REDDITO FISSO

BTp, il 2018 inizia con gli acquisti Bce dimezzati. Che anno sarà?

di Claudio Celio

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(Carlo Carino Imagoeconomica)


3' di lettura

Che anno sarà per il debito pubblico italiano?

Da un punto di vista tecnico il 2018 si annuncia come un anno meno intenso per il Tesoro. In primo luogo ci sarà meno debito pubblico da rifinanziare. Secondo gli ultimi dati comunicati dal ministero dell'Economia la raccolta che il Tesoro conta di realizzare nel 2018 è stimata in 390 miliardi di euro, ben al di sotto del 2017 quando la raccolta totale si è attestata a 427 miliardi di euro. Inoltre il Tesoro non si troverà ad affrontare picchi di scadenze molto intensi.

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Il contrario di quanto accaduto nell'anno appena trascorso quando c'è stata l'esigenza di gestire mesi molto pesanti per le casse del Tesoro, soprattutto a causa alla scadenza di BTP Italia con taglia extra large emessi nel 2013 (circa 40 miliardi di euro). Ci sarà un profilo di scadenze più concentrate a tra gennaio e febbraio ma poi la curva delle scadenze sarà abbastanza regolare fino a fine anno.
Dal canto suo il ministero dell'Economia ha già annunciato che la strategia di emissione per il 2018 sarà nel segno della continuità. Quindi niente stravolgimenti ma un piano di emissioni fondato come sempre su liquidità e presenza costante sul mercato. Per il resto si continuerà a privilegiare l'emissione di titoli sulla parte lunga della curva dei rendimenti in modo tale da allungare la vita media del debito che nel 2017 è salita al 6,86% (6,76% nel 2016) e sfruttare i tassi ancora molto bassi nell'area euro. Quindi è probabile che vanga limitati l'importo dei BTp a 3 anni e che le quantità di BTp sulle scadenze dai 10 anni in poi salga leggermente.

Rispetto a questo quadro ci sono però almeno due incognite di rilievo che potrebbero avere una incidenza molto sensibile sulla stabilità del quadro di riferimento del debito pubblico italiano.

LA RISALITA DEI TASSI

Rendimento dei BTp decennali. Dati in %

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Incognita politica
La prima è più importante è sicuramente il rischio politico legato alle elezioni italiane che si terranno il 4 marzo. Il mercato è sensibile al rischio politico come è emerso delle recenti elezioni in Catalogna (che avevano tuttavia un altro e più ampio significato) e anche in Francia, dove è stato percepito e prezzato sui titoli di Stato francesi il rischio dell'elezione di un presidente anti-europeista come Marine Le Pen. In Italia, dove lo senario politico sembra ancora molto fluido, è possibile che i mercati tendano a reagire in senso negativo ad un voto che dovesse vedere prevalere un partito anti-europeista oppure un voto che aprisse una stagione di instabilità politica.

Riduzione acquisti Bce
Un'altra incognita è legata alla progressiva riduzione degli acquisti di bond pubblici da parte della Bce, già annunciata alla fine del 2017 - e scattata in questi giorni con la riduzione da 60 a 30 miliardi al mese - e alle conseguenze che tutto questo potrà avere sia sul mercato secondario in termini di spread tra Paesi periferici dell'Eurozona e Paesi della cosiddetta ‘Core Europe' sia in termini di andamento generale dei tassi. È vero che finora l'Italia, più di altri Paesi, ha beneficiato della politica monetaria ultra-espansiva della Bce: una politica che ha consentito al nostro Paese di finanziarsi sul mercato a tassi notevolmente bassi. La riduzione degli acquisti annunciata dalla Bce potrebbe avere contraccolpo sui BTp in termini di quotazioni e di domanda e, secondo alcuni operatori, gli effetti hanno già iniziato ad essere visibili sulla curva dei tassi, con il rendimento del BTp decennale da alcune settimane stabilmente sopra la soglia del 2%. E' sicuramente una domanda che i mercati hanno già iniziato a porsi e che periodicamente tornerà ad occupare il centro della scena nei mesi a venire.

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