intervista

Brusaferro: «Intervenire subito per evitare boom esponenziale dei contagi. La scuola? È sicura»

Presidente dell’Istituto superiore di Sanità e membro del Comitato tecnico scientifico: «Gli interventi avranno effetti non prima di 10-15 giorni. Non stupiamoci se i positivi saliranno ancora»

di Marzio Bartoloni

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(Imagoeconomica)

Presidente dell’Istituto superiore di Sanità e membro del Comitato tecnico scientifico: «Gli interventi avranno effetti non prima di 10-15 giorni. Non stupiamoci se i positivi saliranno ancora»


3' di lettura

«Un intervento ora è necessario per appiattire la curva dei contagi che stanno crescendo in modo significativo. Dobbiamo evitare che accada quello che abbiamo visto negli altri Paesi perché la nostra curva del virus non è diversa da quella degli altri. I risulati di questi interventi a livello nazionale e nel caso ce ne fossero subito dopo anche a livello regionale non li vedremo prima di 10-15 giorni. Per questo non dobbiamo stupirci se nei prossimi giorni continueremo a vedere una crescita ancora importante dei positivi».

Silvio Brusaferro è presidente dell’Istituto superiore di Sanità ed è uno dei membri del Comitato tecnico scientifico che proprio ieri si è riunito per fare il punto sulle misure che potrebbero entrare nel nuovo Dpcm, suggerendo al Governo di alzare ancora la soglia di attenzione di fronte a una virata in su così decisa dei contagi.

Cosa accadrebbe se non si intervenisse oggi con nuove misure. Raddoppierebbero i contagi come nell’ultima settimana?

Non posso fare stime così precise. Certo è che se il trend degli ultimi giorni venisse confermato c’è il rischio concreto di una crescita molto significativa per questo è importante intervenire con i nostri comportamenti e con delle regole che ci aiutino in certi contesti. Questo è un momento importante per il Paese e bisogna rafforzare la consapevolezza che dobbiamo adottare misure precauzionali più attente a livello personale, familiare e di comunità.

Il 70% dei contagi avviene in famiglia. Ma come entra il virus?

In alcuni ambiti la diffusione del virus è molto controllata come la scuola e il lavoro. Il problema è come ci aggreghiamo informalmente. Non è uscire per fare l’aperitivo, ma il fatto che non si fa attenzione e magari non si indossa la mascherina .

Qual è l’età mediana dei contagiati oggi?

È rimasta sopra i quarant’anni nelle ultime due tre settimane. E questo è un dato positivo perché vuol dire che in questa fase gli anziani contraggono meno il virus e sappiamo quanto rischiano se hanno anche più patologie di finire in terapia intensiva. È importante che ci sia un patto generazionale per fare attenzione quando ci si relaziona con le persone più anziane.

Cosa vi preoccupa invece?

Il fatto che ora stanno crescendo rispetto ai mesi scorsi i contagiati sintomatici. Questo è un segnale che il virus sta avanzando. È la lezione che abbiamo imparato a marzo anche se allora facevamo molti meno tamponi e ora grazie agli sforzi che si stanno facendo scopriamo molti più asintomatici.

La scuola invece quanto impatta sui contagi?

La scuola al suo interno ha una organizzazione che è molto attenta. E quindi i focolai che censiamo sono molto limitati rispetto al resto del Paese. Il problema è che dobbiamo vedere cosa accade quando esci dal portone della scuola e magari ci si abbassa la mascherina o non si tengono le distanze e così si annulla tutto lo sforzo enorme che è stato fatto per tenere le scuole aperte. Gli studenti positivi lo contraggono nella maggior parte dei casi al di fuori la scuola.

Ma serve la didattica a distanza?

È una misura possibile che si può utilizzare lì dove la diffusione del virus è importante. Ma si può evitare questa opzione se si fanno più controlli e attenzione al di fuori della scuola come nei trasporti.

Non è meglio rendere obbligatoria la mascherina anche in aula?

Sì. Può essere opzione a cui si può ricorrere lì dove a livello locale, provinciale e regionale può essere utile in base a una maggiore circolazione del virus.

Con 10mila casi il contact tracing non è ormai inutile?

Il tracciamento è la prima linea nella battaglia al Covid per controllare la diffusione del virus. È uno sforzo che va assolutamente mantenuto. Lì dove i casi sono elevati è sicuramente difficile seguire tutti i contatti, ma qui subentra anche una responsabilità di ognuno di noi anche quando non ce lo chiede tempestivamente il Dipartimento di prevenzione delle Asl: se veniamo in contatto con un positivo dobbiamo metterci in isolamento e aspettare 10 giorni e un tampone negativo prima di uscire di casa.

Siamo già in uno scenario «arancione», quello prima dei lockdown?

Al momento l’R-t è sopra 1 in Italia e in diverse Regioni e questo è un segnale che ci deve far stare in allerta. Ma i servizi sanitari ancora rispondono bene. Per questo è necessario attenuare al più presto questo aumento dei contagi per evitare uno scenario peggiore

Serve un lockdwon generale anche prima di Natale come chiesto da qualcuno?

Ci siamo dati tutti gli strumenti di analisi e di programmazione per intervenire. E in base alle condizioni di oggi non ci troviamo nella necessità di soluzioni così drastiche.

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