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Buffett in cerca di rilancio va controcorrente e punta sull’Oil&Gas

Berkshire Hathaway rileva gli asset nel gas Usa di Dominion Energy per 9,7 miliardi di dollari (incluso il debito). Un’operazione con cui l’oracolo di Omaha, la cui fama alla soglia dei novant’anni è un po’ appannata, sfida la transizione energetica

di Sissi Bellomo

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(Afp)

Berkshire Hathaway rileva gli asset nel gas Usa di Dominion Energy per 9,7 miliardi di dollari (incluso il debito). Un’operazione con cui l’oracolo di Omaha, la cui fama alla soglia dei novant’anni è un po’ appannata, sfida la transizione energetica


3' di lettura

Warren Buffett ha spezzato il digiuno da investimenti piazzando una scommessa da quasi 10 miliardi di dollari sui combustibili fossili: un’operazione controcorrente in tempi di transizione energetica, che potrebbe dare un colpo definitivo all’immagine oggi appannata dell’oracolo di Omaha. O viceversa rivendicarne in extremis le doti di coraggio e lungimiranza che lo hanno reso leggendario.

Passano a Berkshire Hathaway, la società di Buffett, le infrastrutture nel gas di Dominion Energy, una delle maggiori utilities degli Stati Uniti, che si è posta l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050. Il pacchetto comprende una rete di gasdotti lunga 12.400 chilometri, più una serie di siti di stoccaggio e una quota del 25% dell’impianto di Cove Point Lng, nel Maryland, uno dei sei terminal per la produzione e l’export di Gnl a stelle e strisce. Il conto: 4 miliardi di dollari in contanti, più l’assunzione di 5,7 miliardi di debito.

Dominion, insieme al socio Duke Energy, ha anche annunciato la rinuncia a costruire l’Atlantic Coast Pipeline (Acp), progettata per la metanizzazione di diversi stati del Nord Est degli Usa, ma contestatissima dagli ambientalisti e al centro di numerose contese giuridiche, quasi come il nostro Tap.

La decisione, spiegano le due società, dipende dalla «crescente incertezza legale che incombe sui grandi progetti energetici e sullo sviluppo di infrastrutture industriali negli Usa», problema che «mette a serio rischio la capacità di soddisfare il fabbisogno di energia del Paese».

Warren Buffett, che compirà novant’anni il prossimo 30 agosto, sembra aver perso smalto. Le critiche alla gestione del portafoglio di Berkshire Hathaway – in cui conserva un ruolo decisionale di primo piano – sono sempre più severe dopo i pessimi risultati esibiti negli ultimi mesi.

Gli investimenti, che scontano un’esposizione troppo forte al comparto finanziario e troppo scarsa a quello tecnologico, nel 2019 hanno registrato la peggiore performance da un decennio nei confronti dell’S&P 500. Nel primo trimestre di quest’anno la società è andata in rosso per oltre 50 miliardi di dollari, un record nella sua storia.

Alcune operazioni recenti si sono rivelate un clamoroso fiasco: tra queste la scommessa sulle compagnie aeree Usa (azioni che Berkshire si è rassegnata a svendere durante la pandemia), ma anche il coinvolgimento nella scalata di Occidental Petroleum ad Anadarko, che ora costringe la compagnia petrolifera – di cui Buffett è diventato il maggiore azionista – a svalutazioni per 9 miliardi di dollari.

La nuova incursione nell’Oil&Gas diventa una sorta di banco di prova: il tempo dirà se si tratta di un’ulteriore cantonata o del deal che sigilla la carriera dell’anziano finanziere, restituendogli l’autorevolezza di un vero oracolo.

.L’acquisizione degli asset di Dominion è la maggiore dal 2016 per Berkshire ma, in una fase di crisi del settore dell’energia, avviene a un prezzo favorevole. E comunque non rappresenta un grosso peso per una società che fino al mese scorso aveva ben 137 miliardi di dollari in cassa e poche idee su come spenderli: «Non abbiamo visto nulla di attraente» aveva dichiarato Buffett a maggio al raduno con gli azionisti, che quest’anno causa Covid si è svolto in modo virtuale, senza attirare le consuete folle di seguaci nel Nebraska.

Con i gasdotti di Dominion ora Berkshire sceglie di rafforzarsi ulteriormente nel vecchio e sempre più bistrattato settore dell’Oil&Gas, arrivando a controllare il 18% della rete gas interstatale negli Usa dello shale e diventando operatore (oltre che socio) di Cove Point Lng. Un atto di fiducia che oggi come oggi non si verifica spesso.

Dal canto suo Dominion non è San Paolo sulla via di Damasco: tutto si può dire tranne che si sia convertita in modo totale e immediato all’energia verde.

La società di Richmond (Virginia), che conta oltre 7 milioni di clienti in 20 Stati degli Usa, esce quasi del tutto dal segmento midstream per diventare un’utility pura, che punta a ricavare il 90% degli utili da business regolati e ad accelerare sulle rinnovabili. Ma conserva il 50% di Cove Point Lng. Inoltre nelle sue centrali continuerà ancora a lungo a bruciare tanto il gas quanto il carbone, oltre a produrre energia nucleare.

Quanto alla rinuncia al gasdotto Acp, nasce soprattutto da valutazioni economiche e dall’esasperazione dopo infinite battaglie legali. A sei anni dall’avvio del progetto – e nonostante una vittoria alla Corte Suprema contro il fronte ambientalista a giugno – Dominion e Duke hanno perso fiducia nella possibilità di realizzare l’opera senza perdere denaro.

Il preventivo dei costi è raddoppiato a 8 miliardi di dollari e il traguardo dell’avvio, già slittato di più di 3 anni al 2022, potrebbe non essere mai raggiunto.

Pezzo aggiornato alle 17.40 dell’8 luglio 2020, per correggere refuso al sesto paragrafo: 50 miliardi (e non milioni) di dollari

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