CEMENTO E BORSA

Buzzi Unicem, l’attività in Italia torna a spingere la redditività

Positivo l’Ebitda del mercato domestico anche grazie a razionalizzazione del business e maggiori efficienze. Il nodo del futuro cambio delle regole sulla CO2: il gruppo dice di essere pronto a gestire la nuova situazione

di Vittorio Carlini


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6' di lettura

Buzzi Unicem è presente in molteplici Paesi: dall’Italia alla Germania fino alla Russia gli Stati Uniti e il Messico. Una diversificazione geografica che da una parte, essendo la produzione di cemento un business ciclico, consente al gruppo di ridurre il rischio della congiuntura dei singoli mercati; e, dall’altra, costituisce un angolo visuale interessante per comprendere l’andamento dell’attività aziendale.

In tal senso, tra le molteplici tabelle dei risultati del primo semestre del 2019 (in cui il gruppo ha conseguito ricavi e redditività in rialzo), ce n’è una che va ricordata: quella che descrive la profittabilità dei vari Stati in cui la società è presente. Ebbene un primo elemento che salta all’occhio riguarda proprio il mercato domestico. Al 30 giugno scorso l’Ebitda reported generato in Italia è stato di 32,1 milioni. Si tratta di un numero che segnala il ritorno alla redditività di Buzzi Unicem nel Belpaese. Certo: già sull’intero 2018 il Mol, senza considerare gli oneri non ricorrenti, era formalmente in nero per 5,8 milioni. E tuttavia l’indicatore, nella sua versione reported, era risultato in rosso per 1,7 milioni. Quindi è il 2019 che può considerarsi l’anno della conferma, e svolta, sul piano della profittabilità operativa lorda.

Il passaggio è importante. Buzzi Unicem dal 2012 in poi, soprattutto a causa del crollo del mercato di riferimento, in Italia è sempre stata caratterizzata dall’ Ebitda negativo. Ancora due esercizi fa, nel 2017, la società ha riportato un Mol negativo per 79,7 milioni. Cosa è quindi accaduto? Rispetto al numero della prima metà dell’anno una mano, nonostante la debole congiuntura domestica, l’hanno data l’incremento dei volumi e la vendita intra gruppo di quote di emissione di CO2. Di là da questi eventi, però, ha recitato un ruolo favorevole una dinamica più di lungo periodo: la riorganizzazione, avviata da tempo, del business. Buzzi Unicem, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, nel calcestruzzo dal 2018 non serve più direttamente le regioni di Sardegna, Sicilia e Puglia. Inoltre è uscita dall’area del bresciano e del Friuli. Si tratta di un riordino che adesso sta dispiegando in suoi completi effetti. Non solo. Nel luglio scorso la società ha acquisito da HeidelbergCement una cementeria in Toscana, due centri di macinazione in Piemonte e tre centrali di betonaggio nelle stesse regioni. L’obiettivo? Da un lato ricercare ulteriori efficienze e maggiori economie di scala; dall’altro contribuire alla razionalizzazione di un mercato ancora caratterizzato da sovracapacità (un centro di macinazione è di fatto chiuso l’altro lo sarà nel medio periodo). Insomma: l’azienda, in Italia, punta a sfruttare tutte le opzioni, comprese le acquisizioni bolt-on, per aumentare la saturazione dei propri impianti. Oggi, seppure con forti differenze tra le varie strutture, la media del loro utilizzo è tra il 55 e 60%. Il target è di arrivare almeno al 70-75%. Ciò detto, rispetto all’intero 2019, Buzzi Unicem professa sul mercato domestico un certo ottimismo. L’azienda stima che, anche senza considerare l’effetto delle quote di CO2, il Mol ricorrente sarà superiore a quello normalizzato del 2018.

Regole e CO2

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore ricorda che, a partire dal 2021, è prevista l’entrata in vigore la nuova normativa Ue sulla CO2. Il cambiamento, con riferimento all’Italia, può implicare che le vendite dei diritti della stessa CO2 da potenziali ricavi si trasformino in minusvalenze. A fronte di ciò il rischio è che la traiettoria d’incremento della redditività nel mercato domestico subisca pressioni verso il basso. Buzzi unicem, pure consapevole della situazione, si dice fiduciosa. Dapprima la società ricorda che, nonostante il mercato domestico sia esposto alla concorrenza dei produttori dei Paesi mediterranei extra-Ue, la modifica riguarda tutta l’industria. Di conseguenza i maggiori costi potranno essere trasferiti sul listino finale. Inoltre la società sottolinea di avere un’ampio stock di diritti sulla CO2 definiti dall’attuale più favorevole regime normativo. Questi saranno eventualmente usati per attenuare l’impatto della nuova legge. Infine, afferma sempre Buzzi Unicem, proseguirà l’attività di riordino del business. A fronte di ciò la società si dice pronta a gestire la futura fase ed è confidente rispetto al continuo miglioramento della redditività del business italiano.

IL GRUPPO BUZZI UNICEM IN NUMERI

IL GRUPPO BUZZI UNICEM IN NUMERI

Le americhe

Ma non c’è solo il Belpaese. Altro stato rilevante sono gli Stati Uniti. Questi costituiscono il primo singolo mercato di Buzzi Unicem. L’Ebitda “Made in Usa” è cresciuto nel tempo: si assestava a 71,4 milioni nel 2011 ed è arrivato ai 341,2 milioni dello scorso anno. Nel primo semestre del 2019, però, il Mol in dollari è sceso del 6,6%. Certo: l’Ebitda in euro è uguale ad un anno prima (143 milioni). E tuttavia la dinamica fa storcere il naso al risparmiatore che domanda: è l’effetto di un problema più strutturale? L’azienda risponde negativamente. Dapprima perchè c’è stato l’impatto contingente dell’esondazione del fiume Mississippi che, da una parte, ha comportato minori vendite; e, dall’altro, ha implicato costi aggiuntivi. Poi perchè, al netto delle voci non ricorrenti, il Mol normalizzato in euro sarebbe addirittura superiore a quello della prima parte del 2018. Quindi si tratta di effetti una tantum. Ciò detto, in America, il gruppo ha un focus sull’ammodernamento del network distributivo. Il progetto, per un esborso intorno a 35 milioni di dollari, verrà completato entro il 2019 e potrà agevolare il business statunitense di Buzzi Unicem. Quel business rispetto al quale il gruppo si dice fiducioso che, a fine 2019, sarà caratterizzato da un Mol ricorrente in euro superiore a quello del 2018.

Dagli Stati Uniti al Messico. Qui la redditività, all’interno della crescita complessiva del Mol ricorrente di gruppo (+23,2%), nella prima metà dell’anno è calata. La dinamica è stata causata non solo dall’incertezza per le tensioni commerciali e politiche tra lo Stato centro-americano e gli Usa ma anche dal primo anno della nuova amministrazione che, tradizionalmente, è caratterizzato da minori investimenti pubblici. A fronte di un simile trend il risparmiatore inevitabilmente esprime il suo dubbio. Buzzi Unicem rigetta la preoccupazione. La società sottolinea che il mercato messicano si è da poco lasciato alle spalle il picco d’espansione del ciclo produttivo del cemento. Ora potrà esserci, viene spiegato, un periodo di rallentamento, ma alla ripresa è probabile che i volumi potranno finanche superare i massimi della fase precedente. Questo perchè, aggiunge sempre Buzzi Unicem, le condizioni di fondo sono favorevoli al settore. Basta, ad esempio, pensare alla demografia: una giovane popolazione in crescita che spinge i processi di urbanizzazione e, quindi, il comparto delle costruzioni. Senza peraltro dimenticare che, da un lato, il Pil locale è comunque sempre cresciuto; e, dall’altro, l’Ebitda margin delle attività al 30 giugno scorso si è assestato al 43,6%. Un valore quest’ultimo, dice l’azienda, elevato.

Infine la Russia. Questo mercato, analogamente alla Germania e all’Ucraina dove il Mol ricorrente rispettivamente è salito del 31,3% ed ha più che quadruplicato, è stato contraddistinto nel primo semestre del 2019 dal rialzo della profittabilità. L’Ebitda, al netto delle valute, è aumentato del 28,3%. Il trend è stato agevolato dalla ripresa del settore dei cementi speciali “oil well” e dall’ampliamento della rete distributiva (in particolare quella via treno). A ben vedere, però, l’impegno di Buzzi Unicem riguarda anche l’ampliamento/ammodernamento della fabbrica di Korkino negli Urali. La prima fase dell’operazione(acquisto e trasporto dei macchinari nell’impianto per un’esborso di circa 20 milioni) è stata conclusa. Il secondo passo, dal canto suo, porterà alla parziale entrata in funzione della nuova struttura nel 2021. Ciò detto, guardando al più breve periodo, la società stima che nel 2019 l’attività in Russia dovrebbe essere contraddistinta da un Mol ricorrente in aumento di circa il 10% sul 2018.

Fin qui alcune valutazioni su alcuni dei mercati in cui opera il gruppo. Una presenza estera che, anche a fronte nel 2018 dell’acquisizione in Brasile del 50% di Bcpar (controllata da Brennad Cimentos), può allargarsi a nuovi Paesi? La risposta, rebus sic stantibus, è negativa. L’operazione nello Stato carioca è utile a meglio definire la presenza in un mercato con buone prospettive. Di là da ciò, però, il gruppo indica che attualmente non guardaa nuovi Paesi. Di fronte ad un simile contesto quali allora le prospettive complessive del gruppo sul 2019? L’azienda del cemento conferma la crescita del Mol ricorrente intorno al 10% rispetto al 2018.

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