Il procedimento

Procura generale Cassazione: no ai domiciliari per Brusca

L’esecutore della strage di Capaci si è rivolto alla Corte: contesta che il Tribunale di Sorveglianza di Roma non ha tenuto nella giusta considerazione le valutazioni dell’Antimafia che dopo i precedenti «no» ha detto «sì» all’ipotesi che il pentito sia detenuto a casa

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L’esecutore della strage di Capaci si è rivolto alla Corte: contesta che il Tribunale di Sorveglianza di Roma non ha tenuto nella giusta considerazione le valutazioni dell’Antimafia che dopo i precedenti «no» ha detto «sì» all’ipotesi che il pentito sia detenuto a casa


2' di lettura

Giovanni Brusca, condannato per la strage di Capaci, ha fatto ricorso in Cassazione per chiedere gli arresti domiciliari. L’udienza si svolge a porte chiuse, senza la presenza dei difensori che hanno mandato memorie scritte. Il verdetto è previsto martedì.

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Il parere espresso dalla Procura generale della Cassazione è però negativo. Lo si apprende da fonti giudiziarie. Brusca ha fatto ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del tribunale di sorveglianza di Roma che lo scorso 12 marzo ha respinto la sua domanda di ottenere la detenzione domiciliare. È difeso dagli avvocati Antonella Cassandro e Manfredo Fiormonti.

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L’esecutore materiale della strage di Capaci, in cui morirono il pm Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, si è rivolto alla Corte di Cassazione per chiedere gli arresti domiciliari. L’udienza si svolge stamani a porte chiuse, senza la presenza dei difensori che hanno mandato memorie scritte.

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I legali contestano che nell’ultimo rifiuto del marzo scorso, il nono dal 2002, il Tribunale di Sorveglianza di Roma non ha tenuto nella giusta considerazione le valutazioni del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, che dopo i precedenti no ha detto sì all’ipotesi che il pentito sia detenuto a casa.

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Commenta Maria Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone assassinato proprio da Brusca, che innescò l’esplosione che uccise il magistrato con la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta: «Fermo restando l’assoluto rispetto per le decisioni che prenderà la Cassazione, voglio ricordare che i magistrati si sono già espressi negativamente due volte sulla richiesta di domiciliari presentata dai legali di Giovanni Brusca. Il tribunale di sorveglianza di Roma, solo ad aprile scorso, negandogli la scarcerazione, ha avanzato pesantissimi dubbi sul suo reale ravvedimento». «Mi limito a citare la motivazione del provvedimento in cui il tribunale, testualmente, ha scritto che non si ravvisava in Brusca “un mutamento profondo e sensibile della personalità tale da indurre un diverso modo di sentire e agire in armonia con i principi accolti dal consorzio civile”».

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