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BTp, il mercato punta sul rimbalzo dopo la «grazia» di Standard & Poor’s

di Andrea Franceschi


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3' di lettura

La decisione di Standard & Poor’s di “graziare” l’Italia mantenendo rating e prospettive invariate sul nostro Paese è destinata ad avere positive ripercussioni di mercato sui BTp, reduci da una settimana di vendite. Il copione d’altronde si è visto più volte negli ultimi mesi: prima di un pronunciamento delle agenzie il mercato ha venduto i titoli italiani su timore di una possibile bocciatura salvo poi tornare a comprare una volta avuta la certezza che lo scenario peggiore non si è concretizzato. È successo con Moody’s e Fitch ed è assai probabile che succeda anche dopo S&P.

Secondo il gestore di Aberdeen Asset Management James Athey, che pure ha preso una posizione ribassista sui BTp, i rendimenti dei titoli a 10 anni (che hanno chiuso la settimana a quota 2,58%) potrebbero scendere di 10 punti solo per l’effetto dello scampato pericolo. Se confermato il “rimbalzo” dei BTp sarebbe un’ottima notizia per il Tesoro che martedì torna a rifinanziarsi in asta con emissioni a lunga scadenza per un ammontare massimo di 6,5 miliardi. Sempre martedì è prevista la pubblicazione da parte dell’Istat della stima preliminare sul Pil del primo trimestre. Un dato che potrebbe condizionare (in positivo o in negativo) il contesto di mercato. Le aste del Tesoro, come accennato, arrivano dopo una settimana di vendite che hanno favorito l’allargamento degli spread verso gli altri Paesi periferici come il Portogallo o la Spagna. Tra i BTp e i Bonos ci sono 154 punti di differenza. Lo spread si è allargato benché la Spagna, che oggi va al voto, non sia certo messa meglio di noi in termini di stabilità politica.

La “grazia” di Standard & Poor’s è certamente una buona notizia ma il sollievo derivante è destinato ad essere di breve durata. Sull’Italia resta infatti la spada di Damocle di un possibile declassamento alla prossima revisione prevista per il 26 ottobre visto che l’outlook resta negativo. Un taglio del rating - fa sapere l’agenzia nel comunicato - potrebbe avvenire qualora: 1) deficit e debito dovessero crescere oltre le previsioni (stimati per il 2019 al 2,6% e 131,7% rispettivamente); 2) il contesto di mercato dovesse deteriorarsi significativamente per il Tesoro e le banche; 3) il Paese dovesse adottare politiche tali da indebolire in maniera permanente la crescita potenziale dell’economia. Non è escluso peraltro che gli sviluppi possano essere positivi. Se una promozione in questa fase è fuori dai radar S&P non esclude di rivedere in positivo l’outlook se, al netto degli scenari sopra descritti, dovessero esserci sviluppi sul fronte bancario come ad esempio un progresso sul fronte del risanamento degli istituti con l’ulteriore riduzione del peso dei crediti deteriorati a bilancio o l’adozione del fondo europeo di tutela dei depositi.

L’Italia - riconosce S&P - ha un’economia ampia e diversificata e il debito, benché elevato, ha una scadenza piuttosto lunga (6,8 anni in media), il che ci permette di diluire l’impatto di eventuali fiammate dello spread. Nel nostro Paese - si legge nella nota - c’è un risparmio privato superiore al debito pubblico a cui (S&P non lo scrive ma lo lascia intendere) lo Stato può sempre attingere con una tassa patrimoniale qualora le cose si mettessero male.

A fronte di questi punti di forza restano le ben note vulnerabilità. Oltre al problema dei conti pubblici il nostro Paese c’è quello di una crescita costantemente inferiore a quella degli altri Paesi europei; di un mercato del lavoro rigido, una popolazione sempre più anziana che ha meno propensione alla spesa e più al risparmio, una pressione fiscale sulle imprese elevata. Cosa sta facendo il governo per sanare queste e altre criticità? Ben poco secondo S&P. Anzi, se possibile, il governo sta contribuendo a peggiorare la situazione. «Crediamo che la politica economica e fiscale abbia contribuito a favorire la recessione tecnica in cui il Paese è entrato nella seconda metà del 2018» scrive S&P che mette in relazione il rallentamento dell’economia all’impennata dello spread che ha penalizzato le banche. Negativo anche il giudizio sulle misure di bandiera dell’esecutivo giallo-verde: reddito di cittadinanza e quota 100. Il primo, secondo S&P, rischia di disincentivare la ricerca di lavoro e dovrebbe avere un impatto modesto sulla crescita. Quanto alle pensioni la riforma - secondo l’agenzia - non favorirà il calo della disoccupazione e in prospettiva rischia di pesare sulla tenuta delle finanze pubbliche.

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