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Brunello Fattoria dei Barbi secondo al mondo per Wine Spectator. Altri due toscani in top ten

Al via Benvenuto Brunello. In attesa del vincitore, il Tignanello 2019 di Antinori è in quinta posizione e ilSaffredi 2019 di Fattoria le Pupille è in ottava

di Emiliano Sgambato

Aggiornato l’11 novembre 2022 alle 19.40

Il

3' di lettura

Il gradino più alto del podio è andato all'Oakville Double Diamond 2019 di Schrader Cellars, in Napa Valley, California, ma dalla Top 100 di Wine Spectator sono arrivate grandi soddisfazioni per il vino italiano, quello Toscano in particolare.
Il Brunello di Montalcino Riserva 2016 di Fattoria dei Barbi si è piazzato infatti al secondo posto, bissando la conquista del podio di due anni fa, nella speciale classifica sui migliori vini del pianeta redatta come ogni anno dalla rivista americana di settore da molti considerata la più influente al mondo.

E ci sono altri due vini toscani nei primi 10: il Tignanello 2019 di Antinori in quinta posizione e il Saffredi 2019 di Fattoria le Pupille in ottava. Solo quattro volte l’Italia è arrivata sul gradino più alto del podio e la Toscana è sempre stata protagonista: con il Sassicaia nel 2018, con il Brunello di Montalcino Tenuta Nuova di Casanova di Neri nel 2006, con l'Ornellaia 1998 nel 2001 e con il Solaia 1997 di Antinori nel 2000.

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«Il secondo posto del 2022 su Wine Spectator è un onore per la Fattoria dei Barbi, e un riconoscimento della grandezza di tutti i viticoltori Montalcino», ha commentato Stefano Cinelli Colombini, alla guida dell'azienda di famiglia.
Fattoria dei Barbi, fondata a Montalcino nel 1790, è una delle realtà che ha visto nascere il mito del Brunello e contribuito allo sviluppo di uno dei territori vitivinicoli più conosciuti al mondo. Oggi l’azienda si estende su 325 ettari di cui 86 vitati, distribuiti tra Montalcino e la tenuta Aquilaia dei Barbi a Scansano (Grosseto).

La storia dell’etichetta del Brunello di Montalcino Riserva (una selezione prodotta solo nelle vendemmie che lo rendono possibile) risale al 1970, quando Annamaria Lepore, la più giovane dei tre eredi del Caffè Ferrara - il più antico negozio italiano in America al 195 Grand Street a Little Italy - inizia ad importare vini italiani di qualità. Interessata al Brunello Riserva della Fattoria dei Barbi, insiste per cambiare il colore di sfondo dell'etichetta con un rosso acceso, che secondo lei avrebbe aiutato le vendite e sarebbe piaciuto anche ai cinesi. Da allora la veste grafica del vino è rimasta la stessa anche per tutti gli altri mercati.

«Siamo doppiamente contenti di questo riconoscimento – afferma il il presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci – perché va a una delle aziende fondatrici del Consorzio, Fattoria dei Barbi, che ha fatto la storia del Brunello di Montalcino. Non finiremo mai di ringraziare la famiglia Cinelli Colombini, a partire da Stefano, da sempre impegnato nel tenere viva la memoria e la tradizione di una denominazione che negli anni è diventata un simbolo dell’enologia mondiale. Benvenuto Brunello inizia perciò nel migliore dei modi nella consapevolezza che questo ennesimo riconoscimento sia uno stimolo anche per le nuove generazioni del Brunello».

La manifestazione dura 9 nove giorni, con 137 cantine pronte a tenere a battesimo il Brunello 2018, la Riserva 2017 e il Rosso di Montalcino 2021. Secondo una rilevazione di Wine Intelligence svelata per l’occasione, il Brunello è il vino più conosciuto dagli italiani (66%) insieme al Chianti e al Prosecco (63%).
E la popolarità non è solo nazionale: l’export copre il 70% della produzione e la crescita tendenziale a settembre ha fatto segnare in valore un +21,5%. Quotazioni record anche per lo sfuso, arrivato a circa 1.300 euro a ettolitro.

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