la piattaforma di helpmi

Buono sconto digitale per chi paga in anticipo: tre studenti in aiuto dei negozianti

Gli “Helpbond” puntano ad aiutare gli esercizi commerciali a tamponare i problemi di liquidità provocati dalla chiusura forzata

di Pierangelo Soldavini

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(ANSA)

Gli “Helpbond” puntano ad aiutare gli esercizi commerciali a tamponare i problemi di liquidità provocati dalla chiusura forzata


2' di lettura

Chiamarla startup è decisamente prematuro. Per il momento HelpMi è una piattaforma nata un paio di settimane fa, nel bel mezzo del lockdown da coronavirus, per iniziativa di tre ragazzi, giovanissimi. L’idea parte dalla pratica di alcuni negozi: un buono con pagamentoimmediato per acquisti futuri, quando partirà la riapertura degli esercizi commerciali, con il vantaggio di uno sconto che varia a seconda del negozio.

Così HelpMi si è inventata di mettere e adisposizione degli esercizi commerciali di tutta Italia una piattaforma cui possono aderire i negozi ciascuno con la propria offerta per convincere l’utente a concedergli un anticipo. Per esempio, io ti pago oggi 40 euro per un servizio da 50 euro domani, quando potrò riaprire.

Finora hanno raccolto una cinquantina di adesioni concentrate nel Nord , in maggioranza centri estetici, barbieri, ristoranti : sul sito è disponibile la mappa dei negozi che hanno esposto le loro offerte, in quello che i ragazzi di HelpMi definiscono come “Helpbond”.

Ma intanto il passaparola ha permesso di avviare contatti con Confcommercio per diffondere l’iniziativa, ma anche con aziende che potrebbero concludere partnership per i loro distributori.

«Abbiamo realizzato i problemi di liquidità di molti esercizi, per il momento ancora chiusi, ma che devono affrontare costi fissi non rinviabili: così ci siamo confrontati per capire come metttere a disposizione della comunità le nostre competenze di economia e di business», spiega Tommaso Spada, studente di Economia a Pavia, attualmente bloccato a Barcellona, coideatore insieme all’amico e compagno di studi Matteo Molinari, rimasto a Pavia.

Da sinistra: Tommaso Spada e Matteo Molinari

La piattaforna è stata elaborata in pochi giorni dall’amico informatico Petrit Kollaku, da Imperia. Gli “Helpbond” hanno durata biennale, ma ogni esercizio può decidere le condizioni e non c’è una scadenza precisa.

Sia pur a distanza i tre ragazzi stanno pensando al futuro: «Dopo la fine dell’emergenza un sistema di Helpbond difficilmente avrà ancora senso - prosegue Spada con un visione condivisa anche dai colleghi -: stiamo pensando a come evolvere, se insistere sul mercato dei capitali per facilitarne l’accesso alle imprese oppure se proporci come supporto all’ancora carente digitalizzazione delle piccole aziende».

Un’ipotesi che i tre hanno allo studio, insieme a tante altre, è quella di creare una sorta di strada virtuale in cui i negozi potrebbero inserirsi con le loro vetrine virtuali dedicate all’ecommerce. Ma per il momento il lavoro per i tre ragazzi non manca certo e le adesioni, da Menaggio a Modica, da Sanremo a Trieste, aumentano di giorno in giorno

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