riassetti

Bt, in vendita gli asset in Italia. Il dossier sul tavolo dei big delle tlc

di Carlo Festa


default onloading pic
Agf

2' di lettura

È pronto a partire il processo di cessione degli asset italiani di di Bt Group, l’ex-British Telecom, colosso britannico di telecomunicazioni diventato negli ultimi 20 anni un player globale nel settore dei servizi telefonici. Dopo i rumors, precedenti all’estate, il gruppo delle Tlc inglese secondo le indiscrezioni è pronto ad avviare nelle prossime settimane un processo ristretto a pochi compratori (4-5 secondo i rumors), interessati a valutare il dossier della sua filiale italiana, Bt Italia. L’advisor incaricato, cioè Credit Suisse, avrebbe avviato i primi contatti. Interessati a valutare il dossier potrebbero essere Telecom Italia, Vodafone Italia, Fastweb e Wind-Tre. Tra i potenziali acquirenti figura anche Irideos, controllata di F2i nel settore delle telecomunicazioni.

Gli aspiranti compratori starebbero attendendo di ricevere l’information memorandum con i dati sensibili della filiale italiana di Bt e degli asset che confluiranno nel perimetro.

In questi mesi British Telecom avrebbe infatti analizzato gli asset da cedere. Bt Italia ha tra le sue attività il network proprietario in fibra ottica che si snoda per oltre 17.000 chilometri su tutto il territorio nazionale, connesso alla rete globale di Bt. Inoltre ha una base clienti di circa 80.000 aziende e quattro data center tra Milano e Roma. Si tratta di un perimetro, se verrà ceduto nella sua interezza, che potrebbe interessare a gruppi come Telecom Italia, ma anche Vodafone Italia: soprattutto se nel perimetro saranno compresa l’intera base di clienti corporate (tra questi per fare un esempio c’è Fca), ma anche i data center, un business interessante in prospettiva.

Il nodo da sciogliere resta comunque la valutazione degli asset italiani di Bt. Il gruppo britannico, tra i confini tricolori, ha infatti vissuto ultimamente anni difficili: soprattutto a causa delle conseguenze dello scandalo, scoppiato nel 2016, che ha colpito la filiale italiana. Sotto i riflettori c’è stato un buco di bilancio da 530 milioni di sterline, che ha generato le indagini della Procura di Milano. Ovvio dunque che i potenziali compratori si avvicineranno con prudenza al dossier per valutare la redditività che potrebbe portare in dote in dote l’acquisizione e le sinergie potenziali: l’esito dipenderà alla fine dal prezzo di vendita.

Gli attuali asset di Bt Italia sono l’eredità del piano di investimenti avviato alla fine degli anni ’90 dal colosso britannico in Italia. Nata nel 1995 come Albacom da una società mista tra l’allora British Telecom e la Banca Nazionale del Lavoro, Bt Italia è cresciuta per acquisizioni e in maniera organica: nel 2007 Bt Group aveva lanciato un’Opa su I.Net, finalizzata ad acquisire la totalità del capitale dell’azienda di cui BT già deteneva circa il 65%. L’operazione si era conclusa con l’integrazione di I.Net in Bt Italia l’anno successivo. La strategia di crescita di Bt in Italia era continuata negli anni successivi, tranne poi stopparsi a causa della discesa della redditività del gruppo, colpito negli ultimi anni anche dagli scandali finanziari.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...