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Bulgari, viaggio nell’atelier dove nasce l’alta gioielleria

Nel laboratorio di Roma dove vengono creati i prodotti più preziosi della maison, popolato di giovani orafi che con le Journées Particulières di Lvmh porteranno la loro arte oltre le mura della «bottega»

di Chiara Beghelli

3' di lettura

«Un legame di anime»: secondo l’antropologo Marcel Mauss, nello scambio di certi oggetti, soprattutto preziosi, è compreso quello dello spirito di chi lo ha prodotto, di chi lo dona e di chi lo riceve. Un’intuizione che appare chiarissima quando si varcano le pesanti porte del laboratorio di alta gioielleria Bulgari, quasi nascosto lungo la Via Aurelia a Roma, dove dal 2000 nascono le creazioni più preziose della maison del gruppo Lvmh.

Trionfo di gemme e colori nella nuova collezione Eden di Bulgari

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Un legame che è anche una sorta di intelligenza collettiva, quella dei 60 orafi e orafe che ogni giorno, dalle 8 alle 17, si riuniscono in gruppi di circa 15 nelle “botteghe”, come vengono chiamate le loro stanze di lavoro, per dare forma e vita ai disegni della direttrice creativa Lucia Silvestri. «Sì, le chiamiamo botteghe perché ne evocano lo stesso concetto: sono un luogo di scambio, di confronto, di sperimentazione, dove l’orafo esperto siede accanto all’apprendista», spiega Massimo Di Valentini, responsabile del laboratorio di alta gioielleria.

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Nei 15 anni passati nel laboratorio, Di Valentini ha visto passare decine di volti, storie, ma soprattutto mani: «Con gli occhi non puoi toccare, ma con le mani puoi vedere. Senti delle cose di cui non ri accorgeresti a occhio nudo, anche i difetti. Un cliente apprezza un gioiello con la vista, ma lo farà davvero quando lo toccherà e lo indosserà».

Per questo il weekend del 14-16 ottobre, in occasione del ritorno delle Journées Particulières di Lvmh – evento nato per condividere il saper fare delle maison del gruppo aprendo le loro sedi, manifatture e negozi –, alcuni orafi del laboratorio saranno ospiti con il loro banco di lavoro nella storica boutique Bulgari di via Condotti: per portare l’inizio di tutto nel luogo di destinazione e mostrare ai visitatori ciò che le loro mani sanno fare. Un modo per attrarre al mestiere anche i più giovani, nell’era del mismatch fra domanda e offerta nei mestieri del lusso. Giovani che già popolano il laboratorio Bulgari: arrivano dall’Academy di Valenza, parte della manifattura della maison, da scuole come il Tarì di Marcianise e quella dell’Arte della Medaglia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato di Roma, attraverso stage in collaborazione con la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. Seduti al loro banco nelle botteghe in penombra, e vestiti di un camice bianco, ogni mattina prendono un cassetto di plexiglass che porta il loro nome e custodisce il loro lavoro, il disegno, le gemme, i modelli, che riporranno la sera prima di uscire dal laboratorio.

«Gli orafi più giovani sono a volte impazienti, amano il Cad (un software di progettazione, ndr) mentre io cerco di riportarli alle mani – spiega Di Valentini, che conosce nomi, storie e talenti di ognuno – . Il Cad è uno strumento moderno per fare un mestiere antico, ma la prerogativa è possedere il mestiere, e questo te lo dà solo il banco». Il percorso parte dal profilo Junior, seguito da Full, Senior ed Expert: «Serve perseveranza, passione e molta pazienza, perché per arrivare a realizzare un gioiello di difficoltà medio-alta servono almeno 7-8 anni di esperienza – prosegue –. Ancora, le mani sono al centro: quando per esempio devi lavorare orecchini che uniscono platino, che fonde a 2mila gradi, e smeraldi, gemma sensibilissima al calore, non esiste macchina che potrà farti capire fin dove puoi spingerti con la fiamma. Solo le tue mani possono».

Cuore del banco è la “stecca”, il piccolo appoggio di legno su cui si svolge il mestiere e che ne porta i segni, la levigatura del passaggio delle mani, i graffi degli strumenti, che l’artigiano può personalizzare e che saranno la sua firma: «Nel realizzare un gioiello ognuno racconta la sua storia – dice Di Valentini –. Se diamo lo stesso disegno a due orafi, il prodotto che ne nascerà sarà diverso. È anche per questo che quando si tratta di realizzare una parure la affidiamo alla stessa persona, o a due che però lavorano fianco a fianco». Un legame di anime che finalmente, grazie alle Journées Particulières, uscirà dal laboratorio non solo sotto forma di gioiello, ma anche nelle persone che lo creano.

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