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Bruxelles attinge ai fondi della Pac per fronteggiare i nuovi scenari di crisi

La Commissione è pronta ad autorizzare il trasferimento dei finanziamenti dai programmi di sviluppo rurale (fino a un massimo del 5%) al capitolo degli aiuti diretti, da indirizzare ai settori più colpiti dagli effetti del conflitto russo-ucraino

di Alessio Romeo

Misure anti crisi.

4' di lettura

L’ultima novità del pacchetto anticrisi a costo zero varato dalla Ue per far fronte all’impatto della crisi ucraina sul settore agricolo si può definire un’altra operazione di finanza creativa. La Commissione europea sta infatti lavorando al regolamento per autorizzare il trasferimento dei fondi, fino a un massimo del 5%, dai programmi di sviluppo rurale (il cosiddetto secondo pilastro della Politica agricola comune) al capitolo degli aiuti diretti, da indirizzare ai settori maggiormente colpiti dagli effetti della crisi, con la nuova fiammata dei rincari energetici e l’emergenza approvvigionamenti che riguarda soprattutto gli allevamenti. Emergenza che rischia di essere aggravata dal taglio degli investimenti nazionali sul mais, materia prima chiave per l’industria mangimistica.

L’intervento promosso da 13 Stati membri, tra cui l’Italia, all’ultimo Consiglio dei ministri agricoli Ue si aggiunge comunque alle decisioni già assunte a marzo, che prevedono lo sblocco delle semine sui terreni a riposo e l’attivazione della riserva anticrisi della Pac da 500 milioni. Anche questa, va ricordato, è una misura autofinanziata in quanto la riserva di crisi (mai utilizzata) è alimentata da un prelievo sui pagamenti diretti agli agricoltori oltre i 2mila euro annui che alla fine di ogni anno viene restituito ai produttori. Nel 2014, in risposta alle contromisure russe alle sanzioni Ue dopo l’invasione della Crimea, la Ue intervenne con uno stanziamento straordinario di un miliardo, trovato nelle pieghe dei capitoli extra-agricoli del bilancio.

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Quest’anno quindi - il primo della nuova programmazione finanziaria che ha ridotto del 15% in termini reali i sussidi agricoli europei - ci si dovrà arrangiare mettendo a coltura i 4 milioni di ettari lasciati a riposo per rispettare i nuovi vincoli ambientali della Pac, eredità del vecchio set-aside che imponeva a tutte le imprese di lasciare incolta una quota pari al 10% delle superfici aziendali. La stima dei 4 milioni di ettari disponibili (il 5% delle superfici a riposo) è della stessa Commissione Ue. Di questi circa 200mila ettari sono in Italia dove però le semine primaverili di mais, nonostante l’incentivo europeo, sono già stimate in calo del 5% circa. Inoltre l’esecutivo europeo, nonostante le proteste di diversi Stati membri, ha confermato che la deroga non si applica alle semine dei cereali invernali, come frumento tenero e duro. Altre materie prime di cui l’industria italiana sconta un deficit medio - come nel caso del granoturco - intorno al 50 per cento. I veri problemi produttivi per la nuova campagna riguardano però i costi fuori controllo di concimi e fertilizzanti, di cui la Russia è il principale esportatore mondiale.

Dei 500 milioni della riserva anticrisi invece, sono circa 48 quelli assegnati all’Italia. Entro la fine di giugno, i Governi nazionali dovranno comunicare alla Commissione i settori che riceveranno i sostegni e le modalità di erogazione. Gli aiuti dovranno essere corrisposti entro il 30 settembre. Gli Stati membri potranno decidere di integrare i fondi della riserva di crisi con un cofinanziamento a carico del bilancio nazionale fino a un massimo del 200%. In pratica, gli agricoltori italiani potrebbero ricevere circa 144 milioni di euro. Ad oggi però non sono state fornite indicazioni da parte del ministero delle Politiche agricole.

Mentre in altri Stati membri - è il caso di Francia e Spagna - è già stato deciso che le risorse straordinarie in arrivo dal Bruxelles saranno destinate agli allevatori. Alla Spagna spettano 65 milioni, 17 in più dell’Italia. Madrid ha annunciato anche di voler attivare il cofinanziamento nazionale portando così il budget a 194 milioni, che va a sommarsi alle misure a totale carico del bilancio pubblico, già decise a marzo dal governo spagnolo con una dotazione di 170 milioni di euro destinati ai produttori di latte.

Sempre in materia di aiuti per le conseguenze della crisi ucraina, la Commissione ha approvato il programma presentato dal governo polacco che prevede una spesa di 836 milioni di euro, con aiuti diretti fino 50 ettari per impresa. La Francia ha già mobilitato, oltre ai circa 90 milioni della riserva anticrisi, 400 milioni di euro per la zootecnia nazionale.

Nel pacchetto europeo per l’emergenza rientra infatti anche la modifica del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato adottato il 23 marzo scorso, con la possibilità di concedere contributi straordinari - sotto forma di sovvenzioni dirette e prestiti - fino a 35mila euro per i beneficiari attivi nei settori della produzione primaria di prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura (per tutti gli altri comparti il massimale è di 400mila euro). Proprio nell’ambito del nuovo quadro temporaneo la Commissione ha approvato la concessione di aiuti straordinari per 50 milioni di euro stanziati dalla regione Friuli Venezia Giulia.

Formalmente, infine, c’è anche l’attivazione dello stoccaggio privato per le carni suine. L’unica misura a carico del bilancio della Ue varata con il pacchetto anticrisi era però in discussione a Bruxelles già da molto tempo, in particolare dopo il blocco delle importazioni cinesi dalla Germania dovuto alla diffusione della peste suina africana. La misura non avrà, a quanto pare, nessun seguito in Italia.

La Commissione ha annunciato che sta valutando la sospensione per un anno dei dazi all’import di prodotti agricoli e industriali dall’Ucraina e ha presentato le proposte di regolamento per aumentare gli anticipi Pac dal 50 al 70% per gli aiuti diretti a all’85% per lo sviluppo rurale e prorogare le deroghe già in vigore sui controlli.

Tutto il settore agroalimentare è in pressing su Bruxelles per ottenere nuovi aiuti. Per ora in discussione c’è solo la potenziale riassegnazione dei prestiti non richiesti nell’ambito del programma Next Generation Eu.

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