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Bus, servono altri 1,6 miliardi. Ondata di costi sui trasporti locali

Servono 5mila mezzi nuovi per ridurre l'età media del parco a 7,2 anni.Rapporto Asstra-Intesa sull'andamento del settore: senza ristori 2022 in rosso

di Giorgio Santilli

(IMAGOECONOMICA)

4' di lettura

Il Trasporto pubblico locale - in bilico fra la riduzione devastante della domanda indotta dalla Pandemia, la pressione dei costi energetici sui bilanci già quantificata nel 1° quadrimestre 2022 in 220 milioni e il ruolo che gli assegna il Pnrr di leva fondamentale per un nuovo modello di mobilità più sostenibile nelle nostre città - prova a non deragliare e a restare su un terreno virtuoso che era cominciato con il 2018, anno di svolta in cui il valore degli investimenti aveva toccato il 9,7% del valore della produzione. E che fino al 2021 aveva tenuto - anche in termini di bilanci delle aziende - nonostante un crollo della domanda, rispetto al 2019, del 50% nel 2020, del 42% nel 2021 e stimata ancora del 21% nel 2022 e del 12% nel 2023. A fotografare la situazione e a indicare alcune soluzioni possibili per accelerare il percorso virtuoso è il Rapporto «Le performance delle imprese di trasporto pubblico locale 2022» che è stato realizzato da Asstra e Intesa San Paolo e sarà presentato oggi a Bologna.

«È bene ricordare anzitutto che il Tpl è un settore criuciale (e talvolta sottovalutato) per raggiungere obiettivi fondamentali come la transizione energetica e ambientale e la creazione di un nuovo modo di muoversi nelle nostre città», precisa Laura Campanini, responsabile Local Public Finance della Direzione studi e ricerche di Intesa San Paolo e curatrice della ricerca con Emanuele Proia, Maurizio Cianfanelli, Elisa Meko e Teresa Pierro di Asstra. Il ruolo virtuoso del Tpl è esercitato prevalentemente attraverso un piano di investimenti finanziato attualmente per 32,4 miliardi fino al 2033 e concentrato sull’acquisto di autobus non o meno inquinanti. Il piano marcia spedito anche negli anni della crisi pandemica: +27% nel 2021, +24% atteso nel 2022. «Questa nuova fase avviata nel 2018 ha già portato una riduzione dell’età media del parco mezzi dai 12,1 anni del 2018 ai 10,5 del 2020, ai 10,1 del 2021, ai 9,8 anni che prevediamo per il 2022. Di questo passo arriveremo nel 2026 a un’età media del parco veicolare di 9,4 anni, ancora distante dai 7,2 anni che è la media europea». Qui c’è un primo punto chiave toccato dal Rapporto. Nonostante le risorse ingenti a disposizione (avviate dall’ex ministro Delrio con fondi nazionali, poi implementate dal Pnrr e dai fondi complementari voluti dal ministro Giovannini), si dovrebbe fare ancora un passo in più per accelerare il percorso della sostenibilità e cogliere a pieno l’opportunità data dal Recovery: per raggiungere l’obiettivo dei 7,2 anni servono ancora cinquemila nuovi autobus (aggiuntivi dei 12.700 previsti nel periodo 2021-27) per un investimento ulteriore di 1,6 miliardi.

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Fin qui gli investimenti. Ma per continuare il percorso virtuoso di sostenibilità e innovazione (i nuovi bus hanno componenti crescenti di tecnologia digitale) non si può non guardare agli impatti che sulla gestione stanno avendo gli effetti della Pandemia e la crisi energetica. Non solo perché gli investimenti finanziati con risorse pubbliche hanno un cofinanziamento obbligatorio aziendale (fra il 20 e il 50%), ma anche perché un rallentamento può nascere da un quadro di incertezza complessiva sullo stato di salute del settore.

Utile, allora, un’occhiata ai conti aziendali. «I bilanci - dice Campanini - hanno tenuto nel 2020 e la redditività è rimasta buona, nonostante il valore della produzione sia sceso meno della domanda. Gli investimenti sono rimasti su un livello alto, il 6,5% del valore della produzione. Su questo buon risultato ha avuto un impatto decisivo la politica dei ristori». Una tabella chiarisce questa politica: nel 2020 sono entrati nelle casse delle aziende 1.837 milioni di ristori, superiori alla perdita di 1.680 milioni. Nel 2021, però, i ristori sono stati 675 milioni (160 residui + 150 nuovi), con una perdita non coperta di 1.005 milioni. Nel 2022, a fronte di una perdita stimata di un miliardo, non ci sono ristori.

«A esercitare una pressione crescente sui bilanci - dice Campanini - è subentrata la crisi energetica. I carburanti sono la seconda voce di costo dopo il lavoro. All’aumento dei costi energetici si sommano, per il 2022, l’aumento degli altri costi per la produzione dei servizi in una fase di ripresa inflattiva, l’assenza per ora di ristori e il rinnovo del contratto di lavoro. Bisogna ricordare che il settore non ha la possibilità, come molti altri che lo stanno facendo, di traslare i maggiori costi sui prezzi del servizio, perché la regolazione tariffaria non prevede automatismi. Peraltro le misure a oggi introdotte vanno nella direzione di mitigare il costo per le famiglie nell’ottica di stimolare la crescita degli spostamenti con i mezzi pubblici. Questo porta comunque nei bilanci 2022, secondo le nostre stime, a una riduzione del 56% del margine operativo lordo rispetto al 2020. Inevitabile che tutte le voci sotto il Mol, a partire dal margine netto, vadano in sofferenza. Difficile che restino di segno positivo».

Ecco la fotografia. Le decisioni spettano al governo ma non c’è dubbio che per la tenuta del settore, forse il più colpito dalla Pandemia, passi un bel pezzo del Pnrr e della modernizzazione del Paese.

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