pressing di governo e partiti

Bonus Covid, niente privacy per i deputati. L’ira di Zaia: fuori dalle liste i furbi

Indignazione bipartisan per la vicenda dei 3 deputati che, nonostante un reddito tra i 14 e i 15mila euro mensili, hanno chiesto e ottenuto dall’Inps il bonus da 600 euro mensili - poi elevato a 1000 - dei decreti Cura Italia e Rilancio per sostenere il reddito di autonomi e partite Iva. Altri due deputati avrebbero fatto la domanda, non accolta

Cinque deputati tra i richiedenti del bonus partita Iva da 600

Indignazione bipartisan per la vicenda dei 3 deputati che, nonostante un reddito tra i 14 e i 15mila euro mensili, hanno chiesto e ottenuto dall’Inps il bonus da 600 euro mensili - poi elevato a 1000 - dei decreti Cura Italia e Rilancio per sostenere il reddito di autonomi e partite Iva. Altri due deputati avrebbero fatto la domanda, non accolta


7' di lettura

Indignazione bipartisan per la vicenda dei 3 deputati (due leghisti e un Cinque Stelle) che, nonostante un reddito tra i 14 e i 15mila euro mensili, hanno chiesto e ottenuto dall’Inps il bonus da 600 euro mensili - poi elevato a 1000 - previsto dai decreti Cura Italia e Rilancio per sostenere il reddito di autonomi e partite Iva. Le domande di altri due parlamentari sarebbero invece state respinte.

Una segnalazione arrivata dalla direzione centrale Antifrode, anticorruzione e trasparenza dell’Inps, e rivelata da Repubblica che ha sbalordito e indignato tutti, anche se a norma di legge i “furbetti di Montecitorio” non hanno trasgredito la legge. In quanto tutti possessori di partita Iva, liberi professionisti, cococo, autonomi, infatti, avevano diritto di accedere all’indennità. Nell’elenco ci sarebbero anche duemila amministratori locali: assessori e consiglieri regionali, sindaci e consiglieri comunali e, si dice, anche qualche governatore. Tra minacce di querele e tutele della privacy, è aperta la “caccia” ai nomi dei parlamentari che avrebbero fatto richiesta del bonus da 600 euro riservato ai titolari di partite Iva travolti dalal crisi economica scaturita dal lockdown.

Pressing di Governo e partiti, ma l’Inps non darà i nomi dei parlamentari che hanno chiesto il bonus: è vietato dalle norme sulla privacy, è la posizione. Una posizione non condivisa dal Garante.

Gentiloni: si parla di cinque miserabili e non del Recovery Fund

«Governo e Parlamento in Italia stanno decidendo sul pacchetto di spesa pubblica più importante del dopoguerra: 100 miliardi in aggiunta al bilancio ordinario 2020. Intanto si avvia il lavoro per preparare la proposta per i fondi europei del Next Generation Eu, la storica emissione di debito comune per comuni obiettivi europei. Quisquilie, si dirà. Guai a distrarci dal dibattito su quei cinque miserabili del bonus». È la riflessione sull’attualità italiana affidata a Facebook dal commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni.

Garante Privacy, su bonus nessun ostacolo a pubblicità

«La privacy - ha infatti sottolineato in relazione alla vicenda del bonus Covid, il Garante per la protezione dei dati personali - non è d'ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell'interessato». Ciò vale a maggior ragione rispetto a coloro che svolgono una “funzione pubblica”, ha aggiunto il Garante, che aprirà un'istruttoria sulla metodologia seguita dall'Inps.

Ecco chi sonno i due deputati della Lega sospettati

Per quanto riguarda i deputati della Lega, il cerchio si è ristretto su due nomi, che hanno cominciato a circolare lunedì. Si tratterebbe di Andrea Dara e Elena Murelli. I due non sono raggiungibili telefonicamente. Dara, mantovano, 41 anni, fedele di Matteo Salvini, è un piccolo imprenditore tessile: produce calze a Castiglione delle Stiviere, comune nel quale è stato consigliere comunale della Lega dal 2007 al 2011. Nel 2011 il “salto” a consigliere provinciale di Mantova, fino al ruolo di vicesindaco ancora a Castiglione delle Stiviere conquistato nel 2016. Nel 2018 infine l'approdo alla Camera, proprio grazie all'aiuto di Salvini. Murelli è invece originaria di Podenzano, comune in provincia di Piacenza: 45 anni, docente a contratto di informatica e project management per l'Università Cattolica, è entrata nella Lega nel 2001 e dal 2009 è consigliera comunale a Podenzano. Murelli è stata eletta nel 2018, inserita nel listino in una posizione nobile (la seconda dietro a Gianluca Vinci nel proporzionale alla Camera). È componente della Commissione Lavoro di Montecitorio.

