mare: Milano Marittima

Buon cibo e pinete: alla ricerca del mix oltre il divertimento

Si punta a una giusta alchimia fra natura e tendenze modaiole per allungare la stagione e superare il turismo da weekend

di Andrea Biondi


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Milano Marittima

4' di lettura

Milano, Madrid, il mondo girato in lungo e largo con la nazionale di calcio. Ma è qui, in questo lembo di Romagna in provincia di Ravenna che Arrigo Sacchi ha da sempre il suo buen retiro estivo. «Vivo Milano Marittima da quando avevo 12 anni. Qui passo tutta l’estate con la famiglia e anche quando ero impegnato per lavoro venivo sempre qui, per il tempo a che avevo a disposizione».

Milano Marittima, frazione di Cervia, è sinonimo d’estate per l’Arrigo di Fusignano che da qui dista una cinquantina di chilometri. E si capisce la sente casa sua, non mancando di segnalare quel che va, quel che non va, quel che andrebbe migliorato: «Bisognerebbe al più presto completare il lungomare con la pista ciclabile, che poi significa la stessa cosa. Io stesso sono stato investito più volte in bicicletta». Comunque l’adora, fra le passeggiate lungo la battigia in cui è facile vederlo stringere mani e farsi selfie e «i giri in mountain bike quando voglio state per conto mio. Qui abbiamo una pineta bellissima».

La distesa di pini secolari marittimi è uno dei punti di forza di Milano Marittima. Che quest’anno ha dovuto fare i conti con la rivolta della forze naturali, con quella tromba marina che per cinque interminabili minuti ha squassato la zona compresa fra la V e la X traversa (perché qui le vie sono in traverse, come a Manhattan). Una fascia larga 800 metri per 2 chilometri, con danni per pineta, alcuni stabilimenti balneari, alberghi. «Siamo riusciti a trasformare il ferro in oro. Facendo squadra abbiamo dato dimostrazione di efficienza ed efficacia», afferma Massimo Medri, sindaco di Cervia dal 1988 al 2004 e tornato primo cittadino qualche mese fa, in continuità con un centrosinistra al comando da tempo. La soddisfazione è evidente. Del resto hanno avuto grande risalto le foto della spiaggia e delle strade messe a soqquadro il giorno prima e pronte all’uso la mattina dopo. «Abbiamo messo in atto – racconta Danilo Piraccini, della Cooperativa Bagnini di Cervia – un protocollo consolidato e ideato dalla Cooperativa Bagnini. È partito un sms ai soci in cui abbiamo fatto presente le esigenze di ripristinare un certo numero di postazioni e nel giro di mezz’ora abbiamo avuto le risposte con le disponibilità di magazzino per aiutare i colpiti».

Lavoro comune e mutuo soccorso quindi. In cui si è dato da fare chiunque, anche i villeggianti per quanto possibile, per ripartire dopo la ferita che comunque resta e con cui occorrerà fare i conti. «In autunno – aggiunge Medri – lanceremo un bando di progettazione internazionale per l’area colpita. Ci sarà la ripiantumazione dei circa 2mila pini abbattuti, ma cercheremo anche di creare altre condizioni di fruizione ecosostenibile».

Non ci sono comunque solo la tromba d’aria e il ripristino in tempo record ad aver portato questa frazione del comune di Cervia al centro dell’attenzione mediatica. La radunata leghista e i proclami del vicepremier Matteo Salvini dal Papeete Beach hanno trasformato nell’ombelico della politica – per i caldissimi giorni d’agosto culminati con la crisi del Governo Conte – questa località che ha una storia molto particolare, iniziata “per contratto” agli inizi del ’900, quando un gruppo di industriali milanesi e gli amministratori di Cervia si misero d’accordo per l’urbanizzazione di una zona paludosa e boschiva. La comunità cervese fatta di salinari (le saline sono una delle bellezze di Cervia) e di pescatori si trovò a convivere con lo sviluppo di un’area con ville liberty, clientela elegante, un’idea di Milano traslata in Romagna in uno sviluppo che ha portato anche alle “colonie” del periodo fascista.

Oggi Milano Marittima è la parte divisa dal canale da Cervia e dalle località più a sud: Pinarella e Tagliata. Con 1,530 milioni di presenze (-3%) ha pesato nel 2018 per il 41% del totale del comune. I numeri (che però riguardano tutta Cervia) segnalano una dotazione fra le varie di 368 alberghi, 25 bed & breakfast, 16 affittacamere con una capacità ricettiva alberghiera di 26.254 posti letto (circa 44mila con anche i circa 2mila appartamenti a uso turistico). Un’offerta comprensiva anche di 5 stelle come quelli appartenenti alla catena Batani Select Hotels guidata da Paola Batani per la quale «la vacanza deve essere un’esperienza. E in questo noi romagnoli non abbiamo nulla da invidiare a nessuno». Quanto agli stabilimenti balneari, su 9 chilometri di costa ce ne sono 232.

Milano Marittima ha attraversato vari periodi compresa quella dei calciatori che si davano appuntamento al Pineta fino agli street bar e alla deriva caciarona di cui ancora c’è ampia traccia. «È vero, il brand – replica Gianluigi Casalegno, vicepresidente della sezione Turismo di Confindustria Romagna – qualcosa negli anni ha perso. Ma si sta lavorando per riportare in auge questa località che deve restare sinonimo di un equilibrato mix fatto di glamour, enogastronomia, divertimento, offerta di alta qualità». Stando ai dati, spiega Cesare Brusi, direttore generale di Confcommercio Cervia, al momento «la stagione è in chiaroscuro, con un maggio tremendo dal punto di vista meteo. È da tempo che stiamo convivendo con un turismo fatto sempre più di weekend che di periodi lunghi». Concorde Maurizio Zoli, presidente di Federalberghi Cervia, per il quale comunque «Milano Marittima resta una meta ricercata e richiesta». Dove l’alchimia fra natura, tendenze modaiole, accoglienza romagnola fatta da alberghi in cui, anche se di livello, in un modo o nell’altro rivive il tempo delle azdore, che nelle pensioni che trattavano i clienti come gente di famiglia, è evidente. Il mare per certi versi finisce per passare in secondo piano. «A Milano Marittima – ha scritto di recente Luca Goldoni sul Qn – non sono mai andato per il mare: sono andato per la terra, per la gente. In acqua si sta al massimo per mezz’ora al giorno. A me interessano più le altre ventitrè e mezzo».

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