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Bufera al vertice di Credit Suisse. Sotto attacco Urs Rohner

Il maggior singolo azionista della banca elvetica, Harris Associates, potrebbe revocare la fiducia al presidente del cda se non si schiera a favore del ceo Thiam.

di Lino Terlizzi

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(Reuters)

Il maggior singolo azionista della banca elvetica, Harris Associates, potrebbe revocare la fiducia al presidente del cda se non si schiera a favore del ceo Thiam.


2' di lettura


Il maggior singolo azionista di Credit Suisse attacca il presidente del consiglio di amministrazione della banca elvetica, Urs Rohner, e lascia intravedere la possibilità di revocargli la fiducia, se non si schiererà a favore del chief executive officer Tidjane Thiam. Sono gli ultimi sviluppi, in ordine di tempo, della situazione al vertice dell’istituto rossocrociato, colpito negli ultimi mesi dalle vicende dei pedinamenti ai danni di manager e (secondo recenti accuse) dello spionaggio ai danni di Greenpeace. Oggi stesso oppure prossimi giorni, secondo voci insistenti sulla piazza zurighese, potrebbe tenersi un cda della banca.

La lettera
In una lettera indirizzata appunto al cda, di cui riferisce il portale svizzero The Market, David Herro, top manager dell’americana Harris Associates, afferma di seguire con preoccupazione le ultime notizie. Herro invita il cda a dimostrare pubblicamente fiducia nei confronti di Thiam; sarebbe un grave errore, si legge nella lettera del 3 febbraio, sostituire un ceo che ha trasformato in modo positivo la banca. Herro ha poi aggiunto, in un colloquio con il portale, di non tollerare il comportamento di Rohner, che a suo parere sta cercando di allontanare Thiam. Il manager di Harris chiede quindi al cda di sostituire Rohner, se questi non sosterrà il ceo. Se i consiglieri di amministrazione non dovessero agire, Harris cercherà nel caso altre vie per togliere Rohner dalla sua carica. Dalla lettera emerge anche che Harris Associates detiene l'8,42% delle azioni di Credit Suisse, una quota più alta del 5% sin qui accreditato. Il gruppo americano è dunque il maggior singolo azionista della banca, davanti al fondo sovrano Qatar Investment Authority (5,21%), al fondo sovrano norvegese (4,98%) e al saudita Olayan Group (4,93%).

Le mosse di Rohner
Secondo alcuni media elvetici, Rohner vorrebbe affrontare concretamente il tema della sostituzione di Thiam in una prossima riunione del cda. Questo tanto più se l'autorità svizzera di vigilanza Finma, che sta esaminando la vicenda dei pedinamenti, arrivasse alla conclusione che il top manager franco-ivoriano ha mancato ai suoi obblighi nella gestione della banca. La stessa posizione del presidente del cda è però appunto oggetto di critiche.

Il pedinamento

Nel settembre scorso era emersa la vicenda di Iqbal Khan, il top manager pedinato su ordine dell’istituto, fino al mese di giugno responsabile della gestione patrimoniale di Credit Suisse e dal primo ottobre 2019 in forza a Ubs con la stessa funzione, accanto a Tom Naratil. In dicembre è poi emerso un secondo caso di pedinamento, quello dell’ex capo del personale di Credit Suisse, Peter Goerke. Secondo un’indagine condotta dallo studio legale zurighese Homburger per conto di Credit Suisse, la responsabilità dei pedinamenti è dell’allora chief operating officer Pierre-Olivier Bouée, licenziato a fine anno. Né Thiam né Rohner, secondo l’indagine Homburger, ne erano a conoscenza. Nei giorni scorsi la stampa elvetica ha infine riportato le voci su un’'infiltrazione nel sistema informatico dell'organizzazione ambientalista Greenpeace (che in passato ha manifestato anche contro Credit Suisse) da parte della banca.

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