Tre leghisti veneti hanno chiesto bonus autonomi

La vicenda dei furbetti del bonus non lambisce solo il parlamento. E la Lega è chiamata ancora in causa. Ci sono due consiglieri regionali del Carroccio e il vicepresidente della giunta del Veneto tra coloro che hanno chiesto il bonus autonomi all'Inps. Si tratta dei consiglieri Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli e del vice presidente della giunta Gianluca Forcolin. Lo hanno confermato fonti interne al Carroccio veneto. Tanto che lo stesso governatore leghista Luca Zaia, in corsa per la rielezione il 20-21 settembre, sarebbe per non ricandidare i tre. «la linea è quella di escludere dalle liste chi ha fatto domanda per il bonus Inps - linea confermata da una telefonata col segretario Salvini», ha aggiunto il deputato e segretario della Liga Veneta Lorenzo Fontana. «La decisione definitiva sarà presa dopo una consultazione col direttorio della Liga Veneta», ha sottolineato

A presentare la domanda per il bonus, non concesso peraltro, per Forcolin, sarebbe stata, sulla base delle sue dichiarazioni, la sua socia. Barbisan ha invece ottenuto il bonus ma ha prodotto documenti che attestano che ha immediatamente devoluto la somma in beneficenza. I due consiglieri regionali della Lega e il vicepresidente della giunta del Veneto entrano così nella lista di quelli che hanno “confessato”. Una lista di cui facevano già parte tre consiglieri di Comuni e Regioni: Anita Pirovano, della lista progressista a Milano; Jacopo Zannini della lista L'altra Trento a sinistra; Franco Mattiussi, consigliere di Forza Italia in Friuli Venezia Giulia. «Non viviamo di politica», è stata la tesi.

Ex sfidante Nardella, preso bonus per darlo beneficenza

Anche Ubaldo Bocci, coordinatore del centrodestra in Palazzo Vecchio che nel 2019 sfidò Dario Nardella nella corsa a sindaco di Firenze, ha chiesto, e percepito, il bonus per i professionisti in difficoltà a causa dell'emergenza Covid. Bocci, ex dirigente Azimut, come riportano i quotidiani locali, ha detto di non aver problemi di finanze ma di averlo fatto «per dimostrare che il governo stava sbagliando non dando soldi ad hoc per disabili e tossicodipendenti» e di aver «dato tutto in beneficenza. È vero ho preso quei soldi ma non li ho tenuti per me - ha aggiunto Bocci -. Il commercialista mi disse che avrei potuto averli anche io visto che si trattava di denari a pioggia, dati in maniera sbagliatissima, senza distinguere reddito e posizione di ciascuno. E allora pensai che potevo richiederli per donarli a chi ne aveva davvero bisogno. E così ho fatto. Ho i bonifici che lo testimoniano - ha concluso -. Lo dichiarai anche in una riunione dei capigruppo in Palazzo Vecchio».

M5s su Fb, noi senza ombre, mentre la Lega...

«La lista si allunga, la Lega trema. “Non ne sapevo niente”, dice il primo pizzicato in flagrante. “È stata la mia socia a presentare la domanda”, ovviamente a sua insaputa, aggiunge il secondo. E poi il terzo, il quarto etc... Il partito di Salvini è sempre più coinvolto nello scandalo dei deputati e consiglieri regionali che hanno chiesto i 600 euro del bonus per le partite Iva. Al momento, tra chi ha approfittato del bonus Covid, vi è la certezza di due consiglieri regionali leghisti del Piemonte e di due colleghi del Veneto. E poi c'è Ubaldo Bocci, il super manager del Carroccio che nel 2019 ha dichiarato 270mila euro l'anno di redditi. Beccato con le mani nella marmellata si è giustificato: “Ho chiesto quei soldi per fare beneficenza”. E certo con guadagni da 270mila euro l'anno, aveva bisogno di sottrarre 600 euro alla collettività, per fare un po' di beneficenza... Altro che furbetti, sono senza vergogna. Un fatto così grave non può passare senza conseguenze, per questo il Movimento 5 Stelle si batterà per far uscire i nomi degli esponenti coivolti, oltre ad aver già fatto sapere che chiunque si sia macchiato di un gesto così ignobile può già considerarsi fuori dal MoVimento. Vediamo se gli altri partiti, Lega in primis, si muoveranno nella stessa direzione». Così il MoVimento 5 Stelle in un post pubblicato sul proprio profilo Fb.

