dopo lo scandalo

Bufera Bio-On: il listino Aim non è per tutti. Le regole per non scottarsi

Serve un adeguato profilo di rischio per investire nel listino delle Pmi ad alto potenziale di crescita . Evitare il fai-da-te e consultare gli esperti.

di Vitaliano D'Angerio


default onloading pic

3' di lettura

«Società ad alto potenziale di crescita alle quali è tipicamente collegato un livello di rischio superiore rispetto agli emittenti di maggiori dimensioni o con business consolidati». È quello che deve essere scritto sulla prima pagina del documento di ammissione dell’azienda che vuole essere negoziata sull’Aim Italia, il listino delle piccole e medie imprese (Pmi) ad alto potenziale (127 aziende e 6,5 miliardi di capitalizzazione al mercoledì 23).

LEGGI ANCHE: Bio-On, conto per il mercato oltre i 400 milioni

I riflettori sull’Aim italiano si sono riaccesi a causa dello scandalo Bio-On: false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato è l’accusa della Procura di Bologna, che attraverso l’operazione denominata “Plastic Bubble” ha confermato dunque il contenuto della denuncia partita lo scorso 24 luglio dal fondo americano Quintessential. Il titolo è stato sospeso in Borsa ed è partita la procedura per la sostituzione degli organi societari, travolti dall’inchiesta, così da garantire così una prospettiva anche ai 100 dipendenti di Bio-On.

Come muoversi sull’Aim
L’Aim Italia resta un’opportunità per le società in cerca di capitali per crescere; allo stesso tempo, però, c’è un rischio più elevato e i piccoli risparmiatori, che decidessero di esporsi su tale listino, ne devono essere consapevoli. Prima di affrontare l’Aim la domanda da farsi allora è: qual è il mio profilo di rischio? Se la metaforica lancetta degli investimenti è più verso la zona BTp o aziende da business consolidato (tipo grandi assicurazioni), meglio evitare il fai-da-te. Viceversa, se non mi pongo alcuna domanda iniziale, sarà come affrontare una curva in auto... ma con una benda sugli occhi.

Dopo Bio-On
Iniziamo a chiarire subito un punto importante: il listino delle Pmi ad alto potenziale consente a molte società di trovare una fonte di finanziamento alternativa al circuito bancario. L’Aim, però, è un mercato non regolamentato e non c’è l’autorizzazione della Consob, l’authority di vigilanza, al prospetto informativo dell’azienda. Infatti, sempre sulla prima pagina del documento di ammissione Aim, viene scritto che «Consob e Borsa Italiana non hanno esaminato né approvato il contenuto di questo documento».

Consob e gli altri garanti
La Consob però non chiude gli occhi sul mercato ma vigila, dopo l’avvio delle negoziazioni, per verificare il rispetto della normativa sul “market abuse” e per sanzionare, ove fosse necessario, i reati di aggiottaggio, manipolazione e insider trading. Allora non c’è nessuno che garantisce il contenuto del documento di ammissione Aim? Il garante c’è e si chiama Nomad, sintesi delle due parole inglesi nominated adviser: sono i soggetti che valutano il business dell’azienda pronta per l’Aim, che la supportano nel procedimento e che continuano a seguirla anche dopo.

A vigilare sui Nomad è Borsa Italiana che verifica il rispetto del regolamento Aim e nel caso sanziona fino alla sospensione del consulente-garante . I Nomad devono essere per forza una persona giuridica: in caso di società di intermediazione (Sim) o banche d’investimento, saremo di fronte a soggetti vigilati Consob e Bankitalia. Una garanzia in più. Prima di investire, sarebbe meglio dare un’occhiata poi alle matricole Aim portate in Borsa da quel determinato Nomad: i risultati professionali del consulente sono un buon riferimento della sua serietà.

L’imprenditore che ci crede
Infine c’è il tipo di operazione con cui viene realizzata l’ammissione all’Aim: se l’imprenditore crede nella sua azienda e cerca capitali per farla crescere, di solito utilizza come struttura un aumento di capitale e soltanto una piccola parte di quote viene ceduta sul mercato. In caso contrario, se lo sbarco sull’Aim avviene totalmente come vendita di quote, allora qualche interrogativo sorge: se l’imprenditore vuole vendere la sua azienda e non ci crede più, perché dovrebbe crederci l’investitore?

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...