Consigli ai risparmiatori

BTp: cosa guardare per investire al meglio

Valutare i ritorni netti e anche gli aspetti dell’efficienza fiscale

di Andrea Gennai

Chi comprerà i Btp (oltre la Bce?)

Valutare i ritorni netti e anche gli aspetti dell’efficienza fiscale


3' di lettura

L’idea di ampliare la platea delle famiglie che oggi possiedono BTp (circa il 3% del totale dei detentori di debito) è un’ipotesi che circola anche negli ambienti finanziari.

«Le necessità di finanziamento sono elevate - spiega Alessandro Cameroni, gestore Lemanik Global Bond - il debito è alto ma il risparmio italiano è elevato e dietro le quinte c’è lo scudo Bce. Avrebbe senso in questa fase trovare forme di incentivo che avvicinino il risparmiatore italiano piuttosto che premiare investitori in giro per il mondo». Ad esempio ad aprile 2020 scade un BTp Italia (la sesta emissione) che fu lanciato sei anni fa e si liberano nuove risorse per il piccolo risparmiatore da reinvestire.

Alla fine del 2019 alle famiglie facevano capo direttamente poco più di 60 miliardi di titoli (su un totale di circa 2mila miliardi in circolazione). Il debito totale supera i 2.400 miliardi e come rileva Mazziero Research, il debito non è costituito solo da titoli ma anche da un cuscinetto (come ad esempio le disponibilità di tesoreria e altre anticipazioni di cassa a breve termine) per evitare che a ogni fattura si debbano fare nuove emissioni.

Leggi anche: Bce «argine» per i BTp: all'Italia servono 100 miliardi di nuove emissioni

In termini di strategia di investimento il parere degli esperti è sempre quello di mantenere una diversificazione ampia di portafoglio e in un contesto di incertezza di puntare sulle scadenze intermedie. «In una situazione ancora fluida ed in attesa di maggior chiarezza - conclude Cameroni - ha senso iniziare ad allocare risorse su titoli intorno ai quattro anni, puntando a rendimenti intorno all’1%, per poi approfittare dei più appetibili rendimenti sulla parte a lunga». Cosa guardare per investire in BTp e altri titoli obbligazionari? «Quando si parla di obbligazioni - spiega Mario Allegra, responsabile investimenti Alfa Scf - è sempre meglio guardare il rendimento piuttosto che il prezzo. Quando devo scegliere il BTp ad esempio è quindi necessario guardare in primis il rendimento e solo in seconda istanza il prezzo, che diventa importante se devo impostare delle strategie di efficienza fiscale».

Negli ultimi anni, ad esempio, per effetto della compressione dei rendimenti, è aumentato il numero di BTp che quotano sopra la pari sui quali bisogna pagare una plusvalenza quando vengono venduti. «In alcuni casi - continua Allegra - il possessore di questi BTp può venderli, e se ha in portafoglio anche titoli sotto la pari, la vendita simultanea annulla gli effetti fiscali».

L’Italia resta uno dei pochi emittenti in Europa a dare rendimenti appetibili. «L’attuale fase di debolezza dei prezzi - spiega Gabriele Bellelli, formatore e trader - ha comportato un conseguente aumento dei rendimenti dei titoli di stato che attualmente sono tornati ad offrire un rendimento positivo su numerose scadenze. Consiglio inoltre di adottare un ingresso progressivo, ossia di frazionare il capitale ed entrare a scaglioni, sfruttando le fasi di tensione dei rendimenti». Bisogna sempre stare attenti a quando si selezionano i bond da inserire in portafoglio. Oggi ad esempio ci sono dei BTp con scadenze tra il 2020 e il 2023 che hanno rendimenti lordi positivi ma poi a scadenza il rendimento netto può ridursi drasticamente o addirittura annullarsi.

Non basta poi solo individuare l’orizzonte di scadenza, è necessario selezionare il titolo più adatto al proprio profilo. Ad esempio se punto su un BTp 2023 mi ritrovo almeno due soluzioni, uno che quota sotto 100 (isin IT0005384497) e uno sopra 100 (isin IT0005344335). Quale dei due BTp scegliere? «Dal momento che il rendimento è simile - aggiunge Bellelli - occorre valutare la situazione personale dell’investitore. Se l’investitore deve recuperare delle minusvalenze, opterà per il primo BTp che si acquista a 98,50 e permette di ottenere a scadenza una plusvalenza che costituisce “reddito diverso” e può essere utilizzata per recuperare minusvalenze pregresse».

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