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Brusaferro (Iss): «Il principale virus da cui guardarsi è la caccia all’untore»

Da noi il virus non sta circolando, ricorda il presidente degli infettivologi italiani Simit Marcello Tavio. Proteggere le tre ‘porte d'ingresso' (bocca, naso e occhi) e mantenere la massima igiene delle mani

di Nicoletta Cottone e Barbara Gobbi

Forum Coronavirus: come combattere le fake news

Da noi il virus non sta circolando, ricorda il presidente degli infettivologi italiani Simit Marcello Tavio. Proteggere le tre ‘porte d'ingresso' (bocca, naso e occhi) e mantenere la massima igiene delle mani


3' di lettura

«La battaglia da fare contro il nuovo coronavirus è ridurre al massimo le probabilità che circoli nel nostro Paese, minimizzando la possibilità che eventuali portatori si inseriscano nella comunità e lo trasmettano. L’Italia è attrezzata: la nostra filiera di assistenza a livello di dipartimenti di prevenzione, di ospedali e di medici sul territorio ci consente di dire che siamo preparati a ogni evenienza». Il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Silvio Brusaferro – intervenuto con il presidente degli infettivologi Marcello Tavio al forum del Sole-24Ore “Coronavirus tra dati di fatto e fake news” - ci tiene a ricordare che la prevenzione oggi è tutto, nella battaglia che la comunità internazionale vive da inizio anno quando l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) comunicò ufficialmente che un nuovo coronavirus era stato identificato in Cina nella città di Wuhan.

Il vaccino, il proiettile magico che ogni scienziato vorrebbe avere
L’’essere pronti' fa la differenza perché «a tutt’oggi mancano farmaci e manca un vaccino», ricorda Brusaferro, malgrado le sperimentazioni e la corsa contro il tempo che impegna gli scienziati. Compresi i nostri, a partire dalle tre ricercatrici dell'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma che in 48 ore sono riuscite a isolare il virus. «Il vaccino – dice ancora il presidente Iss – è come il proiettile magico che ogni scienziato vorrebbe avere di fronte alle malattie. Ma nel caso del coronavirus bisogna essere consapevoli che per costruirlo e soprattutto renderlo disponibile a larga parte della popolazione serve tempo. Il punto oggi è gestire l'epidemia ed evitare che circoli con i mezzi disponibili».

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Italia pronta a una possibile emergenza sanitaria
L’Italia sta facendo la sua parte: con il blocco dei voli ma anche con l’alto standard delle sue strutture. «In gergo la chiamiamo ‘preparedness': quel farsi trovare pronti davanti a una possibile emergenza sanitaria che arriva da lontano e che significa essersi allenati con simulazioni, esercitazioni e formazione del personale fin nei dettagli. Come la corretta dotazione di guanti, mascherine e altri dispositivi che per una eventuale allerta è fondamentale avere a portata di mano».

In Italia il virus non sta circolando
I tre contagiati in Italia, i due cittadini cinesi in vacanza da noi e il trentenne che era in quarantena alla Città militare della Cecchignola, tutti arrivati dalla Cina, confermano che da noi il virus non sta circolando. «Quindi la popolazione – spiega il presidente degli infettivologi italiani Simit Marcello Tavio – non deve preoccuparsi di prendere particolari precauzioni rispetto a questo specifico virus. Le precauzioni sono quelle valide per i virus respiratori in generale: proteggere le tre ‘porte d'ingresso' che sono bocca, naso e occhi e mantenere la massima igiene delle mani. Bastano acqua e sapone oppure gel idroalcolici, purché la concentrazione di alcol sia al 60%. Poi restare a distanza di un metro dalle persone di cui non si conosce lo stato di salute».

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Guardarsi dal rischio “infodemia”
Ma è salutare anche guardarsi dal rischio “infodemia” denunciato dall’Oms, fatto di fake news ma anche di eccesso di informazione tale da generare confusione. «Bisogna veicolare le informazioni utili – continua Tavio -: per esempio noi infettivologi abbiamo realizzato una scheda di autovalutazione in italiano, inglese e cinese sulla cui base una persona può decidere di isolarsi a casa e osservare i sintomi».

No alla caccia all’untore
Oggi in Italia il principale virus da cui guardarsi, influenza stagionale a parte che è proprio al suo massimo - è la caccia all'untore. Che in questo caso corrisponde all'intera comunità cinese: non a caso l’Oms si è espressa esplicitamente contro qualsiasi forma di denominazione di una malattia che faccia riferimento a persone, Paesi e situazioni diventando fonte di discriminazione. «Chiamarlo ‘virus cinese' mi ricorda quando la sifilide era battezzata ‘mal francese' o ‘male italiano', a seconda di dove si sviluppava», afferma Tavio. «Questa è la prima epidemia che viene gestita con i social media – sottolinea infine Brusaferro -. L'unico modo utile per contrastare le fake news è rivolgersi ai siti ufficiali nazionali e internazionali, che sono multilingue e che ci mettono al riparo sia dal panico sia da notizie miracolistiche che nella scienza, così come nella vita reale, non esistono».

Per approfondire
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