di 20, 30, 40 anni fa. Desideriamo tutti, in America e non solo, vestire comodo senza concedere alcunché allo stile, alla raffinatezza, all’eleganza. Noi italiani sappiamo unire questi mondi come nessun altro al mondo e gli americani lo hanno capito. Ecco, un’altra caratteristica che apprezzo moltissimo degli americani è la capacità di osservare le innovazioni degli altri, dall’abbigliamento al cibo, dalle auto alla tecnologia, e imparare, prendere spunto e quasi sempre migliorarle. Non hanno paura delle novità che nascono attorno a loro, nel loro Paese, né di quelle che fioriscono altrove.

Il turismo pasquale ed estivo sarà influenzato dalla situazione geopolitica. Per l’alta gamma è un problema?

Negli ultimi 2-3 anni abbiamo imparato a considerare ogni mercato come domestico, mentre nel periodo precedente si calcolavano i consumi per nazionalità, fatti in giro per il mondo, oggi siamo tornati a considerarli Paese per Paese. Gli americani compreranno di più nelle loro grandi città e resort, lo stesso faranno i cinesi e almeno in parte, ma qui il ragionamento è più complesso, i russi. Noi siamo pronti, con i negozi fisici, i servizi pre e post vendita, l’e-commerce dove serve: l’ho imparato proprio dagli americani. I cambiamenti si affrontano, non si temono.

Lo scritto di Cucinelli per auspicare la fine della guerra

Alla vigilia della primavera, il 17 marzo scorso, l’imprenditore ha scritto una “lettera alla sua anima” dalla sua terra, l’Umbria, che è anche la terra di San Francesco. Ecco il testo.

«Oggi, come un anno fa, al ritorno delle rondini, il mio sguardo, in questa mia amata Solomeo, si alza verso i loro volteggi e il loro garrire; adesso il cuore è ancora addolorato come in quel tempo, gravoso, della pandemia, che allora metteva paura, e oggi mi pare in declino. Ma oggi, ancora una volta, gli uomini si sono levati contro gli uomini, e mi sembra impossibile che questo avvenga oltraggiando la nostra umanità. Penso che qualcosa nel mondo stia cercando di sopraffare i valori della fratellanza e della solidarietà, però sono convinto che questo tempo del dolore non avrà durata lunga, perché tutti sapremo come tornare verso la luce, guidati dagli uomini savi che governano il mondo.
A loro mi rivolgo, come semplice uomo e come fratello, con lo spirito di Francesco d'Assisi, mio padre ispiratore, genio dei rapporti umani e del dialogo; verso di loro elevo il voto del mio animo, come la voce di tanti altri nel mondo, affinché la discordia ceda il posto alla concordia.
Io so che le generazioni future ci giudicheranno sulla misura di quanto sappiamo costruire, e non ameranno le nostre distruzioni, perché dietro ad ogni edificio, ad ogni strada, ad ogni albero, ad ogni officina vi è la forza, la passione, il lavoro di tanti anni e di tante volontà che non possono sparire con la materia, ma continuano a vivere.
Saranno i bambini a svegliarci, con la loro innocenza, la loro semplicità, la loro gioia, con la forza che cresce nei piccoli cuori per arrivare un domani ad essere loro a governare il mondo, perché il mondo è cambiato, e credo che le guerre abbiano perso ogni significato se mai ne abbiano avuto uno.
Solo così la ricchezza, quella ricchezza che dal Creato possiamo ricevere in dono senza suo danno né danno di alcuno, può diventare patrimonio di tutti. È questa la voce che vorrei giungesse verso coloro che oggi governano il Creato, perché guardino al futuro senza mai dimenticare l'eternità dei valori umani, che sono il lavoro, la famiglia, la spiritualità di qualsiasi religione, anche quella di chi non crede.
Siamo custodi di un'eredità che ha saputo tante volte rinascere dalle proprie ceneri, ma dobbiamo fare tesoro di questa esperienza, per diventare custodi previdenti e premurosi in grado di salvare il mondo prima che diventi nuovamente cenere.
Le nostre diverse abitudini di popoli lontani, il nostro comune retaggio umano, son tutte cose che attirano e non separano, perché proprio con la diversità creano vita nuova senza che le singole identità vengano meno. La guerra, spesso, è figlia della paura, e ha paura, a volte, anche chi governa. Oggi il mondo è più vicino che mai, e fino ad oggi non si è mai verificata una circostanza che ci offra la possibilità di amarci nelle nostre alterne costumanze.
Se oltre ai popoli anche i savi governanti della terra si convinceranno che le stirpi diverse possono vivere una accanto all'altra perché non vi è una terra di qualcuno, ma la terra è madre di tutti, sono certo che quel futuro radioso nel quale credo è ormai così vicino che basta tendere la mano per farlo diventare realtà viva e duratura.
Non so quale lingua parli Dio, ma a tutti i cuori dice la stessa parola: amatevi
».

Brunello Cucinelli

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