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BTp, perché tra giugno e luglio c’è stato un boom di acquisti dall’estero

Due fattori hanno contribuito a riportare gli investitori a comprare BTp tra giugno e luglio: la politica monetaria e la chiusura della trattativa con la Ue sui conti

di Andrea Franceschi

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3' di lettura

Boom di acquisti di BTp dall’estero a luglio. Stando alle ultime rilevazioni Bankitalia i grandi fondi esteri hanno aumentato la loro esposizione netta in titoli di Stato italiani per 19 miliardi di euro. Sommati ai 34,6 miliardi di BTp acquistati a giugno (dato record) nei due mesi si è registrato un netto riposizionamento dei grandi investitori istituzionali sull’Italia. Il flusso di capitali esteri sul debito italiano è pari a oltre 53 miliardi di euro di acquisti netti in BTp. Una cifra che sale a 63 miliardi se si prende la classificazione Bce che, oltre ai BTp, tiene conto di altri titoli della pubblica amministrazione.

Questo boom di acquisti ha contribuito ad abbassare notevolmente rendimenti e spread sui nostri titoli di Stato. Da fine maggio ai primi di agosto il rendimento del BTp decennale si è ridotto di oltre 100 punti base passando dal 2,65 all’1,55% mentre lo spread con i bund tedeschi è sceso da 288 a 201 punti base.

Andamento dello spread Btp / Bund

Due fattori, come noto, hanno contribuito a riportare gli investitori a comprare BTp: la politica monetaria e l’evoluzione della trattativa con la Ue sui conti.

Sul primo fronte le novità più importanti sono state: 1) la scommessa sul rilancio degli stimoli monetari dopo che il presidente della Bce Mario Draghi che nel discorso tenuto al forum di Sintra del 18 giugno ha fatto capire di essere pronto a rilanciare il Qe (cosa che puntualmente è avvenuta al direttivo di settembre) 2) il compromesso raggiunto in sede Ue sulla nomina della “colomba” Christine Lagarde per la successione di Draghi alla guida della Bce.

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Sul fronte politico invece la novità più importante è arrivata dalla chiusura positiva della partita con la Ue sui conti dopo che ha contribuito ad allontanare la minaccia di una pericolosa procedura di infrazione.

Gli acquisti di BTp da parte degli investitori esteri tra giugno e luglio di quest’anno sono in netta controtendenza rispetto al trend negativo che si è registrato in particolare nella seconda metà del 2018 caratterizzata da una pesante ondata di vendite dall’estero di BTp. Vendite che sono scattate da maggio in poi quando i mercati, vista l’agenda di politica economica dell’esecutivo giallo-verde, hanno iniziato a scontare il rischio di un’uscita dell’Italia dall’euro. Tra maggio e giugno 2018 gli investitori esteri sono arrivati a scaricare sul mercato 58 miliardi di BTp (la peggior fuga di capitali dalla crisi dei debiti sovrani 2011-2012). E lo hanno fatto, seppur in misura minore, anche nei mesi successivi con il risultato che l’esposizione in BTp degli investitori esteri è passata da 722 a 629 miliardi di euro (minimi dal 2013).

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Il contesto è cambiato nel 2019. A gennaio la decisione della Fed di cambiare rotta sui tassi ha dato il via a un maxi-rimbalzo dei mercati azionari e obbligazionari di cui si sono trovati a beneficiare soprattutto i titoli più rischiosi (e redditizi) come i BTp che, non a caso, sono tornati ad essere gettonati (gli investitori esteri ne sottoscrivono per un ammontare di 21,3 miliardi di euro). Nei mesi successivi non si sono registrate variazioni di rilievo fino ai mesi di giugno e di luglio quando il combinato disposto di una politica monetaria più accomodante e di un contesto più sereno in Europa hanno innescato il boom di acquisti BTp.

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    Andrea Franceschiredattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Mercati, finanza, bond, azioni. obbligazioni, titoli di stato, banche, borsa, politica monetaria, Bce, Fed, tassi

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