ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLondra

Burri e i nuovi artisti guidano l'asta inglese di Phillips

Presentato un catalogo diviso fra artisti storici e nuove leve. Garanzie e acquisti speculativi dominano la vendita

di Giovanni Gasparini

Alberto Burri, Sacco e Rosso, 1956

3' di lettura

Il catalogo pomeridiano proposto da Phillips il 14 ottobre riflette in pieno i due trend di mercato del momento: da un lato grandi nomi storicizzati e protetti da garanzie finanziarie, dall'altro artisti recentissimi spinti da una speculazione internazionale nascosta dai telefoni e dai rilanci online. Il risultato per i 31 lotti venduti sui 33 battuti dopo i ritiri è di 18,7 milioni di sterline, a metà della stima di 14,8-21 milioni di £. Quattro i lotti ritirati prima dell'asta, lavori di Cecily Brown, Pierre Soulages, Damien Hirst e Sigmar Polke, così come quattro sono i lotti garantiti.

«Night Scenes», 2017 di Caroline Walker,

Artiste contemporanee

La lunga asta è stata costellata da rilanci spesso modesti che hanno però portato a diversi prezzi oltre le aspettative, come per Caroline Walker con ‘Night scene' del 2017 aggiudicato a 516mila £, ben oltre la stima di 100-150mila, record durato però solo poche ore e superato da Sotheby’s in serata. Un altro lavoro fresco di pittura astratto e coloratissimo del 2021 di Michaela Yearwood-Dan ‘Coping Mechanism' ha decuplicato la stima di 20-30mila a 240mila £, oltre cinque volte il record precedente. La veterana Yayoi Kusama ha superato 2 milioni di £ con la somma di due lotti fra cui un ‘Infinity Net' del 2016 che si è fermato a 900mila £, da una stima di 1-1,5 milioni garantita da una parte terza, mentre una ‘Pumpkin' del 1989 è passata alla stima alta di 1,1 milioni di £. La più giovane quarantenne conterranea Ayako Rokkaku ha raddoppiato la stima a 235mila £ con un dipinto dai caratteri infantili molto colorato.

Loading...

«Red Freight», 1961 di Salvatore Scarpitta

Arte italiana del ‘900, Banksy e record

Data la mancata vendita del monumentale lavoro di Mark Bradford ‘Nodding Gunpowder' stimato 2-3 milioni di £, l'arte italiana del dopoguerra è divenuta protagonista dei realizzi. Un classico ‘Sacco e Rosso' di Burri del 1956 è finito alla garanzia di parte terza alla stima bassa di 3 milioni di £, una volta aggiunte le commissioni. Pochi rilanci hanno permesso, invece, a Scarpitta di confermare la stima di 900mila-1,2 milioni di £, fermandosi a 1,1 milioni di £ grazie ad una caratteristica tela a bande del 1961 ‘Red Freight' rosso acceso di grandi dimensioni. Due lavori di Banksy hanno sommato complessivamente 3 milioni di £: il primo ‘Sorry the lifestyle you ordered is currently out of stock' del 2012 pur garantito ha raggiunto la stima alta di 1,8 milioni, mentre il secondo ‘Laugh now but one day we'll be in charge' del 2002 in edizione di 5 esemplari unici si è fermato a 1,2 milioni, da una stima di 1-1,5 milioni di £. Ha raggiunto il nuovo record di 640mila £ un lavoro recentissimo del 2019 di Robert Nava ‘Before Minotaur' che partiva da una stima di 180-250mila £. Record anche per Doron Langberg con l'evocativa e grande tela figurativa omoerotica ‘Nir and Zach' del 2018 che ha sfiorato 380mila £, un multiplo della stima di 60-80mila £.

«Pumpkin», 1989 di Yayoi Kusama

I trend i mercato

Anche la vendita di Phillips di arte contemporanea ha seguito un copione oramai comune a tutte e tre le case d'asta principali. Il fatturato milionario è dato dagli artisti ‘blue chip' il cui mercato è protetto dalle garanzie, accordi finanziari senza trasparenza alcuna che sostengono i prezzi anche in assenza di vera domanda da più di un attore. Quando questi lotti non sono garantiti e non vi è interesse prima dell'asta, vengono ritirati in modo da evitare la ‘macchia' dell'invenduto che è pubblica e registrata nei database. Le percentuali di venduto diventano pertanto di scarsissimo rilievo.
L'altra parte del mercato è legata alla speculazione su alcuni artisti e, soprattutto, artiste di moda e molto spesso nel portafoglio di grandi gallerie, le cui opere sono comprate per finalità esclusivamente finanziarie e che pertanto sono quasi sempre di scarsissimo valore artistico e culturale, secondo un copione che ogni due anni cambia i nomi rilevanti.Quando possa durare questo mercato è una questione aperta. Si spera poco.

«Nir and Zach», 2018 di Doron Langberg

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti