Il laboratorio

Bulgari cresce con l’alta gioielleria nella sua Roma

Viaggio nel sito sulla via Aurelia, dove nascono le creazioni più preziose della maison. Il ceo Babin: «Abbiamo ambiziosi piani di espansione per il 2020»

di Chiara Beghelli


default onloading pic
Fasi della lavorazione di un collier Bulgari, dal bozzetto al posizionamento su tavolette di cera e la montatura

3' di lettura

Un negozio d’abbigliamento, una concessionaria d’auto. Difficile immaginare che sulla stessa, piuttosto anonima, area parcheggio sulla via Aurelia, a 500 metri dal Raccordo Anulare, si affacci anche uno dei luoghi più preziosi di tutta la città. Preziosi e segreti. Ma le pesantissime ed eleganti porte, i dettagli di marmo che definiscono l’ingresso, suggeriscono all’osservatore la natura di quella preziosità: benvenuti nella manifattura di alta gioielleria Bulgari, dove prendono forma le creazioni più preziose della maison nata a Roma nel 1884, pezzi unici il cui prezzo si rivela sempre «su richiesta» ma che può arrivare anche a decine di milioni. Per questo accedere a questi laboratori, fra cui ci si muove come in un caveau dalla lucidità impeccabile e dove si respira un’aria cristallina, implica il rispetto di strette politiche di privacy e riservatezza.

Un antico banco da orafo, dove il legno liso dal lavoro ospita pinze e trapani, ci accoglie. Ma per il resto l’edificio è frutto del rinnovamento che Lvmh, il gruppo a cui Bulgari fa capo dal 2011, ha finanziato due anni fa. Si accede alla stanza del responsabile della manifattura, dove le pareti sono tappezzate dai bozzetti della nuova collezione di alta gioielleria, frutto della visione della direttrice creativa Lucia Silvestri e del suo team, tutto al femminile. Passando su tappetini con delle spazzole che raccolgono discretamente l’eventuale polvere d’oro dalle suole di chi li attraversa, si giunge al cuore della manifattura, dove 60 persone, fra orafi e prototipisti, trasformano quei bozzetti in gioielli reali: passato, presente e futuro dell’arte orafa si sfiorano, con la stanza della fusione dell’oro prospiciente a quella dove si lavora al Cad, il programma informatico che supporta il lavoro delle mani.

I banchi di lavoro dei maestri orafi nella manifattura Bulgari su via Aurelia. Al momento vi lavorano circa 60 persone

«Qui si definisce lo stile Bulgari, un po’ come accade con la couture per un marchio di moda - racconta Jean Christophe Babin, ceo della maison -. E il suo cuore sono i maestri orafi. L’alta gioielleria è composta prevalentemente da pezzi unici,resi ancor più unici dal fatto che sono irripetibili: i maestri devono trasformare con la loro immaginazione ed esperienza un disegno bidimensionale in un oggetto tridimensionale. Il loro contributo creativo è enorme». Nella manifattura “Aurelia”, dove si lavora dalle 8 alle 17 in due turni, l’età media degli orafi è 30 anni e le donne sono sempre di più, apprezzate per la loro sensibilità sull’indossato, mentre gli uomini rivelano attitudine per sofisticate soluzioni tecniche. Alcuni hanno studiato storia dell’arte, altri ingegneria. Ma tutti vengono scelti per il loro talento, una certa luce negli occhi che brilla di fronte a una gemma. La capacità di interpretare e immaginare, appunto. Molti sono stati formati nell’Academy che Bulgari ha inaugurato nella manifattura di Valenza Po, in Piemonte, aperta nel 2016. «In tre anni abbiamo raddoppiato il numero di orafi sia lì sia a Roma - aggiunge Babin -. Occorrono almeno 10 anni di formazione per poter accedere all’alta gioielleria. Ma non trasferiremmo mai l’alta gioielleria a Valenza, dove produciamo i nostri gioielli “quotidiani”. Oltre allo stretto rapporto con la parte creativa, che si trova qui, la città stessa è fonte di ispirazione con le sue architetture e proporzioni: guardando una cupola, puoi avere un’idea per un cabochon».

Accanto alla stanza dove gli orafi montano le pietre sulle gabbie di orecchini, anelli, collier ma anche orologi-gioiello, c’è quella dell’incastonatura, dove si lavora in penombra e con microscopi potenti, e quella dove l’antica tecnica della cera persa incontra macchinari sofisticati, che in certi casi Bulgari ha progettato insieme ai produttori. I sistemi di ricircolo dell’aria e di riciclo delle acque di lavorazione sono altrettanto avanzati e sottoposti a rigidi, periodici controlli. Ultimo passaggio, ma non meno importante e delicato, la pulitura e lucidatura dei gioielli finiti.

«Mentre i clienti della gioielleria premium stanno crescendo velocemente in Asia, quelli dell’alta gioielleria sono ancora principalmente in Europa e Stati Uniti, eredi di antiche ricchezze e delle prime famiglie di industriali - prosegue l’ad -. Ma i milionari cinesi sono in crescita e nel tempo li raggiungeranno». Per soddisfare i loro desideri, Bulgari ha reso il 2019 «l’anno degli investimenti in marketing, retail e manifatture più alti di sempre- sottolinea Babin -. Abbiamo progetti di ampliamento su tutte le nostre linee, e per il 2020 piani molto ambiziosi proprio sui gioielli. Crediamo oggi più che mai di poter diventare leader mondiali di questa categoria». Nei primi nove mesi dell’anno il segmento Watches &Jewelry di Lvmh è cresciuto dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un valore di 3,2 miliardi, in gran parte generati da Bulgari. Che non teme la possibile entrata in Lvmh del rivale Tiffany. Perché, tutto sommato, New York non è Roma.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...