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Brunello Cucinelli scrive ai giovani: «Non abbiate paura di sbagliare e di amare»

Nella missiva inviata «alle future sentinelle dell’Umanità» l’imprenditore umbro invita le giovani generazioni alla fiducia nel domani, all’ottimismo, ma anche all’impegno

di Redazione Moda

Brunello Cucinelli

4' di lettura

Giovani come «future sentinelle dell’umanità»: è con questo titolo che si apre la lettera che Brunello Cucinelli ha scritto e diffuso nei giorni di questo passaggio d’anno, esortando le nuove generazioni alla fiducia nel domani, all’ottimismo, ma anche all’impegno. Parole che riprendono il discorso che nell’ottobre scorso aveva rivolto aglio studenti dell’università La Sapienza di Roma in occasione del conferimento del dottorato honoris causa in Management Banking.

La Sapienza, dottorato honoris causa per Brunello Cucinelli

«Vi amo profondamente, e tutti vi vedo con occhi di padre e di uomo che pensa sempre con l'animo volto verso l'avvenire - scrive Cucinelli -. Siete per me come il sale della terra, adulti e sentinelle del domani, meritevoli, come ogni altro essere umano, di vivere perseguendo la felicità. I vostri occhi sono luminosi e pieni di una grande energia: vi riconosco sempre qualcosa che va dalla gioia, alla speranza, e in parte, a volte, anche alla delusione. Il fluido che promana dai vostri occhi è così vitale che, anche quando mi trovo in circostanze di lavoro, d'istinto, sul momento, lascio la forma solita per l'insolita, e vi parlo con la semplicità che unisce fratello a fratello».

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«Non ero molto diverso da voi, alla vostra età. Oggi sono un uomo che ha seguito il suo sogno speciale, una persona che infine ha dato corpo al desiderio antico, nato dagli occhi lucidi di mio padre offeso sul lavoro, il sogno di vivere umanisticamente verso di sé e verso gli altri - prosegue l’imprenditore umbro -. Questo, penso spesso, rende nobile la mia intenzione. Perciò a volte, quando siamo insieme in qualche occasione pubblica, con gli occhi fissi nei vostri, senza lasciarli mai per tutto il tempo, mi piace parlarvi della mia vita, di come oggi vedo la mia povertà infantile quale dono e non quale condanna, di come in quella povertà non mancasse nulla, né cibo né, soprattutto, felicità, e questa felicità, che era vera ricchezza, ogni giorno la ritrovavo nella bellezza della natura: le albe bianche come i gigli, i cieli sfolgoranti di azzurro e di rosso, il primo sole che asciugava pian piano la rugiada d'argento, la musica mormorante della pioggia nel bosco, il nobile corteo delle stagioni».

«Spesso vi racconto di come la ricchezza non sia, come può sembrare, un peso leggero da sopportare, e solo se la si sa trasformare in dono è accettabile per l'uomo giusto. Potreste incontrare nella vita il dolore, purtroppo, come un nemico insidioso che aspetta ciascuno nascosto nel domani. Ma al tempo stesso il dolore, come insegnano tanti sapienti antichi, è un dono, e come disse in particolare Oscar Wilde, che lo ebbe come compagno per oltre due anni nel carcere di Reading, «è il più sensibile di tutte le cose create».Vi parlo, commosso dalla vostra gioventù, dell'utilità di uno sguardo giusto sul mondo. Se non saprete guardare lontano non troverete molte ragioni per una vita vera. Ma lo sguardo è il viatico di ogni vita durevolmente felice, ed è tra i doni più preziosi che abbiamo ricevuto dall'umanità. Lo sapeva Leon Battista Alberti, che aveva fatto dell'occhio alato il suo blasone d'artista. Lo sguardo è fatto per andare lontano, il più lontano possibile, fisso sull'orizzonte, come quello di Alessandro Magno ancora bambino, quando trascorreva lunghe ore sulla riva del mare con gli occhi rivolti all'infinito, e con il cuore lanciato oltre la tremula linea azzurra che separa il cielo dall'acqua, immaginava quelle terre che presto avrebbe conquistato per unire le più grandi culture del mondo allora conosciuto», prosegue la lettera.

«Amate l'arte, amate la bellezza, perché in esse è la verità che unisce l'anima al mondo reale - suggerisce -. Fuggite l'ira, che ingombra le vie dell'anima e impedisce al cielo di soffiare i suoi incanti su di essa. Fino ad oggi, anche per nostra colpa di genitori che vi abbiamo trasmesso l'idea del lavoro quasi come punizione per non aver studiato, avete avuto una vita a volte leggermente offuscata nella speranza. Questo è il momento di incamminarsi verso una visione nuova: non è facile possedere la propria anima, ma voi siate fra quelli che lo sanno fare. Allora, quando vi commuoverete per i petali fiammanti di un papavero o per l'odore di un frutto maturo attorno al quale ronzano le api, quando il vento, che soffia a suo capriccio, vi sembrerà come un Mercurio annunciatore di terre lontane, e il suo passaggio sarà la musica più dolce, allora sarete nello stato beato della speranza e del mondo luccicante che vi attende».

«Leggete i libri - indica ancora Cucinelli, che sta dando vita alla sua Biblioteca nel borgo di Solomeo, sede dell’azienda - . Come pensava l'Imperatore Adriano fondare biblioteche è come costruire granai pubblici. Non serve sempre studiare tutto; se il libro è un libro vero, di quelli dove chi ha vissuto con spirito umano racconta la sua verità con parole semplici, o di quelli che contengono la saggezza di popoli antichi, apritelo a caso, ogni singola mattina della vostra bella gioventù e poi per tutta la vostra bella vita, e leggete al massimo dodici righe di quelle che vi capiteranno sotto agli occhi. È un delizioso e proficuo modo di iniziare la giornata, e non dimenticate che accanto all'intelligenza dello studio vi è sempre l'intelligenza dell'anima».

«Non abbiate mai troppa paura dei vostri errori, che sono errori di tutti, perché è dalle cadute che si riparte per la grandezza; non vi vergognate di piangere, perché, come disse una volta il grande pilota automobilistico Ayrton Senna, le lacrime sono la benzina dell'anima. Ricordate che un solo gesto nobile riscatta più di uno sbaglio. Non sentitevi mai migliori di altri, perché in tutti noi vi è sempre posto per le grandi idee. Siate ben disposti verso il prossimo, negli affetti famigliari, nello studio, nel lavoro, nella vostra vita sentimentale, perché se rimarrete troppo concentrati su voi stessi la strada giusta rimarrà incerta. La felicità non sta tanto nel possedere la cosa amata, ma nell'amare quanto è degno di amore. Che il Creato ci protegga!», conclude la lettera.

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