Gioielli e arte

Bulgari e i marmi Torlonia, oggi anche una mostra costruisce il brand

Il sostegno al restauro di 92 delle 620 statue della magnifica collezione di arte antica è anche un'occasione per consolidare la propria identità in tempi di evoluzione per i marchi del lusso

di Redazione Moda

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Il sostegno al restauro di 92 delle 620 statue della magnifica collezione di arte antica è anche un'occasione per consolidare la propria identità in tempi di evoluzione per i marchi del lusso


4' di lettura

I venti ritratti che abitano la prima sala della mostra sono ideali ospiti che introducono più che a una visita, a un'esperienza. Quella di poter ammirare, per la prima volta, 92 delle 620 opere che compongono la collezione Torlonia, una delle più ricche e complete di arte greca e romana. I volti degli imperatori e delle loro consorti, ma anche di persone comuni, sono il nucleo introduttivo della mostra I marmi Torlonia. Collezionare capolavori, che dal 14 ottobre al 29 giugno 2021 è allestita nel Palazzo Caffarelli di Roma, nuova ala espositiva dei Musei Capitolini che con quest'occasione si apre alla città.

Si tratta di solo il 15% delle sculture, sarcofagi, rilevi, della collezione nata grazie al principe Alessandro Torlonia nel 1875, e che a partire dagli anni Sessanta era custodita in un magazzino, attendendo l'occasione per rivelarsi al mondo. Che è arrivata nel 2016, quando il figlio del principe Alessandro firmò un accordo con il Mibact per trovare una sede museale adeguata alla collezione. E che doveva trasformarsi in mostra già dal 25 marzo scorso, se non fosse stato per la pandemia globale e il lockdown.

Alleanza Bulgari, Mibact e Fondazione Torlonia

Oggi gli ultimi ostacoli al disvelamento di questo tesoro sono stati finalmente superati.“I marmi Torlonia. Collezionare capolavori” è il risultato di un'intesa del Mibact con la Fondazione Torlonia - e nello specifico, per il ministero, della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con la Soprintendenza Speciale di Roma – e gode del sostegno di Bulgari, che oltre ad aver provveduto al restauro, insieme alla Fondazione Torlonia - guidata da Alessandro Poma Murialdo, nipote di Alessandro Torlonia -, è anche main sponsor dell'evento.Un sostegno molto importante, dell'ordine di grandezza di diversi milioni di euro e che, come già aveva spiegato il ceo della maison, Jean Christophe Babin, in occasione della presentazione della mostra un anno fa, si estenderà nel tempo e nelle modalità.

Per Bulgari si tratta peraltro dell'ultima voce di una lunga lista di finanziamenti per la tutela del patrimonio della sua città (il primo negozio fu aperto a Roma dall'orafo greco Sotirio Bulgari nel 1884): prima di essa, a luglio era stato annunciato il finanziamento del nuovo sistema di illuminazione dell'Ara Pacis, pari a 120mila euro, preceduto a sua volta dal recupero dell'area sacra di Largo Argentina (nel febbraio 2019, con un milione di euro), dal restauro di alcuni mosaici delle Terme di Caracalla, nel 2016, e da quello della Scalinata di Trinità dei Monti nel 2014, costato 1,5 milioni.

La storia, i serpenti e l’impegno per Roma

E proprio a pochi metri dall'Ara Pacis sono iniziati i lavori che trasformeranno uno dei palazzi monumentali di Largo Augusto Imperatore nel primo Bulgari hotel della Capitale, il decimo della collezione, che si prevede di inaugurare nel 2022. Un impegno finanziario ma anche filosofico, che offre a Bulgari un'ulteriore occasione di arricchire l'anima culturale e artistica del marchio, in un momento storico che sfida i brand a offrire al proprio pubblico contenuti coerenti, innovativi, densi, che trascendano i loro prodotti. Nelle armille scolpite sulle braccia delle due Veneri accovacciate - copie romane di due originali greci del II secolo a.C. -, si ritrovano i serpenti, uno dei motivi iconici della maison: «è un legame che è un dialogo, la storia ci nutre di idee», spiega Lucia Boscaini, brand curator di Bulgari.

Nicola Bulgari, nipote di Sotirio, voleva in realtà fare l'archeologo, e fu lui nel 1966 a dar vita alla collezione Monete, che rendeva monete antiche le protagoniste di collane, orecchini, bracciali (adorati peraltro da Andy Warhol); i motivi di un'altra collezione, Divas Dream, sono tratti dai mosaici delle Terme di Caracalla, mentre le spire diella BZero1 si ispirano alle forme del Colosseo : «In realtà tutte le creazioni di Bulgari esprimono il suo legame con la città. L'ultima collezione di alta gioielleria, Barocko, traduce lo spirito e i valori del Barocco, che è nato a Roma, in senso contemporaneo – prosegue Boscaini –. Bulgari si impegna sempre nell'esercizio di unire passato e presente».

La mostra in tour nelle capitali

Al di là del prodotto, appunto, anche una mostra può essere veicolo per parlare e coinvolgere le nuove generazioni di clienti: «Non si tratta solo di celebrare il passato, ma di proporre anche un valore aggiunto per il futuro. Dobbiamo trovare i canali più adatti per raggiungere anche e soprattutto i giovani, in ottica inclusiva e trovando chiavi di lettura interessati. Per questo ci saranno anche dei post su Instagram su questa mostra», aggiunge Boscaini.In questo senso anche il futuro itinerante della mostra, che dopo Roma sarà in tour in alcune capitali mondiali, incontra le ambizioni globali della maison e riflette in senso contemporaneo un'impostazione che la collezione Torlonia ha avuto sin dalla sua nascita: il suo primo catalogo, curato da Carlo Ludovico Visconti nel 1884, fu tradotto in più lingue e inviato alle più importanti istituzioni europee dell'epoca. E chissà che alcuni motivi di quelle magnifiche opere d'arte non possano trovarsi presto su una nuova collezione dedicata da Bulgari alla sua città.


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