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Brunetta vede il Pil verso il 4%, dai ministri spinta a far marciare il Pnrr

Ripensare il Piano significherebbe far afflosciare il “soufflé” della crescita economica e dell’inedita credibilità italiana sul terreno internazionale

di Gianni Trovati

(ANSA)

2' di lettura

«Nel terzo trimestre il Pil italiano può crescere dello 0,5%, e il dato annuale può avvicinarsi al +4%». Renato Brunetta conferma il proprio ruolo di “anticipatore ottimista” sulle dinamiche economiche del Paese, andando oltre le previsioni ufficiali. Fin qui con successo.

La traccia dello spirito repubblicano

Nel suo appassionato intervento al Forum Ambrosetti di Cernobbio il ministro per la Pa attribuisce allo «spirito repubblicano» evocato anche dal premier Draghi al meeting di Rimini la spinta che ha fin qui permesso al Paese di crescere a ritmi inediti nonostante una guerra in Europa, un’inflazione a livelli sconosciuti da quarant’anni e una pandemia che non si riesce ad archiviare. E questo spirito repubblicano, nella lettura di Brunetta come in quella della ministra per il Sud Mara Carfagna, ha come prima implicazione pratica il proseguimento nell’attuazione del Pnrr anche da parte del prossimo governo.

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«Aperto il forno troppo presto»

La sfida vera si gioca qui, hanno sostenuto in coro tutti gli esponenti di governo venuti a Cernobbio incontrando sul punto l’accordo pieno della platea. Per Il ministro dell’Economia Daniele Franco l’idea di ripensare il Piano significa «bloccarne l’attuazione», per la titolare del Sud implica «la revoca degli investimenti che stanno provando a dare al Sud la libertà di crescere con il lavoro sollevando anche il Nord dall’onere del sostegno al resto del Paese». E per Brunetta, che riprende una metafora lanciata lo scorso anno sempre qui a Cernobbio, significa far afflosciare il “soufflé” della crescita economica e dell’inedita credibilità italiana sul piano internazionale, rovinata da una crisi di governo che «ha aperto il forno troppo presto».

Lo stacco dai ministri uscenti ai leader

Irrimediabilmente? Il rischio c’è. E lo dimostra il simbolico passaggio di testimone avvenuto a Villa d’Este, che dopo le varie tavole rotonde con i ministri uscenti ha aperto il dibattito con i leader candidati alle elezioni del 25 settembre. Con un cambio di tono netto che alimenta più incognite che certezze.


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