BIOPLASTICHE

Bio-on, a rischio la continuità: buco da 22 milioni

Bloccati i pagamenti verso i fornitori già dal maggio scorso

di Ivan Cimmarusti


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2' di lettura

Già da maggio scorso Bio-On aveva smesso di pagare i fornitori. Il vecchio board, con il presidente Marco Astorri e il vice presidente Guido Cicognani, lascia una presunta situazione finanziaria disastrata, con un passivo di 22,5 milioni di euro.

Il dossier ora passa nelle mani dell’amministratore giudiziario, il professor Luca Mandrioli, nominato ieri dal presidente della sezione specializzata impresa del Tribunale di Bologna, Fabio Florini. In ballo c’è la «verifica circa la persistenza della “continuità aziendale”», come precisa lo stesso giudice. Perché un eventuale fallimento - con relativa apertura di un nuovo procedimento penale per bancarotta fraudolenta - potrebbe mettere a repentaglio «agenti, dipendenti e collaboratori». Per questo il giudice ritiene fondamentale la «verifica della situazione complessiva - contabile, economica e finanziaria - della società», perché non si può escludere «l’avvio di eventuali ammortizzatori sociali».

L’indagine coordinata dal procuratore capo di Bologna Jimmi Amato ha scoperchiato un presunto «sistema» che aveva portato Bio-On ad essere il fiore all’occhiello del listino Aim, ma con basi che per gli inquirenti sarebbero inconsistenti. Gli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, al comando del colonnello Luca Torzani, hanno tracciato una quadro probatorio ritenuto anche dal giudice civile «convincente». Perché al netto delle valutazioni del gip, un altro magistrato sottolinea come l’inchiesta abbia «fatto emergere l’esistenza di gravi irregolarità nell’amministrazione della società, tali da cagionare danno alla medesima».

Ma quali sarebbero queste irregolarità? Secondo gli investigatori anche il piano industriale 2017-2020 da 140 milioni di euro era composto da iniziative «fittizie», che avevano il solo scopo di far alzare il valore del titolo. Come il contratto di Multi-licenza da 55 milioni di euro, sottoscritto con una multinazionale in realtà inesistente. Ma in quella fase il titolo subisce un’impennata, tanto che la società riesce a raccogliere risorse finanziarie per 41,5 milioni, mentre nelle tasche di Astorri e Cicognani finiscono 36 milioni.

Eppure la posizione finanziaria netta svela il buco causato da queste operazioni. Perché tra il 2017 e il 2018 la società passa da +24,2 milioni di euro a un -22,5 milioni. Una variazione netta in negativo di ben 46,7 milioni.

Numeri che inevitabilmente saranno passati al setaccio dall’amministratore giudiziario. Secondo gli investigatori, che hanno già un quadro complessivo dalla situazione aziendale, a influire sulla posizione finanziaria sono tre aspetti: l’aumento dell’indebitamento bancario (+24 milioni), la diminuzione di titoli dell’attivo circolante (-13,2 milioni) e il decremento delle liquidità disponibili (-9,3 milioni).

Ora non resta che attendere le valutazioni del professor Mandrioli, per capire quale sarà l’epilogo del gioiello delle plastiche bio.

Per approfondire:
Bio-On, a rischio i posti di lavoro. Si valutano ammortizzatori sociali
Accordi fittizi e contratti falsi: così funzionava il sistema Bio-on

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