Castelli, bonus doveva arrivare in fretta

In un’intervista a La Repubblica, la viceministra all'Economia Laura Castelli ha spiegato che non sono stati previsti limiti di reddito in quanto il bonus sarebbe dovuto arrivare in fretta. «Abbiamo scritto una norma generale, che non lasciasse fuori nessuno e arrivasse nel giro di pochissimi giorni - ha sottolineato Castelli -. Non si poteva rischiare di non dare supporto a chi ne aveva bisogno. Quella norma è stata fatta su 11 categorie di professionisti e partite Iva con un unico obiettivo: arrivare in fretta. Ci siamo trovati a governare un’emergenza in un Paese lento - ha aggiunto la pentastellata -. L'ultimo bonus è stato tarato sul fatturato perché a quel punto era più semplice farlo, ma all'inizio dovevamo correre».

Di Maio: ok Inps su miei dati, nulla da nascondere

«Ho firmato la dichiarazione per autorizzare l'Inps a rendere pubblici i miei dati. Io non ho nulla da nascondere. E nessun rappresentante delle istituzioni può pensare di nascondersi dietro al diritto alla privacy, quando di mezzo c'è l'interesse pubblico. Serve trasparenza, la massima trasparenza». È quanto ha scritto sui social Luigi Di Maio, ministro degli Esteri ed ex capo politico del M5s. Ricordando che sono passati due giorni «dallo scandalo del bonus di 600 euro per le partite Iva» che sarebbe stato chiesto e incassato da alcuni parlamentari, Di Maio ha aggiunto che questi «non sono all’altezza del ruolo che oggi ricoprono. Non possono pensare di rappresentare i cittadini italiani, quando in verità hanno sfruttato le loro difficoltà per interessi personali». E ha concluso: «Sto vedendo che da alcune forze politiche non c'è stata una presa di posizione netta. È preoccupante il silenzio di alcuni, bene invece la presa di posizione delle forze di governo. La proposta di Vito Crimi, di rinunciare alla privacy, dovrebbe essere condivisa da tutti. I cittadini meritano rispetto e devono sapere la verità».

Malan (Fi): subito i nomi

Anche il senatore Lucio Malan di Forza Italia ha chiesto all’Inps di fare subito «i nomi dei deputati che avrebbero chiesto il bonus per l’emergenza Covid. La questione privacy è solo ipocrisia: se è un fatto coperto da privacy perché l’Inps ha reso noto che c’erano questi parlamentari gettando fango sull’insieme dell’istituzione e non sui singoli responsabili?»

Salvini: «Sospensione subito per deputati “furbetti”»

«Chiunque siano, immediata sospensione», ha detto il leader della Lega Matteo Salvini a proposito dei parlamentari che avrebbero incassato il bonus Inps. La linea è stata confermata dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. «Come promesso, se qualcuno ha preso un bonus verrà sospeso, anche se quei soldi sono stati dati in beneficienza», ha affermato.

Bellanova: «Si dimettano, chiunque siano»

«Chiunque siano, a qualunque partito e schieramento appartengono, se hanno un minimo di dignità possono fare solo una cosa per sanare questa brutta vicenda: dimettersi. Devono farlo perché evidentemente non sono stati in grado di servire i cittadini che rappresentano e il Paese con onore e lealtà, tanto più in un momento come questo», ha scritto su Facebook la ministra per le Politiche agricole Teresa Bellanova (Italia viva).

Rampelli: «Il decreto avrebbe dovuto prevedere uno scudo»

«Non c’è rimedio alla truffa dei deputati che hanno commesso un errore così grossolano. Lo ammettano, chiedano scusa e restituiscano i soldi allo Stato che aveva destinato fondi a chi è in difficoltà economiche», ha detto Fabio Rampelli di Fdi ai microfoni di Sky. «Il decreto avrebbe dovuto prevedere uno scudo per evitare che le categorie con fatturati o indennità importanti potessero consumare le risorse che lo Stato ha stanziato per le partite Iva, a iniziare dai parlamentari».

Paragone: «L’Inps faccia i nomi»

«É quantomeno indegno e vergognoso che parlamentari che percepiscono 12mila euro al mese abbiano chiesto il bonus dei 600 euro per lavoratori e partite iva. Mi aspetto che il presidente dell’Inps renda noti i nomi degli onorevoli furbetti e che i partiti politici di appartenenza prendano immediatamente provvedimenti. Chi usufruisce di un contributo pubblico, prende soldi della comunità e per questo non può farsi scudo della privacy, a maggior ragione se parlamentare della Repubblica. Questo episodio dimostra, ancora una volta, quanto le norme di questo Governo siano scritte male e senza criterio», ha scritto in una nota Gianluigi Paragone, senatore e leader della nuova formazione politica antieuropeista “No Europa per l'Italia- Italexit con Paragone”.


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