L'intervista

Brusaferro: il covid diventerà endemico, ma con i vaccini gestiremo il virus

Per il portavoce del Comitato tecnico scientifico il coronavirus circolerà in modo controllato senza più picchi. In caso di varianti il vaccino verrà riadattato

di Marzio Bartoloni

Coronavirus, Rt nazionale stabile a 1.56: Marche a 2.29, Molise a 0.31

3' di lettura

«Gli sforzi messi in campo a livello globale e nel nostro Paese dalla ricerca, dalla sanità, dall'industria e da tutti i settori della società sono tali per cui ora possiamo pensare che indipendentemente dalla durata di questa pandemia potremo gestirla e dunque conviverci per i prossimi mesi e se necessario per i prossimi anni. Senza mai dimenticarci che come singoli siamo parte di una comunità e che i nostri comportamenti fanno la differenza. È quella che qualcuno comincia a chiamare nuova normalità: la consapevolezza che le nostre azioni possono influire e che nessuno da solo può proteggersi». Silvio Brusaferro presidente dell’Iss e portavoce del Cts, da 20 mesi nella trincea del Covid, guarda alla nuova fase con cauto ottimismo.

Abbiamo superato il picco di questa mini ondata estiva?
Difficile dirlo. L'indice di trasmissione R-t è in calo anche nella proiezione più avanzata, ma resta sempre sopra a 1 il che vuol dire che rallenta la velocità della crescita che continua anche se più lenta. Per superare il picco l'Rt deve scendere sotto a 1 e poi devono decrescere gli infetti e le degenze.

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Cosa pensa dell'uso più ampio del Green pass?
Il Green pass è uno strumento utile per contrastare la circolazione del virus e favorire l'obiettivo più ampio di avere immunizzata la gran parte della popolazione. Grazie al vaccino possiamo pensare a un futuro dove convivere con questo virus.

A scuola sarà un anno diverso?
La volontà di tutti è che l'anno scolastico riprenda con gli studenti in presenza. È chiaro che la scuola più sicura è quella dove tutti quelli che la frequentano e per i quali sono disponibili i vaccini siano vaccinati.

Scettici e no vax sostengono che il vaccino non protegge.
Come confermano anche i nostri dati la protezione dalla possibilità di contrarre il virus è intorno all'85%, il che vuol dire che una quota minima di vaccinati se incontra il virus può contagiarsi. Questi vaccinati, positivi a loro volta possono trasmettere l'infezione soprattutto se incontrano dei non vaccinati mentre se venissero in contatto con altri vaccinati la probabilità di trasmettere il virus si abbasserebbe enormemente. Qual è allora il vantaggio per queste persone? Che pur contraendo l'infezione il rischio di sviluppare complicanze cliniche è molto basso, perché abbiamo visto che la protezione dai ricoveri si aggira al 95% e per le terapie intensive al 97%.

In autunno potremo ritrovarci come oggi in Inghilterra con molti contagi e pochi ricoveri?
È quello che sta già accadendo ora in Italia dove abbiamo 6-7mila casi al giorno e il numero di persone ricoverate è molto contenuto. Tra l'altro in larghissima parte i ricoverati sono persone non vaccinate.

Non si può però escludere una variante che “buchi” il vaccino.
Questa possibilità non si può escludere, ma se ci fosse uno scenario di questo genere le misure di cui disponiamo e le tecnologie che abbiamo a livello internazionale ci consentono di modificare e adattare in tempi relativamente veloci il vaccino in funzione di queste varianti.

Cosa accadrà tra sei mesi?
Tanto più alta sarà la quota di vaccinati tanto più ci potremo avvicinare a uno scenario che ci farà passare dall’epidemia all'endemia che vuol dire che il virus continua a circolare ma in maniera limitata e controllata nella popolazione senza scatenare più grandi picchi. Questo scenario si può presentare con una gran parte della popolazione immunizzata.

Il famoso target dell'80%?
Sì. Questo scenario si accompagna alla capacità di individuare e tracciare i positivi e i contatti contenendoli immediatamente. Anche se non dobbiamo mai dimenticarci che questa è una pandemia con varianti che nascono a livello globale, quindi il fenomeno si può controllare a livello di singoli paesi ma la risposta e la soluzione non può che arrivare con un approccio a livello globale.

La Spagnola durò due anni, il Covid potrebbe durare di più?
Non so per quanto ancora durerà. Ma noi dobbiamo lavorare per conviverci anche a lungo, se necessario, controllando la circolazione e monitorando come evolve il virus.

Avremo bisogno di richiami del vaccino nei prossimi anni?
È una possibilità che si sta valutando e che stiamo studiando. È la prima volta che nella storia dell'uomo si riesce a vaccinare centinaia di milioni di persone in tutto il mondo in tempi così ristretti. Non sappiamo ancora con precisione la durata della copertura immunitaria. Questa valutazione determinerà l'opportunità o meno di fare dei richiami e con nuove varianti di riadattare il vaccino.

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