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BTp Italia, il popolo del risparmio dà forfait

di Alberto Orioli

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2' di lettura

Il BTp Italia è il bond più patriottico. E per 14 volte gli italiani hanno risposto con entusiasmo. Stavolta proprio no. Saranno probabilmente gli investitori istituzionali a colmare la lacuna emersa nei due giorni di vendite destinate alla clientela retail. Non faccia velo l'anglicismo: la clientela retail sono i singoli cittadini, i risparmiatori individuali, la più formidabile risorsa del made in Italy. Espressione del “popolo di faticatori”, oculati e parsimoniosi, che, decennio dopo decennio, hanno creato la più ingente massa di risparmio privato esistente in Europa.

Il titolo non era appetibile? La cedola minima, con premio di fedeltà, è dell'1,45%, la più alta degli ultimi quattro anni. Certo non aiuta il contesto di un mercato che sta vedendo l’Orso (a cominciare da Wall Street) e che si ostina a considerare non impossibile l’uscita dell’Italia dall’euro (si veda l'impennata del grafico sul rischio di ridenominazione del debito italiano).

Gli italiani - che secondo i dati di Eurobarometro vogliono tenersi ben stretto l’euro - “sentono” il mercato, o meglio, le tensioni della politica, impegnata in queste ore nel duello tra Italia e resto del mondo europeo. Non giova quindi aver chiamato a raccolta il popolo dei risparmiatori a due giorni dalla inevitabile bocciatura della Ue della manovra italiana, con il termometro dello spread che non si stanca di segnalare la febbre in aumento. Ma se questo clamoroso forfait fosse anche il segnale della “democrazia diretta del risparmiatore”? Quella non intermediata, che tanto piace a chi preconizza la partecipazione civica affidata al semplice click di una tastiera.

Non va sottovalutato, questo avvertimento, perché il prossimo anno toccherà proprio al mondo del “BoT people”, come si chiamavano un tempo gli entusiasti italiani che scoprivano le meraviglie della rendita da titolo di Stato, coprire gli acquisti supplementari per finanziare la “manovra del popolo”. E si tratta di 55-60 miliardi. Rileggere Ennio Flaiano, come sempre, è istruttivo: «I nomi collettivi servono a fare confusione. ‘Popolo, pubblico…' Un bel giorno ti accorgi che siamo noi; invece credevi che fossero gli altri».

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