TITOLI DI STATO

BTp Italia: la raccolta per i risparmiatori si chiude a 863 milioni, peggior dato di sempre

di Maximilian Cellino


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(Sintesi Visiva)

2' di lettura

Neanche un miliardo di euro in tre giorni. Nessuno forse si aspettava una raccolta così «magra» fra gli investitori retail per il BTp Italia, forse neanche i più pessimisti sulla sorte del debito italiano. A pesare, nei giorni pieni di tensione e culminati proprio questa mattina con l’avvio della procedura di infrazione da parte della Commissione Ue, è chiaramente il clima di incertezza che si è creato attorno alla gestione delle nostre Finanze pubbliche e la conseguente volatilità sul mercato: una situazione che ha finito per allontanare le famiglie da uno strumento al quale parevano davvero affezionate, nonostante la cedola minima garantita fosse la più elevata da diversi anni a questa parte.

Primato negativo
Nel dettaglio, la prima fase del collocamento del 14esimo BTp Italia della serie, quella appunto dedicata al retail, si è chiuso con poco meno di 863 milioni. A conti fatti si tratta di valori addirittura più ridotti del titolo (il secondo) emesso nel giugno del 2012, in piena bufera sul debito italiano: allora furono collocate obbligazioni indicizzate all’inflazione nazionale per poco più di 1,7 miliardi, il 59,5% delle quali (cioè poco più di un miliardo) finite nei portafogli degli investitori privati. A meno di uno scatto di reni da parte degli istituzionali nello spazio a loro riservato domani mattina anche questo «record» rischia di essere battuto, mandando quindi un messaggio significativo a quanti confidavano nelle mani dei privati per compensare parte della domanda che verrà a mancare nei prossimi mesi per la fine del quantitative easing della Bce.

L’incognita liquidità
Fra l’altro, a spaventare il pubblico dei grandi investitori potrebbe essere anche la ridotta dimensione dell’emissione stessa, che potrebbe rivelarsi poco liquida. «Abbiamo poca visibilità su quanto l'offerta si dimostrerà essere di successo e liquida, e quindi preferiamo continuare ad investire in un pool di bond indicizzati all’inflazione europea che hanno un’attrattiva più elevata per gli investitori internazionali», spiegava in effetti nei giorni da Londra scorsi Ugo Montrucchio, Head of multi-asset Investments in Europa per Schroders.

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