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Bruxelles boccia la fusione tra Lse e Deutsche Boerse

di Beda Romano

La commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager (REUTERS/Yves Herman)

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – La Commissione europea ha annunciato oggi che per garantire la libera concorrenza non può dare il suo benestare alla fusione tra il London Stock Exchange e la Deutsche Börse. L'esecutivo ha stabilito che un accordo tra le due piazze finanziarie avrebbe dato alla nuova società un monopolio inaccettabile nel campo delle camere di compensazione degli strumenti a reddito fisso. L'annuncio è giunto nel giorno in cui il Regno Unito ha annunciato ufficialmente il desiderio di uscire dall'Unione.

«L'economia europea dipende dal buon funzionamento dei mercati finanziari – ha detto la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager in una conferenza stampa qui a Bruxelles –. Ciò non è importante solo per le banche e per altre istituzioni finanziarie. L'intera economia cresce quando aziende possono raccogliere denaro sui mercati finanziari competitivi. Una fusione tra il LSE e Deutsche Börse avrebbe creato un monopolio di fatto nel cruciale settore degli strumenti a reddito fisso».

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A preoccupare Bruxelles è stata la presenza nella nuova entità di tre società: Eurex, LCH.Clearnet e Cassa di Compensazione e Garanzia, tutte specializzate nella compensazione (clearing in inglese) di strumenti a reddito fisso (obbligazioni e pronti contro termine). Secondo la Commissione europea, la fusione avrebbe avuto un impatto anche su altre fasi successive della contrattazione. Nel dicembre del 2016, Bruxelles aveva quindi illustrato alle società le sue preoccupazioni.

Di conseguenza, LSE e Deutsche Börse avevano presentato possibili accorgimenti per ricevere il benestare comunitario, proponendo tra le altre cose la dismissione di LCH.Clearnet SA, la filiale francese di LCH.Clearnet.
Questa scelta, secondo Bruxelles, avrebbe risolto il problema sul fronte dei derivati di azioni, un'altra questione aperta, ma non avrebbe messo mano al nodo più controverso, quello relativo alla compensazione nel delicato settore degli strumenti a reddito fisso.

Un test di mercato ha rivelato che una soluzione radicale sarebbe stata la vendita di MTS (Mercato dei Titoli di Stato) da parte di LSE. Le società coinvolte nella fusione non hanno voluto perseguire questa strada, nonostante secondo l'esecutivo comunitario l'attività di MTS sia «relativamente piccola rispetto al giro d'affari delle due aziende». Controllata da LSE, Borsa Italiana ha seguito da vicino una fusione da 29 miliardi di euro che avrebbe avuto conseguenze anche in Italia.

Vi sono stati già tre tentativi falliti di unire Francoforte e Londra. Nella sua conferenza stampa, la signora Vestager ha sottolineato stamani che la decisione di Londra di lasciare l'Unione non ha avuto alcuna influenza nella scelta comunitaria. Proprio oggi qui a Bruxelles l'ambasciatore britannico presso l'Unione Tim Barrow consegnerà al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk la lettera con la quale il governo May aprirà ufficialmente le trattative di divorzio.

In Gran Bretagna, il processo di Brexit è interpretato come la fine di qualsiasi influenza comunitaria sulla vita economica, politica e sociale britannica. Interpellata su questo aspetto, la signora Vestager non ha potuto fare a meno di ricordare che almeno nel campo della concorrenza, la Commissione ha compiti di vigilanza «su qualsiasi azienda che è presente nel mercato unico, indipendentemente dalla sua nazionalità o dalla sua bandiera».

Più in generale, la scelta comunitaria non è stata facile, al di là degli aspetti antitrust. Non solo perché la fusione riguardava il Regno Unito, un paese che sta per uscire dall'Unione, e Londra, una piazza finanziaria cruciale per l'economia mondiale; ma anche perché l'Unione ha disperatamente bisogno di rafforzarsi sul fronte finanziario a livello globale. La fusione tra LSE e Deutsche Börse avrebbe in un modo o nell'altro ridotto la frammentazione del grande mercato europeo.

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