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Btp “irredimibili” e “Raffaello Bond” per finanziare il post-Covid

La battaglia polemica che infuria in Europa tra favorevoli e contrari a Mes e Recovery fund suggerisce di esplorare proposte alternative per la ripartenza, come quella elaborata dall’Istituto di Antropologia della Finanza

di Giancarlo Mazzuca

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La battaglia polemica che infuria in Europa tra favorevoli e contrari a Mes e Recovery fund suggerisce di esplorare proposte alternative per la ripartenza, come quella elaborata dall’Istituto di Antropologia della Finanza


2' di lettura

Mai come quest'anno stiamo affrontando un luglio molto caldo sul fronte dei finanziamenti europei: tra Mes e Recovery fund, siamo stati letteralmente sommersi dalle polemiche mentre a Bruxelles è andata in onda la battaglia del secolo. Eppure in pochi hanno pensato di percorrere strade alternative: è il caso di un'analisi condotta dall'Istituto di Antropologia della Finanza che era stato varato dal famoso fiscalista Victor Uckmar e che oggi è guidato da un suo allievo, Paolo Alazaraki. Premessa del “dossier”: contrariamente a quanto pensiamo, il debito pubblico italiano non viene ancora rigettato dai nostri risparmiatori e dagli investitori esteri. Il motivo? Semplice: il Belpaese, malgrado i tanti errori commessi negli ultimi anni e a dispetto del Covid, è considerato ancora abbastanza solido e piuttosto diversificato tra risorse industriali, turistiche e culturali. Riusciamo, così, a puntellare un bilancio che, nonostante tutto, è tuttora in grado di garantire il pagamento degli interessi del suo enorme debito pubblico: il “default”, almeno per ora, viene scongiurato.

Effetti positivi su debito, disavanzo e spread

Con tali premesse, lo studio dell'Istituto propone l'emissione di titoli di Stato “irredimibili” (cioè non conteggiati nel volume totale del debito) per 500 miliardi di euro con facoltà di rimborso dopo diversi anni (25 per la metà dei titoli) e con tassi corrispondenti a quelli per i BTP trentennali, con un premio dell'1% ogni dieci anni. Considerando i tassi attuali dei depositi bancari, la proposta potrebbe diventare davvero interessante anche perché viene pure ipotizzata l'emissione di “bond” per 350 miliardi di euro denominati “Raffaello Bond”, con scadenze a 15 anni (metà) e a 25. I vantaggi immediati sarebbero tre: 1) Il debito pubblico italiano allungherebbe immediatamente la propria vita; 2) per la prima volta (tranne un breve periodo durante il governo Prodi) il nostro disavanzo scenderebbe in modo sostanzioso; 3) il calo del debito avrebbe subito riflessi positivi sul nostro “spread”.

Piano di investimenti in tempi stretti

Secondo il progetto dell'Istituto, il governo italiano, in parallelo, dovrebbe varare un piano dettagliato in cui verrebbero precisati tempi e quantità d'investimenti per ogni voce d'intervento. In tal modo, si otterrebbero diversi vantaggi dalla programmazione del nostro debito a medio e lungo termine ad una maggiore indipendenza rispetto ai “diktat” europei (in particolare, quelli dei Paesi cosiddetti “frugali”, Olanda in “primis”). Ecco perché sarebbe opportuno che gli addetti ai lavori esaminassero il piano: non è mai troppo tardi per salvare l'“Azienda Italia”. Ma avranno il tempo?

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