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BTp sotto l'1%, ecco gli effetti su conti pubblici e banche

Oltre 800 milioni di risparmi a regime per il Tesoro sulle emissioni e +1% per i titoli del credito se l’effetto-Emilia Romagna sarà confermato

di Maximilian Cellino

L'economia spiegata dal Nano: lo spread

3' di lettura

Spread a quota 133 e rendimento del BTp decennale sotto l’1% (per la prima volta da inizio novembre). Il prevedibile impatto favorevole dettato dall’esito delle elezioni in Emilia Romagna non ha tardato a manifestarsi sui mercati finanziari ed è il momento di trarre le prime somme sui conti pubblici, ma anche sui bilanci delle banche italiane. Dovesse confermarsi anche nei mesi a venire, la riduzione dei tassi si tradurrebbe a regime in un «risparmio»di circa 800 milioni l’anno per le casse dello Stato e in un incremento medio della capitalizzazione degli istituti di credito del nostro Paese che sfiora l’1 per cento.

Il voto batte il coronavirus e abbassa lo spread


A fare i conti in tasca allo Stato ci ha pensato direttamente due giorni fa il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, mettendo al lavoro i tecnici del Tesoro e facendo notare che l’effetto diretto del voto (20 punti in meno di spread) «produrrà 400 milioni di euro risparmi quest’anno, 1,2 miliardi nel 2021 e oltre 2 miliardi nel 2022». Al di là della comprensibile soddisfazione palesata all’interno della compagine di Governo, i vantaggi per i conti pubblici sarebbero innegabili se la situazione attuale si confermasse nei mesi a venire, o se addirittura dovesse migliorare.

Lo scorso anno i costi medi ponderati all’emissione dei titoli di Stato sono stati pari allo 0,93%, in leggera discesa rispetto all’1,07% del 2018 ma ancora sopra i livelli del periodo 2015-2017. Nelle prime aste del 2020 il Tesoro, che stamani proverà a piazzare fino a 8,75 miliardi fra CcT e BTp a 5 e 10 anni, ha collocato circa un decimo del fabbisogno atteso di titoli di debito a medio-lungo termine per l’intero anno (245 miliardi secondo le stime di UniCredit Research) con un rendimento medio dell’1,14 per cento. Il dato però rischia di essere fuorviante, perché fino a questo momento le operazioni effettuate sono poche e occorre anche tenere conto del peso del collocamento del BTp trentennale (peraltro un successo, con i quasi 48 miliardi di richieste a fronte dei 7 miliardi emessi) che con il suo 2,5% lordo sbilancia inevitabilmente il conteggio verso l’alto.

Il BTp settennale: la cartina di Tornasole
Può essere interessante invece ragionare sul rendimento dei titoli a 7 anni, proprio perché questa è la scadenza media del debito del Tesoro e il suo comportamento può fornire con buona approssimazione una misura degli oneri per le casse pubbliche. In questo caso il tasso, che a inizio anno stazionava (casualmente) proprio attorno al rendimento medio all’emissione poc’anzi ricordato, cioè allo 0,94%, ieri sera si attestava già oltre 30 centesimi sotto allo 0,60 per cento. Una riduzione di un terzo che, se confermata nei mesi a venire e proiettata ipoteticamente sull’intero debito da emettere nel 2020, può comportare a regime un risparmio attorno agli 800 milioni l’anno: un dato che non fa altro che confermare le cifre anticipate da Gualtieri.

Per le banche, che nonostante le cessioni effettuate negli ultimi mesi dello scorso anno mantengono nei propri portafogli un quantitativo rilevante di BTp, il discorso è invece più articolato. Gli istituti di credito registrano infatti da una parte un effetto positivo sul patrimonio Cet1 che gli analisti di Equita Sim quantificano in 20 punti base ogni 100 punti di riduzione dei tassi sull’intera curva dei tassi italiana, ma subiscono dall’altra una compressione sul margine di interesse proprio a causa della riduzione del rendimento degli stessi titoli detenuti.

Un gioco a somma positiva per le banche
Dei due effetti opposti sembra però essere il primo a prevalere, almeno nell’immediato: «Una riduzione dello spread di 100 punti base ha un impatto di circa il 3% positivo sulla capitalizzazione media delle banche italiane, con un impatto di che va dall’1-2% per quelle meno sensibili come Ubi, Intesa Sanpaolo e UniCredit fino al 7-8% per Monte dei Paschi e Popolare di Sondrio», conferma Giovanni Razzoli, analista per il settore bancario di Equita Sim. Una stima che trova per il momento conferme nello stesso andamento in Borsa dei titoli del comparto, che da lunedì scorso e nonostante l’effetto di «disturbo» dell’epidemia di coronavirus, a fronte di una riduzione dello spread di circa 25 centesimi hanno mediamente guadagnato l’1,5% contro lo 0,8% dell’indice generale Ftse Mib: un buon viatico in attesa della stagione dei bilanci delle banche, che entrerà nel vivo la prossima settimana.

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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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