Giornata nazionale

Bullismo: nella rete ci cade un adolescente su due, i consigli di pediatri e medici

L'allarme dei pediatri: fenomeno in espansione, serve una lotta congiunta di istituzioni, famiglie e sanitari. Lo psichiatra: meno divieti e più condivisione

di Ernesto Diffidenti


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3' di lettura

Oltre il 50% dei ragazzi tra gli 11 e 17 anni ha subito episodi di bullismo e tra chi utilizza quotidianamente il cellulare (85,8%), ben il 22,2% riferisce di essere stato vittima di cyberbullismo. E' la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo del 7 febbraio - a cui seguirà l'11 febbraio il Safer Internet Day - a riportare d'attualità i dati Istat e invitare "ad un uso corretto e consapevole delle nuove tecnologie già nelle scuole primarie".

«Questi dati aiutano noi specialisti e le famiglie - commenta Giuseppe Di Mauro, presidente Sipps - ad avere una fotografia chiara e netta di una tragica realtà che, purtroppo, è ancora in espansione e necessita di una lotta congiunta di tutti gli attori coinvolti, istituzioni, famiglie e specialisti sanitari».

Le difficoltà delle famiglie a imporre limiti
Secondo Luca Bernardo, responsabile rapporti con enti e istituzioni della Sipps, «il cyberbullismo deve essere prevenuto e affrontato con il controllo, l'educazione e il dialogo da parte dei genitori con i propri figli». Ma secondo l'indagine dell'associazione “Social Warning-Movimento Etico Digitale”, gli adulti si trovano in difficoltà nell'impartire regole precise ed esplicite per vivere serenamente il web in famiglia. Il 72,6% dei ragazzi intervistati ritiene giusto ricevere regole per usare la rete, ma solo nel 55% delle famiglie (+7,4% rispetto al 2018) vengono date limitazioni sull'uso della rete o regole di comportamento: l'80% dei ragazzi riferisce infatti che l'unica limitazione ricevuta è legata al tempo di utilizzo, oltre a quella di non visitare siti porno e di mantenere chiuso il proprio profilo social.

Il premier Conte: combattere l'indifferenza
Intanto bullismo e cyberbullismo dilagano in Italia e nel resto del mondo. «Contro il bullismo - sottolinea il premier Giuseppe Conte nell'ambito di un incontro promosso dal Moige, il Movimento italiano dei genitori - è importante dare un segnale chiaro: le istituzioni hanno a cuore la lotta contro questo fenomeno». Per il premier è necessario «coinvolgere anche gli indifferenti», coloro che con il loro atteggiamento rischiano di diventare "complici" delle forme di violenza e discriminazione.

Lo psichiatra: meno divieti e più condivisione
Il bullismo, spiega Federico Tonioni, responsabile dell'Area delle dipendenze del Policlinico universitario Gemelli Irccs e docente di psichiatria all'Università Cattolica, «nasce in famiglia, nella complessità delle relazioni e degli affetti, e si manifesta a scuola nel confronto con i coetanei. Bulliziamo i nostri figli in tanti modi, quasi sempre inconsapevolmente», quando «non abbiamo tempo per loro ma lo neghiamo a noi stessi, quando sono deluse le nostre aspettative e ci sentiamo traditi», quando «diamo una regola per vincere su di loro e li riduciamo all'obbedienza». Un bambino che obbedisce «accumula rabbia e si sente annullato, un bambino che invece partecipa a una trattativa, si sente competente, impara a tollerare le frustrazioni» e «acquisisce il senso del limite e i confini della sua identità». Il segreto è «mettersi nei suoi panni». «I bambini sani studiano senza fare troppa fatica e smettono di fare uno sport se non si divertono più. Sono bambini che non si sentono in colpa quando non sono come dovrebbero essere, che riescono a dire una bugia e che ogni tanto – conclude Tonioni – non dicono grazie».

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