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Buono carburanti per dipendenti esteso ai professionisti: come funziona

La precisazione sul bonus da 200 euro in un emendamento di Fratelli d’Italia al decreto Ucraina bis al Senato

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2' di lettura

Non solo le aziende ma tutti i datori di lavoro privati (quindi anche gli studi professionali) possono assegnare ai propri dipendenti buoni carburante che non concorrono alla formazione del reddito fino a un massimo di 200 euro. La precisazione sull’incentivo introdotto dal governo con il cosidetto “decreto Ucraina” arriva con un emendamento di Fratelli d’Italia al Senato: la proposta è stata approvata dalle commissioni Finanze e Industria di Palazzo Madama, il testo approderà il 10 maggio in Aula.

I buoni carburanti fuori conteggio

Il decreto Ucraina, tra le misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi, aveva introdotto anche la possibilità per le aziende private di assegnare con un atto di liberalità ai propri dipendenti un incentivo sotto forma di buoni benzina (o titoli analoghi) per un ammontare massimo di 200 euro. Per il 2022 l’importo del valore dei buoni non concorre alla formazione del reddito. Per il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati dalle aziende, la non concorrenza alla formazione del reddito di lavoro dipendente arriva fino ad un limite di 258,23 euro (raddoppiato a 516,46 euro per i periodi di imposta 2020 e 2021). Se il valore è superiore, concorre interamente a formare il reddito. I buoni carburante vengono invece considerati ulteriori rispetto alla soglia di esenzione dall’Irpef.

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La precisazione di Fratelli d’Italia

Tra gli emendamenti del partito di Giorgia Meloni al decreto Ucraina approvati nella notte tra domenica 8 e lunedì maggio uno ha lo scopo di chiarire i destinatari della norma: i datori di lavoro privati e non solo le aziende private posso assegnare il bonus carburante. «Quindi - chiarisce il senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi - anche gli studi dei professionisti potranno beneficiare di questa disposizione».

Il costo

La misura, nella sua versione originaria destinata alle sole «aziende private», aveva un costo stimato per il 2022 di 9,9 milioni di euro (calcolata come perdita di gettito di competenza di Irpef). Una stima fatta in base al numero di persone che nel 2020 erano state destinatarie di beni ceduti e servizi prestati dalle aziende: circa 660mila. Con l’estensione a tutti i datori di lavoro privati la platea è destinata a crescere.

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