il processo ad avellino

Bus in scarpata, la difesa dell’ad di Autostrade: accuse insussistenti

di Ivan Cimmarusti

2' di lettura

«Abbiamo portato all’attenzione del giudice prove solide e chiare sulla correttezza del comportamento dell’ingegner Castellucci, nel suo ruolo di Amministratore Delegato della società». Così l’avvocato Paola Severino, difensore dell’ad di Autostrade nel processo ad Avellino sulla strage avvenuta il 28 agosto 2013 sull’autostrada che collega Napoli a Foggia, in cui persero la vita 40 persone precipitate da un viadotto a bordo del bus con il quale stavano facendo ritorno a casa dopo una gita nei luoghi di san Pio da Pietrelcina. Nell’arringa l’avvocato Severino ha aggiunto: «Non ci siamo limitati, quindi, a sottolineare l’assenza di qualunque prova a carico dell’Amministratore Delegato, ma abbiamo documentato e provato tutte le scelte di organizzazione volte ad assicurare alle strutture tecniche la possibilità di decidere, con ampia autonomia, gli interventi di adeguamento delle barriere».

L'accusa dei pm di Avellino
Ma andiamo con ordine. Il 28 luglio 2013, sul viadotto Acqualonga dell'A16, in direzione Napoli, un autobus della Volvo, privo di revisione, perde il controllo, sfonda una barriera di tipo New Jersey e precipitare per 30 metri, provocando la morte di 40 persone e il ferimento di altre 29. Per i consulenti dei pm, «la barriera non ha funzionato come avrebbe dovuto è come avrebbe potuto in condizioni di corretta manutenzione, a causa del l'elevato stato di corrosione dei tirafondi». Per i magistrati, dunque, tra le cause del grave incidente ci sarebbe anche la mancata manutenzione delle barriere, al punto che gli inquirenti hanno aperto un nuovo filone d’indagine che riguarda i guard rail dell'intera rete autostradale.

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Dispositivi con standard di alto livello
Secondo la difesa, invece, «le barriere dell’Acqualonga rispondono ai più elevati standard di contenimento - hanno detto gli avvocati in udienza - a livello internazionale: dall’istruttoria dibattimentale è emerso infatti modo chiaro che la barriera New Jersey dell’Acqualonga era la più performante disponibile (ora come allora) in commercio, atteso che possedeva una capacità di contenimento pari all'H4, ossia quella massima prevista dalla normativa». Anche sul fronte manutenzione la difesa ritiene di aver «confutato» le accuse dei magistrati. I consulenti della società avrebbero dimostrato che «il grave fenomeno di degrado riscontrato a seguito dell'incidente non era stato previsto né era prevedibile prima del 2013 e che, in ogni caso, non è stato determinante rispetto a quanto accaduto». La colpa, secondo i legali di Aspi, sarebbe delle «gravissime condizioni dell'autobus (...) e della condotta imprevedibile del conducente».

Severino: «Barriere idonee»
Secondo l’avvocato Severino, «non solo i consulenti tecnici di parte, ma lo stesso perito nominato dal Giudice, hanno perentoriamente affermato che le barriere presenti sul luogo dell'incidente erano tecnicamente idonee a contenere l'urto, se correttamente manutenute. Ciò, del resto, è confermato dalla circostanza che, fin dall’inizio delle indagini, le scelte del progettista dei lavori sono state considerate corrette. Per effetto di quanto sopra viene chiaramente meno ogni addebito di condotta omissiva e ogni legame causale tra il comportamento dell'ing. Castellucci e il tragico evento. In conseguenza abbiamo chiesto, con convinzione, la sua assoluzione con la formula più ampia».


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