IL NUOVO ESECUTIVO

Brunetta e lo smart working: un nostro errore

Il Sole 24 Ore ha ripreso una notizia diffusa da altri organi di stampa in cui il neoministro del governo Draghi si esprimeva contro il lavoro a distanza per i dipendenti pubblici. Ma era un’intervista del giugno del 2020. Le nostre scuse al ministro e ai lettori

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Renato Brunetta

Il Sole 24 Ore ha ripreso una notizia diffusa da altri organi di stampa in cui il neoministro del governo Draghi si esprimeva contro il lavoro a distanza per i dipendenti pubblici. Ma era un’intervista del giugno del 2020. Le nostre scuse al ministro e ai lettori


1' di lettura

Le parole erano sicuramente destinate a fare notizia: il neo ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta annunciava la fine dello smartworking per tutti i dipendenti pubblici e il rientro in ufficio. Ma erano frasi prese da un’intervista che l’esponente di Forza Italia aveva rilasciato a Tgcom24 nel giugno del 2020, quando era “semplice” deputato ma soprattuto si era in una periodo in cui la pandemia sembrava ormai nella fase conclusiva. Il Sole 24 Ore ha ripreso i contenuti di quel colloquio rilanciati da altri organi di stampa senza verificare il contesto in cui erano state rilasciate. Ce ne scusiamo con il ministro e con i lettori.

Ma cosa diceva Brunetta in quell’intervista? L’esponente azzurro invitava a «riaprire tutto: i Comuni devono funzionare, i tribunali devono funzionare, come funzionano gli ospedali. Non vedo perché se un ospedale funziona, non possa funzionare una scuola, un Comune, un ufficio di urbanistica, un tribunale. Smettiamola per favore, basta: si torni tutti a lavorare». Il ministro affermava anche: «Se funzionano la Polizia, i Vigili del fuoco, i carabinieri, nel senso che vanno a lavorare e non ci sono i carabinieri in smartworking, loro sono nelle loro automobili, fanno la pattuglie, quindi smettiamola per favore, si torni tutti a lavorare». Parole che, rilanciate ora, hanno subito sollevato reazioni. Tanto da indurre Brunetta a precisare tempestivamente che le frasi si riferiscono a un «periodo nel quale sembrava che la pandemia fosse in via di superamento, con il ritorno auspicato alla normalità».

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