l’intervista al virologo

Burioni: «Il coronavirus si sconfigge con due armi, diagnosi e isolamento dei casi»

Per il medico il panico è inutile perché a ora il virus non sta circolando. Quello che serve invece è isolare le persone infettate

di Barbara Gobbi


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(IMAGOECONOMICA)

4' di lettura

«Diagnosi e isolamento dei casi sospetti: sono queste le uniche due armi che abbiamo contro il nuovo coronavirus. Che è molto contagioso e certo da non sottovalutare, visto che provoca una sindrome respiratoria molto più grave di quella dell'influenza». Roberto Burioni, professore ordinario di Microbiologia e Virologia all'Università Vita e Salute dell'ospedale San Raffaele di Milano e direttore scientifico del magazine on line “Medical Facts”, fa chiarezza su un un virus «di cui oggi sappiamo ancora poco e rispetto al quale, nel dubbio, è meglio mantenere massima cautela».

Professore, cosa dobbiamo aspettarci ora che anche in Italia abbiamo i primi due casi accertati?
Dobbiamo sperare che non ci siano stati contagi, perché queste due persone potrebbero trasmettere la malattia ad altri e sappiamo che questa sindrome è trasmessa anche da individui asintomatici, che sono al termine dell'incubazione. Allora lo strumento più importante è l'isolamento dei casi e delle persone che possono avere contratto la malattia.
Rispetto a questo virus, cosa sappiamo e cosa dovremmo sapere quanto prima?
Sappiamo che è molto contagioso e che provoca una sindrome respiratoria certo non banale. I dati sulla mortalità sono ancora molto incerti, perché dalla Cina non ne stanno arrivando di affidabili.
Quindi “massima allerta”… in cosa dovrà tradursi nella pratica?
Prima di tutto, niente panico perché a ora il virus non sta circolando, e nessuna odiosa discriminazione né dei cinesi né degli italiani di origine cinese o asiatica. Quello che serve invece è isolare le persone infettate e quanti possono esserlo, fino al termine del periodo di incubazione.
Il picco quando è atteso?
In Italia speriamo mai, perché sarebbe una catastrofe. In Cina è difficile dirlo: la sanità di quel Paese è in una situazione tale per cui tanta gente che sta male non va in ospedale. Abbiamo raccontato in “Medical Facts” di una donna di 57 anni morta non per il virus ma perché non ha potuto fare una diagnosi. Era una persona con insufficienza renale e tutti gli ospedali erano intasati. Pare che siano 1.500 pazienti in condizioni gravi e che probabilmente avrebbero bisogno di terapia intensiva. Quel che è certo è che la partita si giocherà sul controllo dell'infezione. Da un calcolo che è stato fatto per bloccare l'epidemia i cinesi dovranno fermare il 70% delle infezioni, obiettivo che si ottiene quando un paziente trasmette il virus, statisticamente, a meno di un altro paziente.
La prevenzione oggi è l'unica arma?
A oggi è così. Non abbiamo vaccini né terapie. L'unico strumento è la possibilità di fare la diagnosi e di isolare le persone che potrebbero contagiarne altre. Poter fare la diagnosi e disporre di un test è intanto un primo passo importantissimo, rispetto a quanto avvenne in passato per emergenze come l'epidemia di Hiv. Allora, senza un test, tante persone sono state contagiate con le trasfusioni. Ora abbiamo un test e possiamo capire chi è ammalato distinguendolo da una banale influenza.
E un vaccino? Si parla di tempi di attesa variabili
È molto molto improbabile che avremo un vaccino o un farmaco in tempo utile per combattere questa epidemia. Dobbiamo farcela con i soli mezzi di cui disponiamo, che sono la diagnosi e l’isolamento. Per il momento si impiega una terapia di supporto che aiuti il paziente a sopravvivere permettendogli di guarire da solo. Ma un farmaco che ostacoli il virus in questo momento non c'è.
Questo virus riguarda tutti?
Certamente. Chi è più debole è più esposto a rischi maggiori ma purtroppo sono morte anche persone che erano in salute. Ciò che rende il nuovo coronavirus molto più pericoloso dell'influenza è che in questo caso il virus scende più in profondità, attacca anche gli alveoli causando una polmonite virale che può portare anche problemi molto seri per insufficienza respiratoria.
C'è un coordinamento a livello di comunità scientifica?
C'è grandissima attenzione e preoccupazione ma con la fiducia e la speranza che sia possibile bloccare questa epidemia.
Lei professore porta avanti da anni la battaglia contro le fake news: ne circolano anche sul nuovo coronavirus?
Gliene dico qualcuna: non è vero che il virus viene trasmesso solo dalle persone che hanno sintomi. E ancora: non è vero che il virus è poco contagioso, questa malattia si diffonde rapidamente. Le fake news tranquillizzanti non le vogliamo, non siamo in Cina. Non serve il panico e la paura non aiuta, ma questa malattia va affrontata per quello che è.
Quanto sono di aiuto le esperienze della Sars e della Mers?
Ottenere un sistema diagnostico in tempi record questa volta è stato importantissimo: i cinesi sono stati molto bravi e molto generosi a metterlo a disposizione della comunità internazionale però alla fine le armi che abbiamo, lo ripeto, sono diagnosi e isolamento.

Per approndire:

- Coronavirus, che cosa significa emergenza globale e che cosa comporta

- Coronavirus: i consigli di medici di famiglia, infettivologi e Pronto soccorso

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