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Buyer, riprendono gli ordini per la P-E 21 Giudizi positivi sulla Milano fashion week

Da Rinascente a Mytheresa passando per Giglio e LVR: i buyer raccontano l’esperienza alla prima fashion week ibrida. Ordini stabili in crescita e nessuna trasferta parigina in programma

di Marta Casadei

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Valentino (Reuters)

Da Rinascente a Mytheresa passando per Giglio e LVR: i buyer raccontano l’esperienza alla prima fashion week ibrida. Ordini stabili in crescita e nessuna trasferta parigina in programma


3' di lettura

C’è chi è venuto a Milano per presenziare agli eventi dal vivo, perfezionando però gli ordini online. E chi, invece, ha preferito seguire tutto da remoto. I compratori, italiani (e internazionali, pochissimi i presenti) che si stanno lasciando la fashion week alle spalle ne danno una valutazione positiva, soprattutto in termini di sforzo collettivo. Di contro, non andranno a Parigi, dove il livello di incertezza è troppo elevato. Il dato positivo riguarda i budget per gli ordini delle collezioni primavera-estate 2021, quelle appena presentate a Milano: sono stabili o addirittura in aumento rispetto all’anno scorso. Un po’ per la voglia di dare fiducia alle aziende, un po’ perché le vendite online (e in alcuni casi fortunati, in negozio) sono aumentate.

È il caso di Giglio.com, piattaforma legata alle boutique Giglio di Palermo: «Le vendite online aumentano del 70-80% mese su mese dice Federico Giglio – con crescite in tutti i mercati. Quindi stiamo comprando di più». Il team di Giglio non è venuto a Milano per evitare rischi, ma ha acquistato sul web: «Non è la stessa cosa, infatti siamo portati ad acquistare quello che conosciamo, ma facciamo di necessità virtù».

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Gli ordini in digitale hanno prevalso anche nell’incipit di campagna vendite de Il Duomo , a Novara (e online): «Gli acquisti sono improntati alla sicurezza – dice Paolo Bassani, senior buyer – ma lo è anche l’offerta dei brand per questa stagione influenzata dal lockdown. Il budget? A livello dello scorso anno: un’iniezione di fiducia».

Chi di fiducia ne ha sviluppata parecchia è Daniela Kraler, titolare delle boutique Kraler di Dobbiaco e Cortina che (per ora) non ha una piattaforma e-commerce, ma inaugurerà a breve uno spazio a Bolzano: «Ad agosto abbiamo fatto un boom di vendite. Così per la prossima primavera-estate abbiamo aumentato i budget». Kraler ha vissuto la fashion week da remoto: «L’ho apprezzata molto perché di solito per noi sono sette giorni di appuntamenti uno dietro l’altro: questa volta mi sono goduta le cose appieno».

Alle prese con gli ordini primaverili ci sono anche i grandi department store come Rinascente. Che ha lasciato ai propri team la libertà di frequentare eventi e showroom di persona (ma non di andare a Parigi): «La settimana è stata ben organizzata –dice Giulia Pizzato, buying&merchandising director di Rinascente –. Mi ha dato la sensazione di una voglia diffusa di ritorno alla relazione fisica». Pizzato, che non ha ritoccato i budget, racconta come sono cambiate le scelte con il covid-19: «Abbiamo selezionato capi, taglie e in alcuni casi marchi più adatti a una clientela italiana ed europea. Tra brand per i giovani e pezzi timeless per i più adulti».

Che ci sia meno voglia di rischiare lo dicono anche gli e-player consolidati. Come LuisaViaRoma (che nacque come boutique, ma oggi fa online il 90% del fatturato, che nel 2019 ha toccato i 165milioni): «Abbiamo mantenuto budget stabili, in alcuni casi come segnale per sostenere il settore, ma ci siamo orientati su scelte più sicure – dice Claudia Gazzelloni, responsabile buyer luxury womenswear –, anche se non vediamo l’ora di tornare a fare ricerca». La fashion week di Milano? «Sicura e piacevole. Un assaggio del buying del futuro».

Nel capoluogo lombardo è arrivata anche Tiffany Hsu, fashion buying director di Mytheresa, piattaforma tedesca che, nonostante la pandemia, a giugno ha chiuso un anno fiscale da record: 450 milioni di euro, +20% sul 2019. «Mi è piaciuto molto il video format di Prada e la versione digitale della sfilata Valentino. Nel complesso penso che tutti i brand abbiano fatto un ottimo lavoro portando un senso di positività – spiega –. Il format ibrido è un plus, anche per l’ambiente, visto che occorre spostarsi da un appuntamento all’altro come accadeva prima. Certo, dall’altro lato non potendo toccare il prodotto è difficile, specialmente per i nuovi brand».

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