salone di francoforte

Buchmesse: cresce l’export del libro italiano, +9% nel 2018

Dopo quasi otto anni è aumentato anche il numero di copie vendute: + 4%. Franco Levi: «Sull’export risultati straordinari, ma possiamo migliorare ancora». La rassegna è stata inaugurata dal Nobel per la Letteratura, Olga Tokarczuk

di Lara Ricci


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La vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura, Olga Tocarczuk, all’inaugurazione del Salone del Libro di Francoforte (Epa)

2' di lettura

Aumentano i titoli di libri italiani venduti all’estero. Nel 2018 sono infatti cresciuti del 9% rispetto all’anno precedente, a fronte di un mercato dell’editoria italiana sostanzialmente stabile nel 2018 (in salita cioè del 2,1%, senza considerare l’inflazione, a 3,170 miliardi di euro), ma in maggior ripresa nei primi otto mesi del 2019. Le vendite in Italia per l’editoria di varia nei canali trade (librerie, grande distribuzione, negozi online, compresa una stima di Amazon) hanno infatti raggiunto quota +5%. E dopo quasi otto anni è aumentato anche il numero di copie vendute: salito del 4%.

Sono i risultati annunciati questa mattina nel tradizionale rapporto che l’Associazione italiana editori (Aie) presenta in occasione del Salone del libro di Francoforte, il più importante appuntamento mondiale per la compravendita dei diritti. «Sull’export i risultati sono straordinari, ma possiamo migliorare ancora» ha detto Franco Levi, presidente dell’Aie . Negli ultimi quindici anni infatti la crescita media annua dei diritti venduti all’estero è stata del 19,9%, trainata dall’editoria per bambini e ragazzi e in anni più recenti dalla narrativa.

«Vogliamo lavorare ad una nuova legge per l’editoria che, sul modello della legge sul cinema, aiuti e sostenga tutta la filiera del libro, dagli editori ai distributori, alle librerie, ai lettori» ha affermato stamattina il sottosegretario al ministero per i Beni e le attività culturali e il turismo, Anna Laura Orrico, durante la conferenza stampa di inaugurazione del Padiglione Italia, all’interno della fiera del libro di Francoforte.

Una fiera dedicata quest’anno all’antropocene (l’ultima era per l’uomo? Si chiedono provocatoriamente i tedeschi) e aperta dal neonominato Nobel per la letteratura, la scrittrice polacca Olga Tokarczuk, che ha parlato della capacità della letteratura di unificare un mondo sempre più fissurato lungo le linee del nazionalismo e della politica. «Credo in una letteratura che unisca le persone, che evidenzi cosa hanno in comune nonostante le differenze, che siano di colore, di orientamento sessuale o di qualunque altro tipo che possa separarci in superficie», ha affermato la scrittrice, rivendicando poi il ruolo politico della letteratura.

E a proposito di impegno politico, dal Salone del libro di Francoforte è anche partita l’iniziativa di una petizione di un gruppo di editori europei e operatori del mondo editoriale che ha lanciato un appello al Parlamento europeo, nella persona del suo presidente David Sassoli, perché metta in atto tutte le possibili azioni per fermare il massacro dei curdi. Tra i firmatari Alessandro e Giuseppe Laterza (Laterza), Andrew Franklin (Profile), Antoine Gallimard (Gallimard), Joan Tarrida (Galaxia Gutenberg), Tom Kraushaar e Christoph Selzer (Klett Cotta), Joana Neves (Bertrand), James Daunt (Waterstones).

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