comitato direttivo dell’anm

Bufera Csm travolge anche l’Associazione magistrati:  Grasso si dimette da presidente

di Marzio Bartoloni


Caso Csm, governo pensa a riforma della giustizia

3' di lettura

Si è dimesso il presidente dell'Anm Pasquale Grasso. Dopo aver ascoltato gli interventi dei rappresentanti dei gruppi all’interno all'Associazione nazionale magistrati nel Comitato direttivo centrale, Grasso ha rassegnato le proprie dimissioni come aveva anticipato in apertura nel caso avesse avuto sentore di una richiesta in tal senso. «Vi ho ascoltato - ha detto - vi comprendo e ovviamente rassegno le mie dimissioni». Il numero uno del sindacato delle toghe aveva lasciato nei giorni scorsi la sua corrente, Mi, in polemica con la scelta di non far dimettere i membri del Csm coinvolti dall'inchiesta.

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«Vi ho ascoltato tutti. Vi comprendo e vi rispetto. Vi rispetto e vi ringrazio. Vi rispetto molto più di quanto abbiate dimostrato di rispettare me», ha detto Grasso annunciando le sue dimissioni. «Potrei osservare che le vostre considerazioni hanno deliberatamente trascurato la prospettiva cronologica degli avvenimenti. Potrei dolermi di convenienti fraintendimenti della mia condotta», ha aggiunto, ma «vi ho ascoltato e compreso. Ovviamente rassegno le mie dimissioni. Lo faccio serenamente, dicendo no a me stesso. Nel ricordo di un grande intellettuale del passato, che ricordava che i moralisti dicono no agli altri, l'uomo morale dice no a se stesso». Grasso proprio nei giorni scorsi aveva lasciato la sua corrente, Magistratura indipendente - la più coinvolta dalla bufera sul Consiglio superiore della magistratura- non condividendone la linea adottata sui togati autosospesi del Csm, cioè in dissenso con la scelta iniziale di non farli dimettere. Una posizione che oggi Grasso ha ribadito, parlando di «netta frattura tra il sottoscritto e Mi».

All’inizio del suo intervento Grasso si era rimesso al parlamentino dell’Anm. In apertura del Comitato direttivo centrale, convocato a seguito della bufera sulle nomine in magistratura, ha esordito dicendo che «se riterrete sarò ancor qui per riaffermare quella linea politica e per testimoniare l’unità della associazione», al contrario «mi farò da parte» di fronte alla «percezione della semplice richiesta di dimissioni che provenisse da una parte apprezzabile dei presenti, senza volontà di imporre un voto che sarebbe comunque divisivo». «Rivendico con forza - ha detto all’inizio del suo intervento - la correttezza e la coerenza della linea di azione, politica, giuridica e morale, che, come presidente dell'Anm, componente di questo Comitato direttivo centrale e come magistrato, ho proposto e seguito». «Nell’iniziale deflagrare di notizie di stampa - aveva ancora ricordato il magistrato - la chiara affermazione e rivendicazione di un principio non negoziabile: no a qualsiasi forma di cessione dell'autogoverno, centralità del Consiglio, decisa affermazione del fatto che coloro i quali avessero operato nel modo descritto dalla stampa non potevano essere o rimanere rappresentanti dei magistrati nel Consiglio».

«Il mio richiamo al cambio di passo - ha attaccato poi Grasso in una dichiarazione a Sky - è stato assolutamente inascoltato e come temevo purtroppo” non si “coglierà l'occasione per un cambiamento perché il dire di allontanarsi dalle correnti come gruppi di potere e solo centri di elaborazione culturale è un qualcosa che viene declamato ma assolutamente non praticato in questi attimi” in cui “con una sorta di manuale Cencelli si stanno decidendo, immagino, i nomi e le appartenenze dei singoli che parteciperanno alla nuova giunta”.

Le dimissioni di Grasso, in carica da aprile al vertice dell’Anm, fanno seguito agli interventi al parlamentino dei rappresentanti di Unicost, Area e Autonomia e Indipendenza, che ritengono troppo morbida la sua presa di distanza da quanto l'inchiesta di Perugia ha evidenziato, coi contatti tra magistrati, politici e consiglieri del Csm per le nomine ai vertici delle procure. Ora questi gruppi potrebbero dare vita a una nuova giunta. Duro Giovanni Tedesco, di Area, nei confronti di Magistratura Indipendente, il gruppo che ha espresso Grasso alla presidenza, e dal quale poi però si è dimesso: «La linea di MI verso chi si era autosospeso nel Csm è stato chiedere tornate a fare il vostro splendido lavoro». Angelo Renna, di Unicost ha paragonato la vicenda a una «Caporetto» per la magistratura alla quale bisognava reagire tracciando la linea della legalità. E per Francesco Valentini, di A&I, gruppo che non sosteneva la giunta unitaria, si tratta di una «vicenda catastrofica», di fronte alla quale dal presidente dell’Anm «sono arrivati solo una serie di distinguo, e non ne avevamo bisogno. Non ha saputo gestire quel momento e il momento successivo». Da Magistratura Indipendente, invece, con Stefano Buccini è arrivato un invito «alla unità, data la comune valutazione di assoluta gravità delle condotto contestate».

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