Il ministro in audizione

Bussetti: alternanza di qualità e nuovo reclutamento docenti, così correggerò la Buona Scuola

di Claudio Tucci

Docenti in fuga, boom di pensionamenti: in 33mila chiedono di andare via

2' di lettura

Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, conferma che l’alternanza scuola-lavoro è uno strumento didattico importante; per questo «non va archiviata, ma semmai migliorata. Trovo molto importante e formativo che gli studenti possano con l’alternanza misurarsi col mondo del lavoro ma il ministero non può tollerare percorsi che non siano di assoluta qualità e di standard elevati di sicurezza».

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Rivedere sistema di reclutamento docenti
Al suo primo discorso ufficiale, in audizione, in Senato sulle linee programmatiche del Miur, Bussetti ha ribadito come la «Buona Scuola» sia da rivedere, non da abolire. A cominciare dal sistema di reclutamento degli insegnanti. Qui, ha spiegato il ministro, «occorrerà riflettere su nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio, affrontando all’origine il problema dei trasferimenti, ormai a livelli non ulteriormente accettabili, che non consentono un'adeguata continuità didattica a detrimento della formazione dei nostri ragazzi». «L’aggiornamento continuo e la valorizzazione professionale del corpo docente diviene pilastro fondante su cui costruire un sistema educativo moderno, al passo coi tempi e aperto alle sfide globali». Bussetti ha confermato, anche, che l’avvio, nelle prossime settimane, del concorso presidi: oggi oltre 1.700 dirigenti sono reggenti di uno o più istituti, con i nuovi ingressi i carichi di lavoro si normalizzeranno.

Università
Sul capitolo università, Bussetti ha spiegato che serve un piano pluriennale, che valorizza la meritocrazia. Purtroppo l'età media dei docenti negli atenei italiani è tra le più alte d’Europa. Anche il numero dei dottorandi è un terzo di quelli tedeschi e si sta riducendo dal 2008 di circa il 25% in meno. «La carriera universitaria non è più particolarmente attraente, gli stipendi non sono attrattivi - ha sottolineato Bussetti -. Non ho timore dalla fuga dei cervelli, però: la ricerca è internazionale, parla tutte le lingue del mondo; è fisiologico che un nostro dottorando senta l'esigente di lavorare per un periodo all'estero. La questione non e' la partenza ma il mancato ritorno».

Agenzia su ricerca
La ricerca, infine. Per il ministro, occorre «valutare la creazione di una Agenzia nazionale sulla ricerca: Servono finanziamenti talmente ingenti che non si possono recuperare solo dal pubblico, serve partenariato pubblico privato in favore della ricerca. Voglio agire sui finanziamenti messi a disposizione nell'Ue, voglio ottenere quanti più fondi possibili dal prossimo finanziamento quadro che ha un valore di 100 miliardi di euro complessivo. È una opportunità da non farsi sfuggire; stiamo lavorando per portare al tavolo di Bruxelles una posizione unita e cosa».

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