Il caso

Bufera procure, Ermini lascia il Disciplinare sul pm Palamara

Il vice presidente del Csm non presiederà la sezione disciplinare che il 2 luglio prossimo deve decidere sulla richiesta del pg della Cassazione Riccardo Fuzio di sospendere dalle funzioni e dallo stipendio il pm Luca Palamara

di Ivan Cimmarusti


Csm, Mattarella: emerso un quadro sconcertante. Si volta pagina

2' di lettura

Il vice presidente del Csm, David Ermini, non presiederà la sezione disciplinare che il 2 luglio prossimo si deve pronunciare sulla richiesta del procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio di sospendere dalle funzioni e dallo stipendio Luca Palamara, l’ex presidente dell’Anm indagato a Perugia per corruzione. Lo ha deciso dopo che dalle intercettazioni dei pm di Perugia è emerso come Palamara volesse interferire sulle scelte del Csm anche con pressioni sullo stesso Ermini.

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Il passo indietro di Ermini
Il collegio, quindi, sarà presieduto dal laico del Movimento 5 Stelle Fulvio Gigliotti. Si tratterà di una riunione in camera di consiglio, cioè a porte chiuse alla quale parteciperanno, se lo vorrà, lo stesso Palamara e certamente i suoi difensori. Ermini, dunque, fa un passo indietro. Ma solo per questioni di opportunità. D’altronde il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura ha dimostrato di essere riuscito a gestire correttamente il dossier “nomine”, incassando anche i ringraziamenti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Eppure quelle conversazioni di Palamara, intercettate dal trojan, non gli consentono di prendere parte in modo sereno al Disciplinare.

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Le accuse su Palamara
A Perugia è emerso un quadro desolante: Palamara risulta essere stato corrotto con 40mila euro (particolare smentito dagli indagati) per far nominare il pm Giancarlo Longo - già travolto da inchieste corruzione in atti giudiziari - alla Procura di Gela. Non solo: utilizza un esposto al Csm - fatto dal pm Fava che accusava Pignatone e Ielo di non essersi astenuti quando l’inchiesta sul Consiglio di Stato ha fatto emerge aspetti (penalmente irrilevanti) relativi ai rispettivi fratelli – per fare un dossieraggio contro gli stessi Pignatone e Ielo. Nel registro degli indagati finiscono: Palamara (corruzione e rivelazione del segreto), Fava (rivelazione del segreto e favoreggiamento) e Spina (rivelazione del segreto e favoreggiamento). Nell’inchiesta, però, stanno emergendo nuovi tentativi di delegittimazione dell’aggiunto Ielo.

Intercettando, però, i magistrati hanno scoperto ulteriori fatti. Ossia l’esistenza di un «centro di potere» esterno al Csm, in cui Palamara, Spina e i consiglieri Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Paolo Criscuoli e Gianluigi Morlini dialogavano della nomina alla Procura di Roma con parlamentari Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti, quest’ultimo già sotto processo a Roma nel caso Consip. Stando a quanto emerge, Palamara appoggiava la nomina del procuratore generale di Firenze Marcello Viola, definito dai più «l’anti-Pignatone». Nei fatti, il 23 maggio scorso la V Commissione ha deliberato per la nomina di Viola (contro il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e il procuratore di Palermo Franco Lo Voi, più «filo-Pignatone»).

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