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Bufera sulla Danimarca: aiutò l’intelligence Usa a spiare i politici europei

Un’inchiesta giornalistica riaccende i riflettori sullo spionaggio Usa ai danni di Merkel e altri politici europei, che avrebbe potuto contare sugli 007 danesi

di Michele Pignatelli

Un manifesto elettorale in Sassonia-Anhalt, trasforma l’originale “insieme vincenti in Europa” in “Nsa (l’intelligence Usa) vincente in Europa”

3' di lettura

Lo spionaggio americano nei confronti di Angela Merkel e di altri importanti esponenti politici europei tra il 2012 e il 2014 ha potuto contare sulla collaborazione dei servizi segreti (e sulle infrastrutture) della Danimarca.

La clamorosa conclusione - frutto di un’inchiesta della televisione pubblica danese DR, a cui hanno avuto accesso il quotidiano francese Le Monde, la tedesca Süddeutsche Zeitung, i canali tedeschi NDR e WDR, oltre alle televisioni pubbliche svedese (SVT) e norvegese (NRK) - riaccende i riflettori su uno dei capitoli più controversi della seconda presidenza Obama, portato alla luce per la prima volta nel 2013 dall’ex dipendente della Nsa, la National Security Agency statunitense, Edward Snowden.

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Le rivelazioni di Snowden e l’inchiesta interna

Fu proprio in seguito a quelle rivelazioni che l’intelligence militare danese (Fe) aprì un’indagine interna, conclusa già nel 2015 con i risultati a cui ora i media citati hanno avuto accesso. La Nsa, dunque, tra il 2012 e il 2014 (non è chiaro se soltanto prima o anche dopo l’affaire Snowden), con il contributo dell’Fe, avrebbe utilizzato le infrastrutture danesi per spiare funzionari ed esponenti politici svedesi, norvegesi, francesi e tedeschi. Tra questi ultimi, oltre alla cancelliera Merkel, anche l’allora ministro degli Esteri Frank Walter Steinmeier, oggi presidente federale, e l’allora leader dell’opposizione Peer Steinbrück.

Che Merkel e Steinmeier fossero stati oggetto particolare delle attenzioni degli 007 Usa era da tempo risaputo, appare invece più sorprendente che ci fosse - la citazione viene quasi spontanea - “del marcio in Danimarca”. La sorpresa è però solo relativa.

Danimarca crocevia europeo dei Big Data

Il valore strategico della Danimarca, infatti, è subito chiaro se si considera che il Paese è una sorta di hub geografico per il traffico Internet globale, essendo il terminale di cavi sottomarini collegati appunto a Paesi come Germania. Svezia, Norvegia, Olanda e Regno Unito.

Proprio attraverso questi cavi avvenivano le intercettazioni che, utilizzando come filtro i numeri di telefono dei politici target dello spionaggio, davano accesso a telefonate, chat e messaggi testuali. E l’Nsa Usa aveva anche accesso al centro di raccolta dati e stazione di ascolto della base militare di Sandagergård, sull’isola di Amager nel Baltico.

Le reazioni. Macron: inaccettabile

Il ministro della Difesa danese, Trine Bramsen, pur premettendo che il governo non può commentare questioni di intelligence, ha sottolineato che il governo considera «inaccettabili» le intercettazioni sistematiche degli alleati. Ma le reazioni dei Paesi nel mirino non si sono fatte attendere, sintetizzate da Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron che, nella conferenza stampa seguita alle consultazioni governative franco-tedesche, hanno detto di aspettarsi chiarimenti, come già prima avevano fatto il ministro della Difesa svedese, Peter Hultqvist, e quello norvegese, Frank Bakke-Jensen.

«Se le informazioni sono vere - ha aggiunto Macron - vorrei dire che questo è inaccettabile fra alleati e ancor meno tra alleati e partner europei». La stessa, dura reazione di uno degli intercettati, Peer Steinbrück, che all’emittente tedesca ARD ha detto di trovare «grottesco» il fatto che l’intelligence faccia spionaggio su Paesi alleati. «Politicamente – ha concluso – lo considero uno scandalo».

Più conciliante invece Angela Merkel, che si è detta «sollevata che il governo danese, il ministro della Difesa, abbia detto molto chiaramente cosa pensi di queste cose. E in tal senso - ha concluso - vedo una buona base, non solo per chiarire le cose, ma per costruire davvero un rapporto di fiducia».

Una fiducia che, va ricordato, non riguarda solo i partner europei, ma soprattutto il grande alleato americano: quel presidente Joe Biden con cui oggi l’Europa sta cercando di rilanciare i rapporti e che tuttavia, all’epoca dei fatti, era il numero due di Obama.

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