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BTp, con la mossa Bce un cuscinetto extra che vale 70 miliardi

Dietro la frenata dello spread si vede già la mano di Francoforte. E il Tesoro accelera per coprire il fabbisogno-extra per l’emergenza coronavirus

di Maximilian Cellino


Cinque grafici per spiegare la tempesta perfetta sui mercati

4' di lettura

Arrivano i nostri. C’è evidentemente anche e soprattutto la mano amica della Bce dietro il ritorno su livelli più accettabili dei rendimenti dei titoli di Stato italiani. Se il BTp decennale si è potuto attestare giovedì 25 sera all’1,25%, oltre un punto percentuale in meno rispetto a una settimana prima, riportando lo spread sul Bund stabilmente sotto quota 200, lo si deve appunto all’ampliamento della portata dei riacquisti marchiati Eurotower dopo l’annuncio shock del programma di emergenza da 750 miliardi di euro denominato Pepp (Pandemic emergency purchase programme).

Per la conferma ufficiale occorrerà attendere lunedì 30 marzo, quando saranno comunicati i dati sulle operazioni effettuate fra il 18 e il 25 marzo senza però specificare verso quali Paesi siano stati rivolti gli acquisti (per quelli si dovrà aspettare il resoconto di marzo, il 6 aprile), ma è evidente come dalle parti di Francoforte si sia fin da subito premuto sull’acceleratore. Già la settimana precedente - quella che ha seguito la riunione del Consiglio direttivo e la «sfortunata» conferenza stampa del presidente, Christine Lagarde - si era per la verità registrato un incremento.

Gli acquisti complessivi per l’intero programma fra l’11 e il 18 marzo erano infatti cresciuti a 17,4 miliardi rispetto alla media di 6 miliardi delle precedenti sei settimane: un segno evidente di come si fosse già messo mano, per un ammontare approssimativo compreso fra 10 e 12 miliardi, al primo programma supplementare da 120 miliardi annunciato già in quell’occasione. I dati ufficiali avevano poi rivelato come tre quarti di quei fondi fossero stati dirottati sui titoli pubblici (13 miliardi a fronte dei 3,5 miliardi medi precedenti e dei 2,1 miliardi destinati invece ai corporate bond) offrendo anche indicazioni sulla suddivisione della potenza di fuoco del programma di emergenza.

Su come gli oltre mille miliardi messi a disposizione del bilancio Bce (il Pepp e gli altri acquisti deliberati il 12 marzo si sommano infatti ai 20 miliardi mensili riattivati in autunno) saranno distribuiti fra i vari Paesi si possono per il momento fare soltanto supposizioni. Sulla carta l’Eurotower ha incluso per la prima volta fra i beneficiari la Grecia, ha esteso gli acquisti a titoli dalla scadenza residua fra 70 giorni e 30 anni , ma soprattutto ha sospeso il limite massimo al 33% per l’ammontare di ogni emissione detenuta in portafoglio e si è anche lasciata più margini di flessibilità rispetto al passato sulla discussa regola che commisura gli acquisti alle quote che ciascun Paese ha sottoscritto del capitale dell’istituto centrale.

Le stime degli analisti
Pur basandosi sulla stretta osservanza del criterio delle partecipazioni al capitale (capital keys), gli analisti di UniCredit Research calcolano che per il resto del 2020 i BTp potrebbero essere interessati da un flusso di acquisti fra 90 e 105 miliardi, a seconda del fatto che la Bce possa destinare ai titoli di Stato il 60% o il 70% dei fondi complessivi (ipotesi quest’ultima più probabile, vista la distribuzione delle operazioni della settimana tra il 16 e il 22 marzo). Si tratta di una cifra importante, a maggior ragione perché lascerebbe al Tesoro ampi margini di manovra nell’emettere debito supplementare per coprire le misure previste per contrastare l’emergenza Covid-19: «Considerando che l’offerta netta al momento prevista da qui a fine anno ammonta a 32 miliardi, l’intervento Bce potrebbe contribuire ad assorbire emissioni extra per 55-70 miliardi», conferma Luca Cazzulani, strategist di UniCredit.

IL “BAZOOKA” BCE

L’Italia non è certo un caso isolato sotto questo aspetto, perché in tutti i Paesi europei la portata del quantitative easing targato Bce è tale da superare l’ammontare di titoli offerti per il resto dell’anno al netto di quelli che nel frattempo scadranno e «questo - sottolinea Cazzulani - crea un cuscinetto per emissioni aggiuntive che si renderanno necessarie per finanziare misure espansive di politica fiscale».

Il discorso vale soprattutto per la Germania e per il suo piano di stimolo che dovrebbe comportare nuove emissioni per 123 miliardi. In tal caso non vi sarebbero a questo punto neppure più questioni legate alla scarsità dei titoli, dopo la sospensione della norma sul vincolo di detenzione di ciascuna emissione, che risolve anche i potenziali problemi di Paesi Bassi, Finlandia, Portogallo, Irlanda, Austria e Spagna.

Comunque si risolva la situazione, il Tesoro italiano avrà un compito meno difficoltoso nel piazzare agli investitori i propri titoli, come ha già dimostrato il 26 marzo con l’emissione di CTz e BTp indicizzati all’inflazione europea e con i BoT a 6 mesi del giorno successivo. Il Ministero ha anche deciso di ampliare la portata dell’operazione di martedì 31 marzo, quando sul mercato finiranno BTp a 5 e 10 anni, oltre a un CcTeu, per un massimo di 8,5 miliardi. Si tratta di un ammontare superiore di 1 miliardo rispetto alle attese degli analisti, che rende l’importo dell’asta in programma il maggiore da inizio anno. E che soprattutto indica come si stia iniziando, pur con prudenza, ad accelerare per coprire il fabbisogno richiesto dall’emergenza coronavirus. Con la «benedizione» Bce naturalmente.

Per approfondire:
Pepp, il nuovo «bazooka» della Bce spiegato con parole semplici
Germania, cosa prevede il maxiscudo da 1.500 miliardi contro il virus

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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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