politica monetaria

BTp, ecco il piano Bce di riduzione degli acquisti di titoli di Stato

di Isabella Bufacchi


(Afp)

3' di lettura

«Non ci sono compratori». «E la Bce?» «Ha comprato stamattina, sul presto in apertura, ma per importi ridottissimi. Poi più nulla». «E gli italiani, non hanno comprato?» «No». Questo il dialogo tra traders in chiusura del lunedì nero dei BTp, 21 maggio, quando nel giro di una manciata di minuti i prezzi del BTp future sono crollati con un’intensità che ha fatto impallidire anche i più navigati operatori.

Ieri il mercato dei titoli del debito pubblico italiano si è ripreso perché si è riaffacciato qualche compratore, e la Bce si è inserita nella scia al rialzo e l’ha rafforzata acquistando più del giorno precedente, mentre oggi sono tornate a prevalere le vendite.

Margini di discrezionalità
Sulle modalità degli acquisti della Bce nell’ambito del Public Sector Purchase Programme (Pspp) è dal marzo 2015 che i mercati si interrogano senza molte risposte. Come il presidente Mario Draghi non si stanca di ripetere, gli acquisti del QE non vanno analizzati singolarmente, giorno per giorno, perché l’Eurosistema conserva un certo margine di flessibilità e discrezionalità, sui tempi e sugli importi, nonostante il diktat della ripartizione in chiave capitale.

A volte acquista un Paese più di un altro, ma quel divario è temporaneo, alla fine i conti tornano. Detto questo, acquistare quando i prezzi salgono rende l’intervento più efficace, rispetto ad acquisti che vanno controcorrente e quindi lasciano meno il segno. Tenere più munizioni in canna e non sprecarle (visto che non sono infinite), di questi tempi è un altro modo di analizzare i movimenti della Bce sul mercato. Non da ultimo, lasciare che lo spread esprima temporaneamente le preoccupazioni del mercato è un bagno di realismo che non fa male a nessuno.

L’obiettivo non è la difesa di un Paese
Gli interventi sul mercato della Banca centrale europea tramite il PSPP, comunque, non sono dettati dalla difesa di questo o di quel Paese, ma rientrano nell’obiettivo di riportare l’inflazione a un tasso inferiore ma prossimo al 2% a medio termine, mantenendo la politica monetaria molto accomodante, con strumenti convenzionali e non: oltre ai tassi di riferimento estremamente bassi, come le deposit facilities a -0,40%, bassi devono rimanere anche i tassi sulla parte lunga della curva dei rendimenti dei titoli di Stato. Tassi che la forward guidance indica «su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività».

Ora che è scoppiata la bufera sui BTp e sull’euro, gli acquisti della Bce tornano ad essere scrutati più da vicino. Come d’altronde anche la Bce monitora molto da vicino la situazione italiana, che conserva un alto potenziale di contagio. Da quando è circolata la bozza di contratto tra M5S e Lega sulla cancellazione di 250 miliardi di BTp «in pancia» alla Bce, i mercati hanno ricominciato (e non lo facevano da tanto tempo) a “prezzare” il break up dell’euro: tutti ma proprio tutti i Paesi dell’Eurozona hanno visto il loro spread allargarsi contro i Bund tedeschi in questi giorni.

In arrivo una riduzione
Il nuovo governo potrà contare su acquisti Bce ancora per poco, e per importi ridotti rispetto al passato. «Sulla base della nostra previsione, ovvero di un tapering nell’ultimo trimestre dell’anno con acquisti complessivi dell’Asset purchase programme per 30 miliardi, tra giugno e dicembre la Bce dovrebbe effettuare acquisti netti di BTp pari a 16-16,5 miliardi contro un ammontare di emissioni lorde del Tesoro (BoT esclusi) pari a 113 miliardi. Tutto questo senza contare il roll-over della Bce, cioè il reinvestimento dei titoli di Stato in scadenza», ha detto Chiara Manenti, economista per il fixed income Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo.

Ombrello Bce insufficiente
Stando alle statistiche e alle proiezioni di Intesa Sanpaolo, nel 2018 è previsto che l’Italia emetta 240 miliardi di titoli di Stato (esclusi i BoT): le emissioni nette sono pari a 57 miliardi (al netto dei rimborsi dei titoli in scadenza), e gli acquisti netti da parte della Bce sono stimati a quota 29 miliardi ai quali si sommano 17 miliardi per il reinvestimento dei titoli di Stato italiani in scadenza detenuti dall’Eurosistema, prevalentemente attraverso la Banca d’Italia.

Da 10 a 1,2 miliardi di acquisti al mese
Al picco del QE, quando la Bce comprava 80 miliardi di euro al mese, gli acquisti sui titoli di Stato italiani orbitavano attorno ai 10 miliardi al mese. Questo importo mensile è sceso a 3 miliardi circa (3,2 miliardi lo scorso aprile) con gli attuali acquisti mensili da 30 miliardi. Nell’ultimo trimestre di quest’anno, se la Bce acquisterà in tutto 30 miliardi, gli acquisti in titoli di Stato italiani si ridurranno a 1,2 miliardi al mese.

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