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BT in rosso, Drahi sale al 18% ma il Governo Gb agita il «golden power»

Drahi ha ribadito che non intende fare un’offerta per il gruppo, ma questo potrebbe cambiare e ha affermato di voler continuare ad avere un dialogo costruttivo con il board e il management di Bt

di Giuliana Licini

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - BT Group in retromarcia alla Borsa di Londra dopo che il miliardario franco-israeliano Patrick Drahi ha dichiarato di aver aumentato la quota nella società di tlc al 18%, suscitando un’immediata reazione del Governo Gb, pronto ad agire per proteggere l’infrastruttura nazionale delle tlc. Drahi, proprietario del gruppo Altice che controlla tra gli altri l’operatore telefonico francese Sfr, ha comunicato l’aumento della sua quota alla scadenza del blocco di sei mesi su ulteriori acquisti di Bt previsto dalla normativa britannica, scattato a giugno quando il businessman aveva annunciato di essere proprietario del 12,1% della compagnia e quindi il suo principale azionista.

Drahi ha ribadito che non intende fare un’offerta per il gruppo, pur aggiungendo che questo potrebbe cambiare e ha affermato di voler continuare ad avere un dialogo costruttivo con il board e il management di Bt. «Continuiamo a tenerli in grande considerazione e a sostenere pienamente la loro strategia, principalmente per svolgere un ruolo fondamentale nel fornire l'espansione dell'accesso a una rete a banda larga in fibra completa», ha scritto in una nota, facendo riferimento al progetto di Bt di costruire una rete in fibra ottica per servire 25 milioni di famiglie e imprese entro il 2026, con investimenti per 20 miliardi di sterline.

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La reazione del Governo britannico non si è fatta però attendere. «Stiamo monitorando attentamente la situazione» ha detto un portavoce di Downing Street, sottolineando che l’esecutivo «si è impegnato ad armonizzare il Paese attraverso l'infrastruttura digitale e non esiterà ad agire se necessario per proteggere la nostra infrastruttura di telecomunicazioni nazionale». Il Governo ha citato il National Security & Investment Act che entrerà in vigore il 4 gennaio e dà il potere al Governo di esaminare - e potenzialmente bloccare – le acquisizioni dall’estero in 17 settori ritenuti strategici che potrebbero danneggiare la sicurezza nazionale, oltre a richiedere la notifica delle posizioni da parte di acquirenti esteri. Tra l’altro sono già in vigore norme transitorie che si applicano con effetto retroattivo a tutte le transazioni completate dopo il 12 novembre 2020. La stessa Bt ha rafforzato le sue difese anti-Opa ingaggiando la società di consulenza Robey Warshaw in ottobre e introducendo nuove clausole sul cambiamento del controllo.

L’investimento iniziale in BT di Drahi - noto per avere realizzato una serie di acquisizioni nelle tlc in Francia, Stati Uniti, Portogallo e Israele finanziate a debito - è stato di 2,2 miliardi di sterline, pari a quasi 2,6 miliardi di euro e ai valori di mercato odierni l’investimento aggiuntivo è di 1 miliardo circa. Bt ha attualmente una capitalizzazione di 17,3 miliardi di sterline. La quotazione della compagnia britannica resta del 67% inferiore al record raggiunto nel novembre 2015, quando aveva toccato 502 pence, ma è in netta ripresa rispetto ai 95 pence dell’agosto 2020. Dopo l’annuncio dell’entrata di Drahi il titolo era salito fino a 198 pence, il massimo degli ultimi 17 mesi, ma nell’arco di un mese aveva perso i guadagni. Da inizio anno, il titolo è comunque salito del 30%. Bt, che è presente in 180 e controlla la rete britannica di tlc tramite Openreach, nell'esercizio a marzo 2021 ha registrato ricavi per 21,3 miliardi di sterline, con un utile ante imposte di 1,8 miliardi.

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